La fatica di schierarsi

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Che cosa ci rimane, quando i candidati leader del principale partito di centro sinistra italiano decidono di soprassedere sul tema dell’eutanasia? Che senso hanno le sporadiche esplosioni di impegno da parte dei politici in occasione della morte di un’Eluana Englaro o di un DJ Fabo, se poi si arriva al silenzio tombale del periodo successivo?

La proposta sul testamento biologico è passata nella Camera dei Deputati, dando inizio, probabilmente, ad un movimento che si spera vedrà infine approvati anche i disegni di legge sull’eutanasia stessa. Facendo una breve precisazione, il testamento biologico è l’argomento dell’ultimo disegno di legge approvato alla Camera dei Deputati il 20 aprile 2017, e che contiene norme che riguardano il diritto a non usufruire delle cure e dell’assistenza da parte dell’ospedale, una sfida all’accanimento terapeutico insomma. L’eutanasia in sé, invece, è proprio la decisione da parte del paziente, o di un terzo da lui designato, di porre fine alla propria vita.

Le primarie del Partito Democratico si sono concluse con la vittoria di Matteo Renzi, nominato dunque segretario del partito, ma ciò non significa che si debba ignorare cos’è successo durante la campagna elettorale. Durante il dibattito televisivo fra i tre contendenti, il moderatore ha chiesto prima ad Emiliano, poi ad Orlando, e infine a Renzi, che cosa pensassero dell’eutanasia. Il disegno di legge Lenzi sul testamento biologico era stato approvato da pochi giorni, ma invece che spingere ulteriormente per il futuro di una norma fondamentale nella società odierna, i candidati delle primarie del Partito Democratico hanno preferito ignorare la domanda sull’eutanasia, lasciandosi andare in un elogio della legge appena approvata.

Vergogna. Dolore. Rabbia. Non ci sono altre parole per descrivere ciò che si può provare di fronte ad una mossa politica come questa: pur di non alienarsi i voti dell’elettorato cattolico, Emiliano, Orlando e Renzi hanno schivato le domande del moderatore e non hanno dato alcun giudizio in merito all’eutanasia attiva. Quali politiche possono esistere, se non si ha il coraggio di schierarsi? Quale sinistra, può esistere, se le sue idee vengono ridotte ad una bandiera da sventolare sotto lo stendardo vuoto dell’unità?

Gli elettori si sentono traditi da una classe politica ormai incapace di rappresentare dei significati moderni, di inseguire il progresso delle idee e dei concetti, che corrono costantemente verso un’esigenza di rinnovamento.

Ma c’è stato un tempo in cui le idee valevano più dei voti. In cui i valori, valevano più dei voti. Siamo lontani da quel mondo, che ormai è rivolto verso una dimensione di auto-referenzialismo, dove la corsa alle urne è una corsa sfrenata verso la fine di ogni idea e valore.

C’è stato un tempo in cui il vento della sinistra riempiva il petto di orgoglio, faceva venire la pelle d’oca spazzando via le ingiustizie, se non con le azioni di governo, almeno, con la speranza. Eppure, forse… forse sì. Forse quel vento soffia ancora.

Se scavi in profondità, se arrivi davvero in fondo, se provi ad ascoltare anche solo con un orecchio, tutti hanno qualcosa da dire. Forse anche io.

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