Essere Politici

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Essere politici significa credere. Credere che possa esistere un cambiamento a ciò che ci si presenta di fronte agli occhi ogni mattina. La politica non è un mestiere, non è la professione dell’arraffone e nemmeno il rifugio degli inetti; la politica è cambiare il presente.

L’oggi è egoista, disarmonico e frammentato in mille Io. Le cose non funzionano, possiamo raccontarci che tutto andrà per il meglio, che si troveranno sempre nuove soluzioni, ma la verità è che non sta andando bene. La miseria aumenta, le prospettive si restringono e diventiamo sempre più impassibili alla paura.

L’overdose di panico quotidiano ci ha resi ciechi, insensibili e resilienti ad ogni stimolo che la storia ci manda. La mia generazione, a cavallo tra i due millenni, è una nave lanciata verso un’orizzonte senza terre. Non è priva di forza di volontà, non è abulica né inferiore a quelle che l’hanno preceduta, è stata istruita a non credere. È figlia del “ma si”, del “ci penserà qualcun altro”, del “cosa te ne frega a te”; è cresciuta mediocre e già immiserita.

La politica, in questa miseria intellettuale, non produce…vivacchia.

Si deve riscoprire l’ardore di Colombo e Polo, funamboli sull’abisso. Che salpi la nave, che faccia rotta verso quel orizzonte, che l’equipaggio tremi, ma tremi di furore e di sogno. Questo si deve fare, questo deve fare chiunque pensi di fare politica; e fare politica è vivere, fare politica è avere la convinzione che la nostra minima azione possa avere una conseguenza sulla vita degli altri; fare politica è non riuscire a restare indifferenti di fronte alla sofferenza e al caos.

Oggi la politica non è Politica. Si deve ripensare ciò che siamo: come società tutta. Non ci si salva da soli, prima o poi, divisi, si crolla, in una drammatica riunione di miserie.

Non si può accettare che non ci sia spazio per degli ideali, non importa di che colore, importa che siano idee, carburante per andare avanti.

Siamo tutti connessi, viviamo insieme. La voglia di chiudersi nei propri confini è l’egoismo di chi vive in una casa senza finestre, infastidito solamente dai rumori della strada. Essere di Sinistra o di Destra non significa avere un nemico, significa avere un’idea del mondo in cui si vive e si vuole vivere.

La Sinistra e la Destra non sono morte, sono addormentate in questo egoistico coma sociale. Senza politica non possono esistere; i populismi non sono Politica, sono quei piccoli spasmi dei comatosi che fanno sperare nel risveglio. I populismi, tanto decantati risveglio delle classi sociali contro il privilegio, sono poveri sfoghi rabbiosi di chi vede una macchina incepparsi.

La mia generazione, dunque, deve ritrovare la presunzione di credere di poter cambiare qualcosa. Deve ritrovare la faccia tosta di mettersi a discutere di tutto, criticare ogni cosa e riprogettarla da capo; non importa se lo sforzo sarà inutile, si saranno dette parole in cui si credeva. Ecco quindi la speranza per una Politica nuova, una politica in cui si creda nel tempo perso a sognare, progettare e discutere insieme; unico molo da cui si possa partire per nuove terre ed orizzonti.

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

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