Lo Zingaro Rubabambini

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Negli ultimi anni, complici l’aumento dei flussi migratori e un dibattito politico sempre più pressapochista, il tema dell’immigrazione si è sovrapposto a una questione ben più antica e molto diversa: l’integrazione di Rom, Sinti e Caminanti. Non è raro, infatti, sentire esponenti politici accumunare tali soggetti ai migranti, utilizzando termini quali “cittadinanza italiana” ed “espulsione”, oppure parlando di “invasione” senza citare alcun dato numerico.

Il “Rapporto conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Caminanti” stilato dal Senato nel corso della XVI legislatura (dunque una fonte riferibile al 2013, pochi anni fa) permette di fare chiarezza su molti punti oscuri e di mettere ordine sulla faccenda.

QUANTI SONO

Avere dati certi sulla consistenza di questi gruppi sul suolo italiano è molto difficile, in quanto molti degli appartenenti a tali etnie mettono in atto strategie di mimetizzazione, al fine di essere assimilati per evitare discriminazioni. A ciò aggiungasi che, essendo etnie senza patria, non esiste nemmeno un’entità statale di riferimento né una religione comune. Il paradosso divertente è che i politici che adesso tuonano contro questi gruppi potrebbero avere amici “nomadi” e non saperlo nemmeno.

Tenendo conto di questo problema, esistono comunque varie stime sulla presenza di Rom, Sinti e Caminanti: un rapporto del Ministero dell’Interno (“pubblicazione sulle minoranze senza territorio”, 2006) parla di 140.000 presenze totali. L’Unirsi (Unione Nazionale e Internazionale dei Rom e dei Sinti in Italia) e l’Opera Nomadi ne stimano invece 170.000, contandovi anche i “mimetizzati”. Tale cifra è confermata anche dal Consiglio d’Europa, che valuta ce ne siano oltre 11 milioni nel continente.

In ogni caso è acclarato che l’Italia è il Paese con la percentuale più bassa, intorno allo 0,2% della popolazione complessiva. Dunque si può già dire che il termine “invasione” è quantomeno fuorviante.

STATUS CIVILE

Andando ad analizzare le singole situazioni all’interno di queste comunità si disvela un mosaico di problematiche di difficile soluzione.

Circa la metà degli appartenenti a questi gruppi sono cittadini italiani. L’altra metà è composta per circa il 50% da persone provenienti dall’ex Jugoslavia e per l’altro 50% da rumeni, con piccole percentuali di bulgari e polacchi.

Lo status dei “rom” rumeni, bulgari e polacchi è chiaro: essendo cittadini comunitari sono immigrati regolari.

La situazione dei cittadini dell’ex Jugoslavia è invece assai complicata: questi sono immigrati extracomunitari che risiedono nel nostro paese a vario titolo.

Una quota è provvista di regolare permesso di soggiorno, mentre gli altri o sono richiedenti asilo oppure irregolari. Tra i richiedenti asilo e gli irregolari una quota rilevante è da considerarsi apolide a seguito della dissoluzione della Jugoslavia, in quanto i nuovi stati non sempre hanno riconosciuto i rom quali loro cittadini.

Dunque una situazione complessa che si sta aggravando: infatti si sta ponendo sempre più il problema dei figli (e dei nipoti) dei rom apolidi, ragazzi nati e cresciuti qui ma senza alcun documento.

NOMADI CHI? L’ITALIA QUALE “PAESE DEI CAMPI”

A dispetto di quanto si crede, l’80% di Rom e Sinti in Europa è sedentario e solo il 2-3% di loro in Italia viaggia in carovana (il fenomeno riguarda soprattutto i giostrai e i Kalderasha).

È la stanzialità la condizione principale di queste popolazioni. Condizione consolidatasi da molti anni: per esempio le popolazioni dell’est Europa subirono un processo di sedentarizzazione già a opera dell’impero austro-ungarico, per poi essere inseriti in piani abitativi a opera dei regimi comunisti. Nonostante ciò la visione occidentale e italiana è ancora quella dello “zingaro nomade” e tale stereotipo ha alimentato il serio problema dei “campi rom”.

Infatti al flusso di persone proveniente dall’est Europa a metà novecento (prima ondata), le istituzioni risposero con soluzioni adatte a popolazioni nomadi, creando campi provvisori (e spesso precari) e non pensando a una politica abitativa. Le istituzioni vedevano in questo una soluzione momentanea per persone abituate a spostarsi, mentre i nuovi arrivati concepivano questi campi quali veri e propri campi profughi. Attualmente circa quarantamila persone vivono nei campi, dunque poco più di un quarto della popolazione “rom” complessiva. Pertanto anche la figura dello zingaro sporco che vive in discarica è molto meno diffusa di quello che si crede.

In conclusione, al di là delle diverse posizioni politiche, è importante rompere il muro di ignoranza su un argomento che merita una soluzione, da troppo tempo rimandata.

Certo, anche il voler conoscere è una posizione politica che, evidentemente, non tutti sono disposti ad appoggiare.

Laureato in giurisprudenza con una grande passione per l'attualità e l'analisi politica. Consumatore vorace di film, serie tv, libri e fumetti

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