L’importanza del porto nell’economia del XXI secolo

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Il cittadino medio del XXI secolo, inondato di stimoli tecnologici e abituato a girare il mondo in voli last-minute a costi sempre più bassi, spesso si dimentica dell’importanza che il ruolo del Porto gioca nella vita di tutti. Non solo, nel XXI secolo l’efficienza dei porti ha assunto una cruciale importanza competitiva, nella corsa all’export di tanti Stati.

Ci sono diversi fattori che rendono un porto appetibile per commerci ed investimenti. La mera collocazione geografica non basta affinché un porto sia considerato appetibile come punto di inizio o arrivo delle tratte commerciali marittime.

L’esigenza di base parte dal fatto che le movimentazioni di merci a livello globale si appoggiano ancora principalmente alla navigazione, ma in una logica di efficienza. Per questo motivo, affinché un porto possa essere considerato strategico, dev’essere in possesso di alcuni requisiti quali:
a) Una logistica impeccabile: macchine che organizzano e muovono container nelle navi cargo nel meno tempo possibile e senza troppi spostamenti. Nel mondo del commercio, ogni perdita di tempo è un costo. Anche l’accesso dei veicoli e dei treni al porto dev’essere più rapido e diretto possibile.

b) Una larghezza adeguata: più area è occupata dal porto, più navi potranno operare simultaneamente, senza limiti di orario ed ottimizzando le tempistiche.

c) Il porto dev’essere dotato di diverse profondità delle acque: in ossequio al principio di Archimede, la profondità delle acque dev’essere adeguata per sorreggere navi di diverse dimensioni, in modo da rendere appetibile il porto per diverse imbarcazioni.

d) Ultimo, e forse più importante, il porto deve specializzarsi o diventare leader nelle operazioni di carico e scarico di una o poche determinate categorie di merci. Il motivo è semplice, si sceglierà un porto attrezzato rispetto a uno non attrezzato anche quando non sarebbe astrattamente conveniente in termini di distanza.

E’ grazie ai moderni porti che si attua concretamente la globalizzazione: secondo un rapporto della Commissione Europea del 2013, il 73% delle merci provenienti da Stati extra europei raggiunge il più grande mercato del mondo attraverso la via dei porti. Il 37% delle movimentazioni di merci interne al mercato unico si sposta attraverso di essi.

Pur non essendo in possesso di dati affidabili da fonti ufficiali, si può ben intuire anche da una semplice carrellata di fotografie l’efficacia competitiva che gli investimenti infrastrutturali nei porti ha dato al colosso Cinese, efficacia che la Cina intende implementare con recenti tentativi di unire le tratte commerciali tra paesi del sud-est asiatico ed europei, la famosa strategia “one belt one road”. Il dato interessante è che l’unione delle tratte commerciali prevedrà forti investimenti nei porti del mediterraneo, tra cui Venezia, Atene, Istanbul.

In effetti, uno scenario possibile nei prossimi anni potrebbe essere un miglioramento sia delle infrastrutture che dell’importanza strategica dei porti del Mediterraneo, visti come “bocca” verso i mercati asiatici, e forse una decrescita (quantomeno in termini di volume d’affari) dei porti del Nord Europa: Rotterdam, il porto migliore del mondo, è il porto che movimenta la maggior parte di merci provenienti dal Regno Unito verso i paesi fuori dall’UE. Ma con la politica commerciale dei paesi “atlantici” sempre più incerta e confusa, non può escludersi a priori una rinascita dei porti mediterranei, frutto di un incrocio positivo tra investimenti e aperture di nuove rotte e tratte.

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