Germania: spirito d’Europa o Stato Canaglia?

in Fragile Europa di

Avvicinandoci alla conclusione di questi strani e difficili anni ’10 del XXI secolo, oltre alle nuove potenze emergenti di cui si è sempre e da tanto ormai parlato (i BRICS, o meglio ormai solamente Cina e India), l’Europa e il mondo occidentale hanno visto risorgere in nuova veste lo Stato che da sempre è risorsa e grattacapo per qualsiasi leader mondiale: la Germania.
Questo è un dato non trascurabile, che noi Europei guardiamo con strano distacco, senza comprendere in modo chiaro l’impatto che questo Paese può dare, in positivo e in negativo, al futuro non solo dell’Europa, ma di tutto il mondo Occidentale.
Cerchiamo di essere scevri di banalità: il mondo globale attuale non si regge su manovre geopolitiche di grande stile, invasioni, “aree di influenza” e altre romantiche categorie delle relazioni internazionali tradizionali, ma principalmente e quasi esclusivamente sui rapporti commerciali. E’ il commercio e la capacità di uno Stato o di un agglomerato di Stati di gestirlo al meglio che plasma le egemonie tra di essi.

E proprio il commercio è stato il pomo della discordia che ha gelato le relazioni tra la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente neoeletto degli USA Donald Trump. Quest’ultimo ha dichiarato che “i tedeschi si stanno comportando male nel commercio”. Questa affermazione maldestra, oltre che essere totalmente fuori luogo, e in un certo senso “nuova” nel lessico diplomatico del G7, ha aperto il vaso di Pandora nella sponda Est del Reno: la Cancelliera non ha esitato a dichiarare inaffidabile Trump e un certo sistema di vecchie relazioni e alleanze. Ma perché questa reazione?
La risposta sta nel fatto che il Presidente Donald Trump, in un certo senso, ha ragione. Il cattivo comportamento della Germania a livello commerciale sta nel fatto che la Bilancia dei Pagamenti tedesca è in pauroso disequilibrio a favore delle esportazioni. In breve, la Germania esporta molto più di quanto dovrebbe fare se dovesse rispettare equilibrio imposto dalle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e della stessa Unione Europea. Non a caso, lo Stato che è primo destinatario delle esportazioni tedesche sono proprio gli Stati Uniti, motivo per cui la questione potrebbe essere ben più cruciale di quanto non possa apparire.
Del resto, solo un’anima bella penserebbe davvero che il dissapore tra le principali nazioni del G7 sia dovuto alle divergenze riguardo la Convenzione di Parigi: la posta in gioco è ben diversa. Le guerre commerciali dell’amministrazione Trump, inizialmente rivolte verso la Cina, potrebbero in breve abbattersi sui partner tradizionali, con conseguenze imprevedibili e potenzialmente drammatiche e pericolose.
E’ da questa prospettiva che possiamo apprezzare e rileggere le parole di Angela Merkel con un nuovo, più sottile e ben più consistente significato: certo, è vero che la Germania ha giocato sul suo surplus commerciale, ed è vero che l’ha fatto potendo permetterselo vista la sua posizione nella stessa Unione Europea. Ma grazie alle sue politiche commerciali espansioniste, è altrettanto vero che ha funto sia da traino per le movimentazioni all’interno dell’Unione Europea sia da tramite per le esportazioni verso l’estero di altri Stati della stessa Unione. Ed è in virtù di questa interconnessione che l’appello per una maggiore coesione e difesa dei commerci arriva proprio in questo momento, e proprio dalla Germania.

In breve, è giunta l’ora che questo grande Paese si assuma il ruolo e la responsabilità per la sua posizione nel nostro sistema economico e commerciale, ruolo che ha rifiutato per anni, stanti pesanti ragioni storiche e politiche. E dunque questa affermazione della Cancelliera può essere letta come una sorta di assunzione di responsabilità, foriera certamente di mutamenti, ma allo stesso tempo, di un’inevitabile coesione ancora maggiore dal punto di vista economico e organizzativo tra i Paesi dell’Europa continentale, trovatisi con meno basi solide di un tempo, e in cerca di nuovi equilibri.

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