La religione del giullare capopopolo

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La comprensione dell’ascesa politica di un personaggio come Beppe Grillo e della sua “creatura” pentastellata non può prescindere dall’analisi di quello che si è rivelato essere un fenomeno sociale: un intrecciarsi di fattori che ha permesso l’affermazione di una forza che ha ulteriormente depolarizzato un contesto politico già fortemente frammentato come quello nostrano.

Le radici populistiche e demagogiche di questo fenomeno sono evidenti, ma non sufficienti a giustificare un consenso costante e quasi fideistico, che pare non risentire dell’evidente nullismo politico da cui, paradossalmente, il Movimento sembra trarre la propria linfa vitale. A suon di “vaffa”, cancellando il confine che separa l’anti-politica dalla stessa politica, il grillismo ha fatto dell’ostruzionismo una virtù, del compromesso uno stigma da vecchia partitocrazia, della piazza e della rete i propri luoghi istituzionali.

È una formula che si rinnega, attira e plasma: non si limita a cavalcare l’onda del malcontento prendendo le distanze dal “sistema”, ripudiando la propria natura interna alle logiche di palazzo, ma si rivela essere una pericolosa arma di distruzione della coscienza critica, della capacità di concepire la realtà al di là delle proprie convinzioni. Fregiandosi di un dogmatismo da estremismo religioso, in cui il leader “underdog” ed i suoi sacerdoti sono gli unti dal dio dei giusti, il grillismo forgia una massa caratterizzata da idee e stereotipi difficilmente estirpabili, un meccanismo inerziale che organizza un’isteria collettiva nei confronti di ogni elemento della realtà, politica e non solo, riconducibile alla fatidica “casta”.

Il disastroso risultato finale di quella che si presenta come una grandiosa opera di brainwashing collettivo è la creazione di una cornice di pensiero impermeabile al mondo circostante, un circolo vizioso di disinformazione che è estraneo a qualsiasi logica soggettiva. Tutto ciò che non rientra in questa cornice non fa altro che rafforzare una percezione completamente distorta della realtà, scatenando un riflesso incondizionato di rifiuto dell’evidenza, a protezione di tutto ciò che possa danneggiare, in qualche modo, la propria fede politica.

Il motore principale di questa pericolosa macchina del fango, quindi, è la costruzione di una piramide dell’informazione rovesciata e distorta, che poggia su una base fondata sull’infondatezza e che innalza il Blog a specchio fedele di una verità assoluta, sostitutivo degli elementi che consentono di valutare in modo autonomo le dinamiche della realtà.

Abbracciando l’orizzonte della politica nel dissacrante della comicità, velando così di innocuità il potere sovversivo dell’ignoranza e ridicolizzando il “one man show” di una tradizione leaderistica che pone le proprie basi nella genesi della Seconda Repubblica, il giullare capopopolo ha creato in sordina la propria religione, passando indenne tra l’inconsapevole impotenza di chi, col sorriso, criticava con leggerezza quelle modalità populistiche così buffe e quasi grottesche che hanno però finito col tenere in scacco un intero sistema politico.

Sottovalutare un fenomeno come la ribalta del Movimento Cinque Stelle è stare alle logiche di un gioco che non lascia prendersi sul serio, ma che prosegue al proprio interno un capillare lavoro di distruzione, reclutamento ed indottrinamento. È l’essere complici del trionfo del pressappochismo e dell’ignoranza.

 

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