Festeggiamo il 2 giugno

in Opinioni di

Oggi è il 2 giugno, la Festa della Repubblica. I Passanti di The Subway Wall hanno deciso di celebrare questa giornata commentando, ciascuno, uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione. Negli ultimi anni e mesi il nostro Testo Fondamentale è stato usato più come arma politica che per quello che è, il testo in cui si conserva l’identità, la democrazia e la libertà delle italiane e degli italiani. Non potevamo che festeggiare la nostra Repubblica se non continuando a leggere gli articoli della Costituzione, invito del Paese a continuare, giorno per giorno, la lotta per la libertà e la democrazia, per tutti.

Articolo 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

I confini dello Stato italiano sono nati grazie al primo Articolo della nostra Costituzione; non confini fisici, no, non si tratta di Romolo con il suo aratro, che solca il suolo romano decidendo dove sorgeranno le mura della sua città, ma confini che sono simbolici. Confini che passano dalle trincee sugli Appennini, dalle rovine di Montecassino e dalle fosse Ardeatine, che segnano dove finisce la barbarie fascista e dove inizia la democrazia della Repubblica italiana. L’Articolo 1 consegna il potere nelle mani del popolo, nelle mani di chi l’Italia l’ha fatta e di chi la fa, nelle mani della democrazia.

Una democrazia dove il lavoro è valutato per quello che è: uno strumento attraverso il quale l’uomo si realizza; una democrazia dove vi è la garanzia che ogni libertà sia rispettata, eccetto quella di “sfruttare il lavoro di altri esseri umani, perché questa libertà tutte le altre distrugge e rende vane”. 

Elia

Articolo 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale

L’articolo due della Costituzione Italiana è uno degli articoli di introduzione all’Ordinamento della nostra Repubblica. La parte che più mi piace, e su cui vorrei fare una riflessione è la richiesta di “adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Troppo spesso in Italia tendiamo a scaricare le colpe ad altri, e a non assumerci alcuna responsabilità. Lo fanno i nostri politici, come lo facciamo noi cittadini. Vorrei quindi cogliere l’occasione per ricordare come tutti i cittadini, nessuno escluso, abbia delle responsabilità nei confronti del nostro paese. I nostri doveri partono dalle piccole cose: chiedere lo scontrino quando non ce lo fanno, o non lasciare rifiuti in giro. Ora più che mai, in un mondo competitivo e interdipendente, dobbiamo tenere vivi i principi della nostra Costituzione.

Michele

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Mi è sempre piaciuto tanto. Non riesco, nemmeno con il più arduo degli sforzi mentali, ad immaginare la Costituzione senza questo articolo. È l’articolo che sancisce l’uguaglianza e la democrazia, non ci sono più differenze né persone escluse, esistono solo cittadine e cittadini.

Qui la Repubblica Italiana sta prendendo un impegno davanti a tutti, lo Stato s’impegna a promuovere lo sviluppo della persona umana e la sua partecipazione alla vita del Paese; parole più alte di democrazia non si potevano scrivere.

Oggi più che mai, mentre in Italia come in Europa gli uomini smettono di essere tutti uguali, dobbiamo leggere ad alta voce e con orgoglio questo inno di uguaglianza.

Nicolò

Articolo 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società

Se si volessero respirare ancora, nell’angustia dei tempi odierni, l’ottimismo e le speranze di quel giugno italiano, i sogni e le illusioni di quel popolo offeso, basterebbe ripetere le parole del quarto principio della Costituzione. Lavorare secondo le proprie possibilità e la propria scelta, lavorare perché è un diritto, lavorare perché è un bisogno: tra queste righe non nascono solo la politica del lavoro, la legge agraria del 1950, lo statuto dei lavoratori del 1970, ma sorge anche l’idea di un uomo nuovo, quale non s’era ancora visto nella storia del mondo, l’idea di un uomo che non lavora per vivere ma vive per lavorare. Ma, guardando a ritroso, si scorgono le profonde ferite di una società che ha conseguito il suo progresso materiale dimenticandosi dell’individuo. Nell’aria omicida di Taranto, tra i cancelli di Pomigliano, dai braccianti del profondo Sud sino alle operaie di Stradella si consuma ogni giorno il tradimento della nostra Costituzione che, sommersa dalle proposte di cambiamento, aspetta solo di essere applicata.

Nicola

Articolo 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Dei dodici principi fondamentali, uno dei più bistrattati è senza dubbio l’art. 5: tale disposizione ha subìto un depotenziamento non di poco conto.

L’art. 5 ha infatti natura ambivalente: da un lato sancisce l’unitarietà e l’indivisibilità della Repubblica, dall’altro riconosce che all’interno dello Stato esistono delle comunità locali.

Se però il primo profilo è stato abnormemente sviluppato, il secondo è rimasto sostanzialmente lettera morta. Le regioni italiane ordinarie sono poco più che idoli vuoti utilizzati come capro espiatorio per gli sprechi e come ombre cinesi da far vedere a chi vuole governarsi. Di fatto noi siamo uno stato centralista mascherato: nel momento in cui Roma imponeva fino a qualche anno fa a una regione la percentuale di pneumatici riciclati da utilizzare per le proprie auto (legge n. 448/2001, art. 52, co. 14), di che autonomia stiamo parlando?

Mirko

Articolo 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Proteggere una minoranza linguistica significa difendere l’identità e la storia di una comunità. Ogni lingua, sia che abbia molti parlanti, sia che ne abbia pochi, comprende una sfera di complessità che è propria dell’essere una lingua. Una lingua veicola la cultura e le tradizioni, si rende portavoce del passato.

L’articolo è nato con l’obiettivo di salvaguardare il tedesco dell’Alto Adige e il francese della Valle d’Aosta, ma la legge 15 dicembre 1999 n. 482 riconosce ben undici minoranze linguistiche presenti sul suolo italiano. Albanese, francese, germanico, franco-provenzale, occitano, ladino, sloveno, croato, friulano, grecanico, sardo sono lingue vive. Alcune di esse non hanno né un esercito né una marina, ma hanno bocche che le parlano e orecchie che le ascoltano.

Luigi

Articolo 7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

La Repubblica Italiana è uno Stato laico in cui la Chiesa di Roma non esercita alcuna influenza in quanto Stato sovrano e indipendente; ironico no? La storia della Prima Repubblica e anche della Seconda insegnano il contrario; ogni battaglia di progresso sociale come quelle per il divorzio, l’aborto, il matrimonio omosessuale e l’eutanasia/testamento biologico sono state fortemente influenzate dalla Chiesa in chiave conservatrice. Il senso di questo articolo sta nel pretendere che le decisioni democratiche italiane siano esercitate secondo l’etica cittadina e non quella religiosa.

Nicolò

Articolo 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Riconoscendo il pluralismo confessionale, l’art. 8 segna, almeno sulla carta, il definitivo superamento dello Statuto Albertino, che imponeva “la religione, cattolica, apostolica romana sola religione di Stato”. È il primo passo di un lungo percorso di scristianizzazione che, nonostante gli enormi progressi, pare essere tutt’oggi ben lontano dalla sua completa realizzazione. Come può un principio che pretende l’uguaglianza di spazi e diritti di tutte le religioni convivere con una matrice culturale e storica fortemente impregnata della tradizione cattolica? In che modo lo Stato sta muovendosi in questa direzione? Perché si discute ancora sull’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche o sull’esposizione dei simboli religiosi?

Daniele

Articolo 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Percorrendo corridoi bui, nei sotterranei meandri di edifici datati e un po’ stantii potrete trovarvi davanti ad un laboratorio: un luogo tetro, il più delle volte riadattato, perché in origine non si sa cosa fosse, ma era tutto fuorché un laboratorio. La leggenda narra che in questi luoghi si possano fare delle scoperte e che queste scoperte possano cambiare in meglio la vita delle persone. Anzi, non è una leggenda: si possono davvero fare scoperte che migliorano la vita delle persone, solo che – nonostante l’articolo 9 della Costituzione reciti che la nostra Repubblica “promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica” – i ricercatori italiani lavorano spesso gratis o con miseri contratti precari in laboratori vecchi, con attrezzature obsolete e devono quasi elemosinare contributi economici dai singoli cittadini perché lo Stato, ogni governo che passa, non riesce mai a mettere insieme un programma decente di finanziamenti pubblici a ricerca, cultura e università. È una bellissima Costituzione, la nostra; un bellissimo e civilissimo articolo, il nono. Che sarebbe perfetto se diventasse finalmente realtà.

Francesca

Articolo 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

L’Italia vuol gettarsi alle spalle il triste passato di nazione che imita in modo goffo e maldestro i vecchi imperi coloniali. Vuol gettarsi alle spalle l’uscita dalla Società delle Nazioni e l’appellativo di Stato-canaglia che le era stato affibbiato dopo la scellerata campagna di Eritrea.
Per questo, l’Italia sarà partecipe delle decisioni e dei trattati che plasmano il diritto internazionale, come promotrice e mai come distruttrice.
Chi fugge da guerre, persecuzioni, violenza e odio, come quelle della guerra nel da poco finita, può trovare così uno Stato che non soltanto darà loro accoglienza in quanto membro delle Nazioni Unite e riconoscitore dei diritti umani, ma anche come Stato civile e umano in sé, nelle sue fondamenta principali.

Matteo

Articolo 11

Letizia

Articolo 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

La maglia azzurra solitamente indossata dagli atleti del Belpaese avrebbe potuto trarre in inganno molti. Dunque, i nostri saggi padri costituenti hanno preferito cautelarsi introducendo nella Carta fondamentale un articolo esclusivamente dedicato alla bandiera nazionale. In tal modo, nessuna maggioranza politica avrà mai la possibilità di apportarvi modifiche estetiche tramite legge ordinaria. Sopravvissuto- più o meno intatto- alle vicende della Repubblica Cispadana, alla dominazione napoleonica e ai moti del ’48, il 17 marzo 1861 il tricolore viene scelto come vessillo del neonato Regno di Italia. La decisione si ripeterà nel 1946, questa volta con uno stemma sabaudo in meno. L’ispirazione per l’outfit è stata gentilmente offerta dai cugini transalpini: è, infatti, bastato sostituire il blu al verde (con buona pace di ultra patriottici e daltonici). La divisione in tre bande esprime i principi democratici di libertà, uguaglianza e fraternità. Nel caso coviate la trasgressione di commettere atti impuri sul tricolore, non fatelo: è “vilipendio alla bandiera”. Per ulteriori informazioni, consultate gli artt. 292 e 293 del codice penale.

Lorenzo

I passanti

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