2026 – Postverità // Terza parte

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Il cellulare squillava con insistenza da qualche minuto ma il commissario Boschi non poteva rispondere. Stava correndo verso casa. Aprì la porta. “Roberto? Sei ancora qui?”, lo chiamò. Poi la sua attenzione fu attirata da un bigliettino lasciato sul cuscino del divano. “Grazie per l’ospitalità. Cercherò di cavarmela. Roberto.” Giachetti era andato via. Maria Elena si mise le mani in faccia. “Cazzo, cazzo!”, digrignò.
La porta che aveva lasciato socchiusa si spalancò improvvisamente. Maria Elena si voltò di scatto spaventata.
“Boschi, allora è qui.” Un uomo con la divisa nera e gialla della milizia 5 Stelle le si avvicinò.
“Sì, certo che sono qui. È casa mia.”, disse lei non nascondendo l’ovvietà.
“Il primo ministro Di Battista ha cercato ripetutamente di chiamarla ma non ha ricevuto risposta.”
Maria Elena tirò fuori il telefono dalla tasca e vide le chiamate senza risposta sullo schermo.
“Ah, sì. Ecco, probabilmente non le ho sentite, ero… ero… Lo richiamo immediatamente.”
“Lo sa che in quanto ex militante del Partito Democratico lei ha l’obbligo di rendersi sempre reperibile quando un membro del direttorio la convoca.”, la rimproverò l’uomo.
“Ma sì, certamente.”
“Quindi richiamarlo non basta. Deve seguirmi, la vuole vedere di persona.”
“È proprio necessario?”
“Sono le regole, dottoressa Boschi.”

“Finalmente.”, la accolse il voltò corrucciato di Di Battista. Nella spartana stanza un faretto al led illuminava il glorioso ritratto di Beppe Grillo, dietro la scrivania del premier.
“Perdonami ma non avevo proprio sentito il telefono…”
“Fa che non succeda in futuro.” Dopo una pausa teatrale disse: “Ho saputo che stanotte è stato brutalmente assassinato un nostro militante.”
“In realtà non sappiamo con certezza se fosse un vero e proprio militante o un semplice cittadino 5 stelle.”
“Indossava la nostra la spilletta.”
“Non è garanzia di militanza.”
“Sai bene che con la legge Di Maio, esibire la spilletta è un segno di tutela.”
“È proprio per questo che che la indossa anche c-”
“Oh, senti basta adesso! Non sei venuta qui per discutere le leggi votate dal popolo.”
“Faccio parte del popolo e non posso discutere le leggi votate dal popolo?”
Il primo ministro si alzò d’improvviso. “La mia pazienza non sarà infinita. Ti sei sempre approfittata di me. Ricordati, Boschi”, disse agitando il dito, “è grazie a me che sei in polizia e non in una lurida cella insieme al tuo compagnuccio Renzi. E’ grazie a me che invece di coltivare patate in Islanda hai un lavoro vero.”
“Io ho superato un concorso.”, ribatté lei per nulla intimorita.
“Tu hai potuto partecipare a quel concorso perché IO te l’ho permesso!”
“E perché me l’hai permesso? Per rinfacciarmelo ogni volta che ci vediamo?”
“Esattamente!”
“I tuoi timori sono assolutamente infondati: sono una di voi adesso.”, disse il commissario Boschi guardando Di Battista negli occhi. “Il PD non esiste più. Il PD, in fondo, non è mai veramente esistito.” “Se non devi dirmi altro…”, disse poi alzandosi.
Quando era già davanti alla porta Di Battista disse serio: “L’assassino indossava delle scarpe che abbiamo ritirato. Sai bene chi devi cercare, commissario Boschi.”

Quando uscì dal palazzo del Direttorio, una improvvisa folata di vento le scompigliò i capelli. Non ebbe neanche la forza di sistemarseli, continuava a camminare cercando di vedere la strada tra le ciocche davanti agli occhi. “Bianconi, ci sono novità?”, disse al telefono. “Nessuna, commissario. Sembra assurdo ma a quanto pare nessun CIC e nessuno straniero corrisponde alla vittima.” CIC era l’acronimo per cittadini italiani cinquestelle, ovvero quelli che un tempo erano definiti semplicemente italiani. “È come se la vittima non sia mai esistita.”
Maria Elena Boschi chiuse la conversazione con un gran mal di testa. In altre epoche avrebbe preso un antidolorifico, un Brufen, un Moment, qualcosa. Ora no, ora non era più possibile. Doveva tenerselo, perché era solo una manifestazione psicosomatica dei suoi conflitti interiori, almeno così le avevano detto. Mentre camminava a passi svelti per tornare in commissariato delle folle cominciarono a formarsi vicino ai bar, ai ristoranti, ai negozi di elettrodomestici e vicino a chi aveva un telefono in mano. Incuriosita si avvicinò. Stava per partire un messaggio straordinario alla nazione da parte del sommo duce Beppe Grillo.
“Cari cittadini e care cittadine, buongiorno. Nel nostro bellissimo paese tutto è meraviglioso da quando abbiamo raso al suolo il Partito Democratico. Tutti stanno bene, gli stipendi dei parlamentari sono stati restituiti al popolo e voi li avete investiti in quel cazzo che vi è parso e piaciuto. Questa è la democrazia, è il potere al popolo. Tuttavia è onesto da parte mia darvi una notizia. A Roma è stato ucciso un cittadino, un italiano, un militante”, si sentirono mormorii sgomenti tra i cittadini, “e questo non può succedere. Non può passare il messaggio che siamo in democrazia e allora chiunque può uccidere chi gli passa per la testa, ci sono delle regole, e le regole dicono che non si possono uccidere le tartarughe, non si possono uccidere le coccinelle e non si possono uccidere i militanti cinquestelle. Dopo l’alleanza fruttuosa con il sodale Matteo Salvini abbiamo espulso tutti gli extracomunitari, quindi non può essere stato un extracomunitario. Di conseguenza può essere stato solo e soltanto un piddino. C’è ancora qualche nocivo residuo di pidocchioso piddino in giro tra di noi e il messaggio a voi è: STANIAMOLO! CATTURIAMOLO! PUNIAMOLO! IN GALERA! VIVA IL M5S, VIVA ME!”. L’ultimo passaggio del discorso aizzò la folla, via del Corso sembrava Parigi nel 1789, il commissario Boschi spintonata e calpestata dalla feroce reazione popolare cambiò direzione. “Non devi pensare, Maria Elena, non devi pensare”, si ripeteva nella testa. “Se pensi è la fine, se pensi torni ad essere quello che eri e non puoi permettertelo. Sei una di loro adesso. Sei una grillina.”
Mentre andava avanti con il suo disperato training autogeno, sentì una mano sulla spalla. Era Giachetti. “So che dovevo sparire ma devo parlarti, Meb. E’ importante.”

Seconda parte: https://thesubwaywall.net/2017/05/27/2026-post-verita-seconda-parte/

Prima parte: https://thesubwaywall.net/2017/05/16/2026-post-verita-parte/

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