Il fenomeno Corbyn

in Fragile Europa di

Un ritratto che lascia il segno: la barba arruffata, lo sguardo accigliato e la camicia fuori dai pantaloni; Jeremy Corbyn, nonostante le accuse di una bassa statura politica, è un personaggio che rimane impresso. Le risposte a tono, la sfida continua al dominio delle idee della Thatcher e di Tony Blair, la vittoria assoluta per la leadership del Labour Party (ottenuta non una, ma ben due volte, sotto i continui attacchi dei suoi compagni di partito), fanno di Corbyn un degno avversario di Theresa May.

L’evento Brexit ci ha dimostrato che non sempre i sondaggi sono affidabili, ma nelle ultime settimane si è registrato un numero sempre più alto per quanto riguarda gli indici di approvazione del Labour Party e di Corbyn stesso; perché? La domanda assilla gli studenti inglesi come quelli scozzesi, gli elettori di Londra come i costituenti del Galles, ma non ha una risposta ben precisa. Che cosa sta portando gli elettori inglesi a spostarsi verso sinistra? Per capirlo, forse dobbiamo riflettere su chi sia effettivamente Jeremy Corbyn e che impatto abbia la sua visione sulla questione inglese.

Il leader del Partito Labourista è sempre stato una voce fuori dal coro: ha osteggiato le politiche neo-liberiste di Margareth Thatcher come quelle neo-labouriste di Tony Blair (sebbene le due abbiano ben poche differenze), rimanendo coerente con il suo pensiero e credo politico. Autodefinitosi un socialista, propugna cause di nazionalizzazione degli apparati di welfare, in controtendenza alla svendita del NHS (National Health Service, il sistema sanitario britannico), delle ferrovie, e di molte altre società del welfare state, portata avanti dai conservatori. Ma soprattutto, Corbyn è il leader dei giovani, di quelli che non si rassegnano ad uno Stato anziano che decide di uscire dall’Unione Europea e di quelli che credono in un futuro dove le tasse sono sempre meno gravi sulle spalle di chi ha sempre meno da spendere.

Inoltre, le posizioni di Jeremy Corbyn sono sempre state vicine al pacifismo. Oltre ad essere arrivato a guidare la coalizione inglese “Stop the war”, nata poco dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, Corbyn supporta un disegno di disarmo nucleare unilaterale da parte della Gran Bretagna.

Ma non è solo questo. Non sarebbe sufficiente. Jeremy Corbyn ha dimostrato di avere ben altro durante la campagna elettorale: spina dorsale. Nonostante i continui attacchi, spesso anche piuttosto pesanti, da parte della stampa inglese, Corbyn non ha battuto ciglio alle testate che lo indicavano come un “Hugo Chavez sotto steroidi” o “giullare di corte” della Regina Elisabetta, preferendo ribattere invece alle ridicole accuse che gli venivano rivolte di persona. La sua presenza durante la campagna elettorale è stata inoltre ben diversa da quella del Primo Ministro May: dopo averla messa in difficoltà con il suo Manifesto, Corbyn ha sfidato il PM ad un dibattito televisivo. La May, inutile dire, ha rifiutato, proseguendo invece con un confronto fra lei e il conduttore (confrontatosi in un dibattito alcune ore prima con lo stesso leader del Labour nella stessa stanza).

Al grido di “for the many, not the few”, Jeremy Corbyn incalza sempre di più la May in ogni sondaggio, proponendo per il regno di Sua Maestà una società più equa e più giusta, dove le tasse pesano di più sui ricchi piuttosto che sui poveri, e dove lo Stato non svende le proprie strutture del welfare state ad aziende private. Ma siamo arrivati al giorno fatidico della snap election (elezioni lampo, a sorpresa), ed è inevitabile rivolgere un pensiero alla Brexit, alle idee filo-socialiste che ben poco hanno attecchito nel passato in Inghilterra, e alla solita inesattezza dei sondaggi. In conclusione, non è facile comprendere se il “fenomeno Corbyn” sia reale oppure frutto di sondaggi sbagliati; l’unica certezza riguarda le politiche del leader labourista, unica speranza contro un fronte conservatore che rischia di far sprofondare i ceti più bassi sempre più nell’abisso della povertà.

For the many, not the few.

Se scavi in profondità, se arrivi davvero in fondo, se provi ad ascoltare anche solo con un orecchio, tutti hanno qualcosa da dire. Forse anche io.

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