Ye are many — they are few

in Fragile Europa di

La campagna elettorale per il Labour Party si è chiusa con la lettura da parte di Corbyn di una parte del poema di Percy Shelley, marito di Mary (autrice di Frankenstein), “La maschera dell’anarchia”.

Rise like Lions after slumber
In unvanquishable number,
Shake your chains to earth like dew
Which in sleep had fallen on you-
Ye are many — they are few.

Destatevi come leoni dopo il torpore,
in un numero invincibile,
Fate cadere le vostre catene a terra come rugiada
Che nel sonno era caduta su di voi
Voi siete molti, loro sono pochi.

Questo è il messaggio finale dato dalla Speranza ai cittadini britannici dopo il massacro di Peterloo, quando dei protestanti vennero caricati dalla cavalleria di Sua Maestà. Una speranza che è protagonista anche di queste elezioni. La speranza di un mondo migliore, dove i diritti di ogni cittadino sono garantiti e rispettati, dove non è l’austerità a governare le spese di ogni giorno, e dove un giovane non deve indebitarsi per frequentare l’università.

Il Partito Conservatore è uscito sconfitto da un’elezione che avrebbe dovuto portarli ad una maggioranza schiacciante, registrando dunque il secondo degli autogol nella storia politica inglese: dopo quello di Cameron con la Brexit, abbiamo la May con la snap election. E dunque se i Conservatives hanno perso, chi ha vinto?

Non ci sono dubbi: ha vinto Corbyn. E mi dispiace dirlo, ma la vittoria non è una poltrona al numero 10 di Downing Street, è qualcosa di diverso e forse di più grande. Jeremy Corbyn ha rivalutato un tipo di politica di sinistra, ha parlato agli inglesi e risposto alle loro domande in modo più efficace di Theresa May: dove si proponevano tagli lui proponeva investimenti; dove lei proponeva la svendita ai privati, lui proponeva nazionalizzazione; dove i giovani chiedevano aiuti, lui rispondeva. Ha affossato la politica del New Labour, ma non con una purga staliniana che ha rimosso chiunque credesse ancora nelle idee di Blair, l’ha affossata con i voti. Voti di giovani, di cui si registra un’affluenza maggiore degli anni precedenti, e che hanno capito che il futuro è alla loro portata di mano.

Quella politica di centro sinistra che parla come la destra deve finire. Ma lo sappiamo, scriviamo da nostalgici, da sognatori, da quelli che vogliono rivivere continuamente il 7 giugno, il giorno prima delle elezioni, quando c’è ancora la speranza che Jeremy Corbyn finisca al 10 di Downing Street. Ma la vittoria c’è, ed è grande: queste elezioni ci lasciano ben altro che una maggioranza ben poco chiara per Theresa May, ci lasciano un sogno. Il sogno di una sinistra che risponde ai problemi di chi ha fame, di chi non riesce ad arrivare a fine mese, di una sinistra che invece che attaccarsi alla gonna dell’austerità e del liberismo si preoccupa dei giovani e non li lascia correre nelle braccia del populismo.

Non vogliamo che la sinistra recuperi il linguaggio della terza via, vogliamo che urli al mondo che combatte per i molti, e non per i pochi.

Se scavi in profondità, se arrivi davvero in fondo, se provi ad ascoltare anche solo con un orecchio, tutti hanno qualcosa da dire. Forse anche io.

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