I “New Tories”: corazzate elettorali con capitani inetti

in Fragile Europa di

Il Regno Unito nei tempi recenti ha dato prova di essere capace di auto infliggere a sé stesso punizioni economiche, politiche e sociali degne dei più caotici Paesi mediterranei, tanto disprezzati in Nord Europa proprio per questi motivi.
Sicuramente la politica è un ambito mutevole. E sicuramente, specie in tempi recenti, le masse di elettori sono facili da manipolare, tra fake news, intelligenza selettiva e analfabetismo funzionale.
Per questo motivo, il partito conservatore ha acquisito negli anni il ruolo di raccordo tra populismo e privilegi che lo ha ben premiato in certe tornate elettorali.
Ma allo stesso modo, l’inettitudine dei suoi leader rischia di affossare non tanto il partito, ma il Paese stesso.

Tutto è partito con l’ansia di Cameron per la rielezione nel 2015: in campagna elettorale infatti, Cameron promise un referendum sulla permanenza dell’UK nell’Unione Europea. Poi, per scongiurare questa ipotesi, pochi mesi prima del referendum stesso riuscì a contrattare con UE delle condizioni favorevoli per il Regno Unito circa la sua permanenza nell’Unione stessa.
Consapevole del probabile disastro politico incombente, Cameron si dimise da primo ministro il giorno dopo l’esito del referendum, privando il suo paese e il partito di una guida “legittimata” e in grado di mediare sulle spinte delle frangine più estreme dei conservatori. Si possono trovare tutte le legittime giustificazioni per le scelte di Cameron, ma è innegabile che la sua prova di leadership sia stata maldestra e controproducente.

Poi arriva Theresa May. Una pseudo moderata chiaramente sotto mandato della corrente più estrema del suo partito.
L’incapacità di mediare e programmare a lungo termine (che dovrebbe essere un tratto distintivo di un vero leader) si è dimostrata in due scelte scellerate:
1- adottare una linea dura coi partner europei circa la Brexit, gelando i rapporti col continente.
2- proporre una elezione in tempi rapidi per “divorare” i voti di UKIP e zittire il partito laburista.
Entrambe queste scelte dimostrano la scarsa lungimiranza e consapevolezza di May e del suo partito circa il Paese che amministrano. Comportarsi da populisti e “democratori” in un Paese istruito, complesso e internazionalizzato come l’UK può rivelarsi un’arma a doppio taglio, specie se questo significa spingere l’opposizione a coalizzarsi.
Le elezioni dell’8 giugno dimostrano la mancanza di leadership e l’inettitudine di una leader debole.
Ora il Regno Unito si avvicina alla fase più cruciale della sua storia recente, i negoziati Brexit con l’UE, con una maggioranza debole, un compromesso di governo con un partitino di estrema destra nord irlandese che non piace a nessuno, e un paese sempre più diviso.

È innegabile la forza del partito conservatore, ma le sue scelte politiche e la sua recente leadership imbarazzante rischiano di portare ad una destabilizzazione del Paese sempre più drammatica.

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