Il 14 fiorile di Matteo Renzi

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Mi si perdonerà di aver citato, per un argomento come questo, Karl Marx, ora più che mai epurato dalle sedi del maggior partito di “sinistra” italiano, il Partito Democratico.

La storia del PD è una storia di conflitto, tragico e ben poco eroico, tra due componenti che solo nei migliori sogni di Walter Veltroni e pochi altri sarebbero potute arrivare a una sintesi positiva.

Per capire questo processo scomoderò un altro grande escluso dalle sedi del PD: Antonio Gramsci. Egli descrisse il cesarismo come il tragico epilogo di una lotta tra due forze che non può che finire con la distruzione di entrambe. Matteo Renzi è stata la terza forza esterna che ha assoggettato le altre due, l’elemento carismatico; Cesare.

Quello che sta accadendo è una depoliticizzazione del conflitto tra anime della società e della politica. Non è un caso che quello che fu un partito di sinistra, fiero delle sue battaglie per la giustizia sociale e contro i nemici di destra, oggi si vergogni dei suoi vecchi simboli; sepolti nessuno sa dove.

Nascosto dai gioiosi canti di chi festeggia la morte della Sinistra e della Destra, Cesare ha, con innegabile sostegno del suo popolo, distrutto una storia. L’elettorato non si rapporta più con il partito, che dovrebbe essere luogo di dibattito e crescita ideologica, ma con il leader. La forza e il carisma di Renzi hanno soppiantato l’innegabile debolezza di un partito tutt’altro che solido e unito.

Tutto questo si inserisce in un processo di mutamento storico delle organizzazioni politiche, i partiti di massa (ma diciamo anche solo con una misera ideologia di fondo) non esistono assolutamente più…inutile provare a sostenere il contrario. Oggi i partiti non sono più costituiti dalla somma delle azioni e delle idee dei militanti, ma sono macchine mediatiche alla perpetua ricerca del consenso di masse sempre più volubili e sempre più eterogenee.

In questo si trova la grandezza di Renzi, l’aver compreso la situazione ed aver avuto il cinismo che tutti gli altri non hanno avuto. La spaccatura tra PD e MDP nasce da questo: l’incapacità della vecchia guardia di sapersi rinnovare in un epoca in cui a momenti non si ricorda nemmeno chi fosse Berlinguer.

Renzi, in Italia, ha ucciso definitivamente la sinistra; essa è stata prima svuotata di senso e poi gettata in mezzo ai cani per essere dilaniata. Le politiche del Partito Democratico Renziano non sono politiche di sinistra e non sono nemmeno politiche riformiste con una visione di Sinistra del lavoro e della società (la reintroduzione dei Voucher è solo la ciliegina sulla torta).

Renzi ha trasformato le lotte di sinistra in un paternalismo fatto di contentini ai poveri e ben pochi fastidi ai ricchi. I 500 euro per la cultura cosa sono stati? Un bonus, un elargizione dell’imperatore ai suoi sudditi senza distinzioni tra chi aveva realmente bisogno di quei soldi e chi no.

Per molti di voi, probabilmente, il problema nemmeno si pone… “a me Renzi piace ed è l’unico che tiene a bada i grillini, i leghisti e D’Alema” posso capire una frase come questa.

Ma non è che la cieca lotta contro il populismo grillino e la xenofobia fascistina leghista ci ha fatto dimenticare che sinistra è anche qualcosa in più? Un tempo contro Berlusconi si scendeva in piazza e si trovava insopportabile un Premier che invece di governare andava con escort di lusso; oggi si preferisce allearsi con Silvio che anche solo voltare la testa a sinistra per guardare tutte le altre formazioni, certamente distanti, ma sicuramente più vicine (nella loro storia e nel loro contenuto ideologico) al PD.

Il PD è morto! Evviva il PD! Renzi l’ha ucciso e subito dopo resuscitato; in un bagno di folla festante si è consumato il sacrificio della Sinistra, ridotta a leccar le ossa al più ricco ed ai suoi cani.

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

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