Il Libano, a parte Dell’Utri

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È il protagonista più silenzioso del conflitto siriano. Se ne parla spesso, ma quasi mai in maniera approfondita. La sua storia fornisce molte chiavi di lettura circa il quadro geopolitico mediorientale. Ecco, dunque, una breve analisi sulla politica libanese.

Scenario interno. Il Libano è, da tempo, un Paese molto instabile. Dopo 29 mesi senza un Presidente della repubblica, lo scorso 31 ottobre 2016 il Parlamento ha assegnato la carica a Michel Aoun, cristiano maronita e membro del ‘Movimento Patriottico Libero’ (centro-sinistra). In dicembre è entrato in carica il nuovo governo, presieduto da Saad Hariri, leader sunnita del ‘Movimento il Futuro’ (centro-destra).

Politica estera. Il Libano è attivamente coinvolto nel conflitto siriano. La situazione è, però, molto articolata: mentre le fazioni sunnite della popolazione sostengono i ribelli, quelle sciite- capitanate dall’organizzazione paramilitare Hezbollah – forniscono aiuto al regime di Assad. Dal 2012, le Forze armate libanesi (esercito regolare) si sono collocate in una posizione di mediazione tra i due contendenti. Già dai primi vagiti del conflitto (2011), la guerra civile siriana è sconfinata nel territorio del “Paese dei cedri”, toccando importanti centri urbani come Beirut, Sidone e Tripoli. Per questo motivo, le elezioni del 2013 sono state posticipate al 2017.

Ad oggi, la parte del leone la sta inaspettatamente recitando Hezbollah, ormai diventato “protagonista regionale e non più solo statale”, come affermato dal politologo libanese Ali Mourad in una recente intervista a Internazionale. Oltre ad essere il gruppo armato più temibile del Libano (anche dello stesso esercito regolare), col tempo, ’Il Partito di Dio si è trasformato in “un soggetto capace di imporre il proprio programma alla politica nazionale”. Vedi, appunto, l’elezione di Aoun, resa possibile grazie al consistente sostegno del movimento guidato da Hassan Nasrallah.

Il rapporto tra le milizie di Hezbollah e il regime alawita degli Assad è radicato, ma controverso. Pur avendo contribuito alla nascita del movimento, Hafez ha sempre cercato di relegarlo in una posizione di subordinazione, arrivando anche allo scontro armato. Il figlio Bashar, salito al potere nel 2000, ne ha invece fatto un prezioso alleato. Gli sviluppi della guerra civile hanno portato ad un radicale cambiamento di prospettiva: da ancilla baathista, Hezbollah si è trasformata in pilastro della coalizione internazionale a sostegno di Assad, che ne deve ora riconoscere l’essenzialità.

Per spiegare (sommariamente) le ragioni dell’inscindibile vincolo che lega il Libano alla Siria e la frammentazione dell’estremamente composita popolazione libanese è necessario fare riferimento a due avvenimenti della storia di questo Paese: la guerra civile e la “rivoluzione dei cedri”.

Guerra civile. Tra il 1975 ed il 1990, il Libano ha vissuto una sanguinosa guerra civile che ha provocato la morte di più di 150.000 persone. Da un lato, si schieravano le milizie costituite dai cristiani maroniti, il cui principale gruppo armato era organizzato attorno al Partito Falangista di Pierre Gemayel. Dall’altro, una coalizione palestinese alleata ai gruppi armati libanesi musulmani, sia sunniti, sia sciiti (in particolare Amal) che drusi.

Il 1982 fu un anno fondamentale per il conflitto. Supportato dai cristiano-maroniti, Israele invase il Libano al fine di sradicare la presenza armata palestinese (l’occupazione sarebbe poi proseguita fino al 2000). In risposta sia allo sconfinamento israeliano sia all’inefficienza di Amal, l’Iran sciita- coadiuvato dal regime di Hafez al Assad- contribuì alla nascita di Hezbollah, prima solo milizia poi anche partito politico.

La guerra terminò nel 1989 in seguito alla firma degli ‘Accordi di Ta’if’, che portarono alla nascita della II Repubblica libanese. A seguito del cessate il fuoco, la presenza della Siria nel ‘Paese dei cedri’ divenne sempre più preponderante. Nel 1991, fu siglato il ‘Trattato di fratellanza’ fra Beirut e Damasco, percepito da molti libanesi come l’atto determinante l’annessione ‘ufficiosa’ del Libano da parte della Siria.

Rivoluzione dei cedri. L’attuale premier Saad Hariri è figlio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri, assassinato alla viglia delle elezioni del 2005. Il suo funerale diede avvio alla cosiddetta ‘Rivoluzione dei Cedri’, consistita in una serie di manifestazioni di protesta contro la presenza militare siriana in Libano. Damasco- ritenuta responsabile dell’uccisione di Hariri- esercitava da diversi anni una forte influenza su Beirut.  

Ritornando all’attualità, la matassa siriana sembra, purtroppo, ben lungi dall’essere sbrogliata. Al momento, molti esperti indicano Hezbollah come il vero “vincitore” del conflitto. A fronte di una situazione sostanzialmente indecifrabile, l’unica cosa certa è che l’assetto geopolitico mediorientale è destinato a mutare. E l’esercito delle bandiere gialle, dopo essere stato a lungo complice dell’ignobile (ogni aggettivo risulta riduttivo in contesti come questo) operato di Assad, vorrà avere voce in capitolo.

Di riflesso, forse, sentiremo parlare anche di questo lembo di terra incastonato sulle sponde del Mediterraneo, fino ad ora noto al Belpaese solo come rifugio scelto da Marcello Dell’Utri durante gli anni della latitanza.

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