Amministrative: La campana di vetro

in La sottile linea rossa - Diario di un piddino di

E’ un’estate strana, soffocante, l’estate in cui il PD ha perso le elezioni amministrative, e io sono a Roma e mi sento come un’anima persa. Io le sconfitte non le reggo. L’idea dell’analisi della sconfitta, poi, mi far star male fisicamente, e i giornali non parlano d’altro: titoloni che mi guardano fisso ad ogni angolo di strada e all’imboccatura di ogni stazione della metropolitana con quell’odore di piscio fermentato. Io non so se ce la faccio ad andare da Parenzo all’Aria che tira e poi a Tagadà a dire che non abbiamo proprio perso, che neanche gli altri possono dirsi soddisfatti, che le amministrative sono una storia a parte. Col cazzo. Sono elezioni e abbiamo fatto una figura misera. Ho dormito poco e copro le occhiaie grigio topo con gli occhiali da sole, che però mi scivolano costantemente e allora devo ritirarli su e questo implica che debba muovere il braccio e mi basta anche solo muovere il braccio per sentirmi spossato. Ho preso un Polase prima di uscire di casa ma fa troppo caldo e credo di avere già perso tutti i sali minerali nel tragitto dal portone di casa all’edicola all’angolo della strada. Stanotte ho inviato un messaggio al segretario. Ha visualizzato e ha risposto “Ti chiamo domani”, ma tanto so che non lo farà. Ho parlato al telefono con una collega, era molto presto e aveva ancora la voce impastata da una nottata agitata. “Senti, ****, qua va tutto a scatafascio. Nonostante le primarie il segretario è sempre in discussione, non troviamo pace. La gente non si fida di noi, si sente più povera, si sente più insicura, sto Ius Soli, poi, ci ha messo nella merda.”, mi ha detto. “Ma era proprio il momento per discutere di una legge del genere?”, ho chiesto io. “E’ sempre il momento per i diritti.”, mi ha risposto lei. Potevo darle torto? No, ma avrei voluto dirle che quando stiamo nella merda dobbiamo conquistare la maggioranza e non la minoranza; che i mille giorni di Renzi hanno creato una spaccatura enorme, una voragine, sia all’interno del partito sia all’esterno. E’ tutto un pro Renzi e un contro Renzi, un renzismo e un antirenzismo e che significa questo? Semplice, continuo a ripetermi come un mantra mentre sorseggio un the ghiacciato sotto il condizionatore sparato a mille al tavolino di un bar: significa che Matteo è diventato troppo ingombrante. Colpa di chi ha sostituito l’antiberlusconismo con l’antirenzismo? Colpa di chi lo ha dipinto come il nemico da combattere? Colpa sua? Un po’ tutto questo. Fatto sta che, se il M5S non ha fatto sfaceli, chi ha davvero vinto è Silvio Berlusconi. Cazzo, ma come fa? Come fa ogni volta a risorgere dalle sue ceneri? Tutti lo credono finito e SBEM, ecco che ritorna. Un highlander. Mi inquieta aver perso, certo, ma mi inquieta ancora di più che chi non dà fiducia ai grillini dia fiducia a questo centrodestra un po’ posticcio, un po’ insipido, che non sa dove deve andare, con chi si deve alleare… Vabbè, non lo sappiamo neanche noi del PD, meglio tacere. Sgranocchio infantilmente la cannuccia, mentre leggo i messaggi che dettano una sommaria linea di partito su questo insuccesso. Insuccesso, scrivono. Una parola che fa comunque meno effetto di sconfitta.
Il the è finito, ****, vai in pace. Come alla fine di una messa. Da requiem, forse, per questo PD.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*