Via da Genova la Samp(Doria)

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Via da Genova la Samp(Doria)”, recita un famoso coro dei tifosi del Genoa. Evidentemente, l’invito degli ultrà rossoblù è stato preso in parola – e senza distinzione di fede calcistica- dai cittadini del capoluogo ligure, che liquidano con danni l’amministrazione di un altro Doria. Marco, il sindaco uscente. E con lui il malcapitato Gianni Crivello, leader- non iscritto al Pd- della coalizione di centrosinistra che puntava a riconquistare Palazzo Tursi.

Invece, è Marco Bucci– candidato leghista e ‘totiano’ del fronte di centrodestra- a vestire la fascia tricolore. Vittoria storica in una città in cui la sua coalizione aveva sempre e solo fatto da sparring-partner. La stessa città (medaglia d’oro per la Resistenza) che, per intenderci, nel ’60 aveva visto Sandro Pertini lanciare il celeberrimo ‘Discorso del cerino’.

La Lanterna ha dato i natali a Don Andrea Gallo, il prete col pugno sinistro alzato, e a Fabrizio De André, poeta-cantautore della Genova degli umili. Poi anche a Beppe Grillo. Ma non tutte le ciambelle vengono col buco. La sensazione è che quello di Genova sia stato un ‘vaffa’ trasversale e generale. In primis, al suo ideatore, uscito con le ossa rotte, e col partito fratturato, al primo turno (la beffa al ballottaggio: a Sant’Ilario, quartiere di Beppe e di ‘Bocca di Rosa’, stravince Bucci). Poi alla sinistra, probabilmente pugnalata anche dal travaso di voti pentastellati e dall’astensionismo, come ricorda lo stesso Crivello. Affluenza al 42%. Tre punti percentuali in più del ballottaggio 2012 che aveva consegnato le chiavi della città a Doria. Dati troppo modesti per sperare- e meritare- il remake.

Cappotto in Emilia-Romagna. Torelli umilianti a Fabriano, Carrara e Pistoia. Contro-rimonta improbabile a L’Aquila. Goleada subita a Sesto San Giovanni (la ‘Leningrado d’Italia’). Non ce ne voglia Gianni Cuperlo, ma questa volta per l’analisi della sconfitta servirebbe una seduta dallo psicologo.

Perugia al PDL era surrealismo kafkiano. Livorno ai Cinque Stelle un melodramma dalla sceneggiatura pessima. Genova ai leghisti un horror. Come fa notare Marco Damilano (vice-direttore Espresso), dal 2013, anno di inizio della segreteria Renzi, le roccaforti ‘rosse’ vengono puntualmente violate. Ma forse, è solo colpa dell’elettorato, che non sa interpretare i cori del Genoa.

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