Il dio Capitale incenerisce l’Amazzonia

in L'altro occidente di

Se ne parla sempre meno; un po’ come per tutte le cose, allo sdegno seguono in fretta l’abitudine e il menefreghismo; uno dei gangli vitali del nostro pianeta sta morendo. L’Amazzonia viene quotidianamente e irrecuperabilmente devastata.

Un tempo era una foresta magica, impenetrabile rifugio di piccole tribù; ora è un corpo martoriato da autostrade, attività minerarie e colture intensive.

via Shutterstock

La Ruta interoceánica Brasil-Perú, inaugurata nel 2011, con i suoi oltre 2600 km di lunghezza, taglia e devasta quella foresta tra il Perù e il Brasile. Le autorità dei due paesi l’hanno trionfalmente presentata come un grande balzo in avanti per le rispettive economie, ma costituisce anche un cancro maligno per la foresta.

Attorno al suo percorso, come metastasi insanabili, nascono insediamenti sempre più grandi (la città di Puerto Maldonado in Perù supera abbondantemente i 210 000 abitanti), covi di minatori e coltivatori senza scrupoli.

L’area sta diventando, diciamo pure che già lo è, un’immensa miniera d’oro a cielo aperto. Si scava, si disbosca e si distrugge spesso illegalmente. Il problema principale, però, è il processo estrattivo del più nobile dei metalli: si crea un’amalgama di oro e mercurio e una volta terminato il processo, il secondo viene disperso nel terreno. Un intero ecosistema, dunque, assorbe un metallo altamente tossico che uccide ciò che vive e che impedisce la rinascita di ciò che è già morto.

AFP

Raccontarci che si sta lavorando al meglio e che un giorno tutto verrà ripiantato è mentire a se stessi e chiudere gli occhi davanti all’ovvio. Centinaia di migliaia di ettari sono irrecuperabilmente persi, porzioni di pianeta inaridite e strappate alla natura.

Ma chi se ne importa se qualche tribù primitiva che non ha nemmeno il pudore di coprirsi le parti intime deve abbandonare il luogo dove viveva da secoli; non ci dobbiamo preoccupare di qualche specie animale che si estingue…capirai di insetti ne abbiamo perfino troppi e basta fare la morale, la distruzione del pianeta è un mito inventato da quattro frichettoni con la fissa dei Panda.

(AP Photo/Victor R. Caivano)

Il punto è che il mercato ha bisogno di miniere e popolazioni da sfruttare, gli affari sono affari. Tra il 2003 e il 2011 il prezzo dell’oro, sui mercati internazionali, è cresciuto del 18%…vuoi mai che per quattro alberelli e due scimmie lo lasciamo là?

Possiamo guardare impietositi un orso polare morire di fame o pagare un biglietto per vedere un documentario di Al Gore o Leonardo Di Caprio, ma la verità è che siamo impotenti bambini che a Natale chiedono la pace nel mondo. Non possiamo e non facciamo niente, siamo comparse di un lotta tra due sistemi; quello capitalista globalizzato e quello del nostro Pianeta, altrettanto globalizzato e violento. Facciamo crescere le nostre economie e innalziamo i nostri palazzi sulle ossa scarnificate della Terra, e tutto questo, finché una frana non distrugge le nostre case, ci va pure bene. 

Stiamo costruendo un parco degli orrori planetario per i bambini di domani. Il depauperamento delle risorse naturali e la distruzione quotidiana di intere aree del pianeta renderanno la società della globalizzazione anarchica ancora più ingiusta e violenta. Sempre meno persone avranno le risorse per attingere ai beni di prima necessità e saranno sempre di più quelle che fanno la fine dell’orso polare.

La questione esula dal semplice ambientalismo, è qualcosa di molto più grande! Non si tratta di sognare un mondo pieno di panda rossi felici, si tratta di voler vivere una vita giusta, condotta senza distruggere e senza sottrarre agli altri…ma, forse, per fare questo bisogna cambiare modello economico, politico e ideologico.

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

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