Capitolo 4 – Luce d’agosto

in La sottile linea rossa - Diario di un piddino di

Seduta sul bordo della strada, guardando l’autobus disastrato che viene su per la salita verso di lei, l’immigrata pensa: “Arrivata fin qui dalla Nigeria, una bella distanza. Tutto a piedi dalla Nigeria. Una bella distanza.”
Lo penso anche io, guardando lei. Il deserto a piedi, un barcone su cui probabilmente è stata violentata; poi arrivi qui e chi sei? Dove vuoi andare? Che cosa vuoi fare? Lontana da casa, lontana dal tuo mondo, ti ritrovi a guardare gli autobus passare, la gente disprezzarti, sei ferma ad aspettare chissà chi, chissà cosa. Boh. Ne vale la pena? Forse per chi fugge vale sempre la pena. Anche un degrado qui è meglio di quello che ti sei lasciata alle spalle.
Però state diventando troppi.
Non sono cattivo. Sono un politico. E’ diverso. La mia non è una vera cattiveria; è più un cinismo, una specie di insensibilità. Sono di sinistra, ma la questione sta diventando insostenibile, ne arrivano troppi, non sappiamo dove metterli, stanno per strada, le gente non si sentirebbe sicura neanche se fossero dei santi. Quando l’altro giorno l’ho fatto notare ad un collega mi ha risposto che dovrei passare dall’altra parte. Dovrei andarmene alla Lega, solo perché credo che dobbiamo dare una regolata a questo fenomeno migratorio che ci sta spiazzando tutti?
“Buongiorno onorevole ****”, mi saluta Myrta Merlino all’ingresso dello studio prima della diretta. Sempre allegra la Merlino. Ma che c’avrà da stare allegra? Ovviamente durante il programma non dirò che sto subdolamente diventando un razzista; no, lo terrò per la mia prossima seduta dallo psicanalista.

“Allora ****”, esordisce il mio psicanalista. “Come è andata la settimana?”
Il divano del mio psicanalista è la cosa più scomoda che io abbia mai provato in tutta la mia vita. Ci ritorno solo perché a lui posso dire tutto, ai miei colleghi di partito no.
“Sto diventando razzista?”, gli chiedo dopo avergli raccontato dell’immigrata che ho visto per strada.
“Iniziare con sono di sinistra ma è un po’ come dire non ho nulla contro i gay. La vera domanda è perché ha bisogno di affermare il suo essere di sinistra?”
“No però così no. Così non vale. Non può rispondere alla mia domanda con un’altra domanda.”
“La psicanalisi non è cercare le risposte da me, ma cercarle dentro di lei.”
“No, dottore, ma che cazzo. Mi sembra Barbara D’Urso così.”
“Perché sente il bisogno di affermare il suo essere di sinistra?”, continua imperterrito lui.
“Perché sono del Partito Democratico. Quindi ogni tanto devo ricordarmelo.”
“Lei crede che il suo partito conservi poco della sua radice ideologica?”
“Non conserva niente! Oddio, è anche vero che la sinistra è ormai un fantasma in tutta Europa… Però, il Jobs Act, questo bonus mamme dato indistintamente alla poveraccia disoccupata e alla manager d’azienda… Ci sono tante cose che non sono di sinistra, tante cose che non quadrano… Lei chi ha votato alle primarie?”
Il dottore mi guarda con un sorriso enigmatico che piacerebbe molto a Leonardo Da Vinci.
“Ho la faccia di uno che va a votare alle primarie del PD, io?”, mi dice. “A casa ve ne dovete andare! A CASA!”
Esco dallo studio trafelato. Ho nella testa le parole del mio vicino di banco in aula, “Stanno dappertutto, ****, anche dove meno te lo aspetti. I grillini sono ovunque.”
Sono troppo scosso per cercare di capire cosa spinga uno psicanalista di scuola Junghiana a votare Grillo. Salgo su un taxi. Anche i tassisti votano Grillo. Scendo dal taxi, compro l’Espresso in una edicola, anche il giornalaio vota Grillo, lo sento. C’è Renzi in copertina. E se anche Matteo Renzi votasse Grillo?
Seduta sul bordo della strada c’è ancora l’immigrata di stamattina. Guarda gli autobus passare e pensa che ha fatto tanta strada, davvero tanta strada per arrivare in Italia. Un posto così strano.

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