Il Qatar è rimasto solo. O quasi.

in Mama Africa di

“Il Qatar ha deciso di importare quattromila mucche per sopperire alla scarsità di latte”. Non è Lercio. Ma AGI, una delle agenzie giornalistiche più attendibili dello Stivale. La stessa fonte precisa poi che, per ritrovare nei libri di storia un ponte aereo così “imponente”, bisogna risalire al 1948, anno in cui “Berlino fu isolata dalle truppe sovietiche”. La crisi diplomatica che si sta silenziosamente delineando nel Golfo Persico- e dintorni- è stata definita come “la peggiore della regione dal 1990”, anno in cui l’Iraq di Saddam invase il Kuwait (il Post). Ma procediamo con ordine.

5 giugno 2017. Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrein– seguiti a ruota da Egitto, Yemen, Mauritania e Maldive- chiudono tutti i canali commerciali e diplomatici col Qatar, reo di finanziare importanti gruppi terroristici e di ‘flirtare’ oltremodo con l’Iran sciita, nemico numero uno di Riyad e di tutto il blocco sunnita.

Legami col terrorismo. Oltre ai paesi del Golfo, l’emirato qatariota è inviso anche a Il Cairo, che lo accusa di fornire aiuti concreti ai ‘Fratelli Musulmani’, movimento politico-religioso sunnita attivo in Medio Oriente e Nord Africa (soprattutto Egitto). I regimi autoritari sunniti lo considerano un gruppo terroristico, i paesi occidentali e lo stesso Qatar (pecora nera) una semplice forza politica. L’ex presidente egiziano Mohammed Morsi – deposto nel 2013 da un colpo di stato architettato dal generale al-Sisi (attuale detentore della carica) col bene placito dei paesi del Golfo- era uno dei principali leader del movimento. Morsi era stato eletto democraticamente dopo la “primavera araba” che nel 2011 aveva rovesciato Mubarak. Attualmente, l’organizzazione è stata messa fuori legge e Morsi è stato accusato di aver svolto attività di spionaggio per il Qatar.

Mohammed al-Emadi (a sinistra) visita il leader di Hamas Ismail Haniyeh a Gaza City il 12 marzo. Ashraf Amra/APA/Landov

Doha è sul banco degli imputati anche per via dei suoi legami sospetti con Hamas, nemico giurato di Israele, ma forza di resistenza più che legittima per molti arabi. Hamas e Riyad non sono nemici naturali. Anzi, in passato l’Arabia Saudita ha finanziato l’organizzazione palestinese. Nonostante l’asse si sia col tempo raffreddato, anche in termini di aiuti economici, la ‘gelosia’ nei confronti di Qatar e Iran (altro importante ‘sponsor’ di Hamas), spinge ora l’Arabia Saudita a tramare una rottura del triangolo d’amorosi sensi.

Last but not least, il blocco sunnita sostiene che il Qatar supporti al Qaida e lSIS. In un articolo pubblicato il 15 giugno su Il Post, Elena Zachetti riporta la tesi di Hassan Hassan (analista esperto di Siria e Iraq), secondo cui “il Qatar non ha mai sostenuto direttamente” questi due pezzi da novanta- tra loro nemici- del terrorismo mondiale. Tuttavia, la permissiva legislazione qatariota in materia di finanziamento a gruppi terroristici “potrebbe avere facilitato trasferimenti di denaro”.

Legami con gli sciiti. Altro motivo di scontro è l’appoggio che il Qatar assicura alle comunità sciite presenti in Arabia Saudita e Bahrein. Il contesto è, tuttavia, differente. “La maggioranza popolazione del Bahrein è sciita, mentre la Casa Reale è sunnita: i tentativi di sovvertire il potere sono continui”, ha spiegato Massimiliano Hamza Boccolini di Agenzia Nova in un recente intervento a Radio Radicale. In Arabia Saudita, invece, gli sciiti sono una minoranza, concentrata nella Provincia Orientale.

Il Presidente Turco Recep Tayyip Erdogan riceve una laurea ad honoris causa dall’Università del Qatar a Doha. 2 dicembre 2015. AP Photo/Yasin Bulbul, Presidential Press Service, Pool)

L’Ank(o)ra. Un amico, però, lo ha anche il Qatar: si chiama Erdogan. Dall’inizio della crisi (e non solo, invero) Ankara ‘spalleggia’ Doha. La Grande Assemblea Nazionale ha da poco approvato l’invio di truppe nella base militare turca in Qatar al fine di addestrare i soldati locali. Do ut des probabilmente dovuto al supporto fornito dall’emiro al-Thani al Presidente turco dopo il tentato golpe del luglio scorso. Forse, oltre al bon ton diplomatico, giocano un ruolo anche i 424 milioni di dollari cui ammonta il flusso commerciale tra i due Paesi (dati Agi).

Il ‘feeling’ tra le nazioni si nota anche in materia di relazioni internazionali. Già in sintonia nell’osteggiare il golpe di al-Sisi, entrambe condividono finanziamenti a gruppi islamisti attivi nel conflitto siriano con l’intento di scardinare il regime di Assad. E, soprattutto, sia Doha che Ankara strizzano l’occhio a Teheran (con cui il Qatar condivide l’amministrazione del ‘North Dome’, il più grande giacimento offshore di gas naturale del globo).

Al Jazeera. Le frecce all’arco dell’emirato non si esauriscono qui. Come fa notare Jacopo Scita di Pandora, la famiglia al-Thani è proprietaria di Al Jazeera, il “principale network mediatico del mondo arabo”, che, alle volte, finisce inevitabilmente per “trasmettere la visione del mondo di Doha”.

Come afferma Zachetti de il Post, più che il finanziamento a gruppi terroristici, il Qatar paga una politica estera sistematicamente giocata ‘a gamba tesa’ per conquistare il proprio ‘spazio vitale’ nel Golfo Persico. Vedi il supporto a movimenti che turbano palesemente l’omeostasi del blocco sunnita (Fratelli Musulmani e minoranze sciite) e i buoni rapporti intrattenuti con l’Iran. Purtroppo per al-Thani, però, a furia di giocare col fuoco, ci si scotta. Anche se dalla propria si hanno alleati del calibro di Al Jazeera ed Erdogan.

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