L’Europa si è fermata a Ventimiglia

in Fragile Europa/Immigrazione di

Che meraviglia l’Unione Europea

Ci hanno tolto il roaming ma non si è impedita la rinascita delle vecchie frontiere a Ventimiglia e in Tirolo. Se l’Austria ha schierato da poche ore blindati e uomini al confine con l’Italia la colpa è Europea. Se il grande salvatore dell’Unione, Macron, sigilla Ventimiglia e la Spagna ci sbatte le sue porte in faccia è colpa dell’Europa.

La mia generazione ama descrivere il sogno europeo come se fosse realtà, mitico continente dove tutti, come fratelli, ci sosteniamo nel momento del bisogno. Siamo la generazione di Schengen e dell’Erasmus e ciò che sta accadendo è una secchiata d’acqua gelida che prima o poi dovevamo prenderci.

La crisi migratoria in atto, ormai da anni e anni, è una crisi umanitaria incredibile che nessuno meglio della progredita, unita e democratica Europa avrebbe dovuto risolvere. E invece stiamo fallendo su tutti i fronti. Avremmo dovuto uscirne più forti, rinsaldati dallo sforzo comune e dalla dimostrazione che i nostri valori possono risolvere situazioni gravissime, ma stiamo solo mettendo in scena una tragedia diplomatico-strutturale. Ancora una volta gli interessi nazionali, i giochi politici e i calcoli dei governanti hanno fatto dimenticare la solidarietà (umana ed europea), dimostrazione di come L’Unione Europea sia null’altro che una strana costruzione senza fondamenta.

Il piano europeo, che verrà presentato a Tallin domani, parla di 35 milioni di euro all’Italia (la spesa totale del nostro paese per il 2017 sarà di 4 miliardi) e 50 milioni per i piani di Francesca Mogherini per i paesi di transito (si parla addirittura di una missione europea in Niger); l’Europa non ha le idee chiare, non ha un piano e sta buttando (pochi) soldi per dare contentini (inutili) al nostro paese.

L’Italia è sola, accerchiata dall’europeismo a singhiozzo.

Macron, mitico eroe europeo che ha decapitato il mostro Le Pen, ora è più attento a non inimicarsi troppo i (molti) francesi che votarono Marine piuttosto che a tenere fede a quell’Inno alla gioia che, al Louvre, ne aveva scandito la vittoria.

L’Italia sta pagando indubbiamente anni e anni di lassismo, incapacità organizzativa e scelte assai discutibili (Triton e Sophia…siamo stati grandi). Ma i governi cambiano e a cambiare è anche il peso della crisi. L’Italia sta riprendendo in mano il suo destino diplomatico, ha un progetto che, però, si infrange contro i muri europei.

Chi lo sa…a Tallin domani, forse, si metteranno tutti d’accordo in un tripudio di solidarietà, coscienza diplomatica e “Viva l’Italia”, ma ne dubito. Anche se fosse, l’Europa avrebbe dimostrato ancora una volta che la sua fine non verrà da eventi come Brexit o la vittoria di qualche esagitato populista, ma dal suo interno. La fine dell’Europa è già scritta nella sua debolezza diplomatica e nella tragica disunione dei suoi componenti.

Nelle prossime ore si giocherà una partita decisiva per l’Italia e per l’Europa;  se i calcoli elettorali e la semplice xenofobia avranno la meglio allora sarà difficile prevedere le (gravi) conseguenze.

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

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