L’eterno ritorno dell’uguale

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Berlusconi si rifà spazio nell’agone politico italiano: lo fa da portabandiera di un centro-destra moderato, liberale ed europeista. L’avete già sentita, giusto? Magari declinata in versioni differenti, ma la notizia non vi è nuova.

Enrico Mentana (direttore del TG di LA7) lo sospetta già da tempo: i continui litigi tra PD e Cinque Stelle potrebbero spianare la strada ad un grottesco ritorno del ‘Cavaliere’ a Palazzo Chigi. Le ultime amministrative non gli danno affatto torto. Sarebbe un errore sovrapporre piano ‘locale’ e ‘nazionale’, ma se l’ultima tornata elettorale ci ha regalato un vincitore, questo è- senza appello- l’asse Forza Italia-Carroccio, dimostratosi ben più fresco e pimpante degli ormai affannati competitor.

Si vince solo se siamo uniti”, hanno cominciato a sospettare in molti, tipo Brunetta e Santanché, intellettuali organici fedelissimi al Cav. Anche qui, nulla di strano. È ormai risaputo: in odore di campagna elettorale, nella galassia di centro-destra non ci si fa particolari scrupoli ad accantonare le divergenze ideologiche pur di far lievitare i consensi nel segreto dell’urna. L’impresa, però, appare titanica, soprattutto se si considerano le posizioni antitetiche di Salvini e Berlusconi in materia di moneta unica e permanenza nell’Unione. Altrettanto impossibile, del resto, è vincere le elezioni con meno del 15% dei voti per lista. Quindi, nulla è scontato.

In verità, un punto di contatto tra Forza Italia e Lega esiste: la xenofobia (e i suoi derivati). La ‘moderazione’ è, difatti, un concetto molto relativo per la destra italiana. Basti pensare alla gaffe recentemente partorita dal governatore della Liguria Giovanni Toti, che, incalzato su Facebook da un fan curioso di sapere quando sarebbero state rimpatriate le “bestie straniere” (cit.) che popolano attualmente il Belpaese, ha risposto a colpo sicuro: “appena andiamo al governo”. Per la cronaca, Toti dovrebbe essere il ‘regista silenzioso’ del meraviglioso mondo del centro-destra unito, il ‘collante’ tra la linea dura salviniana e quella meno aggressiva dei forzisti.

Non è andata meglio al collega veneto Zaia, tempestato di insulti e commenti razzisti dopo che, circa un mese fa, era stato immortalato in una foto assieme al calciatore ghanese, ma trevigiano d’adozione, Isaac Donkor. Zaia è, da tempo, propugnatore di una linea più ‘morbida’ rispetto a quella di partito. Per questo, non è ben visto- per usare un eufemismo- dal suo Segretario.

La destra “torna con toni che in Italia non si sentivano da un po’”, ammette il direttore de L’Espresso Tommaso Cerno in occasione del lancio dell’ultimo numero del settimanale. “Una tonalità populista, razzista, anti-parlamentarista e anti-migranti”, gli fa eco il vice-direttore Marco Damilano, che rincara la dose senza troppi giri di parole: “una destra che ama le camicie nere”. “Alle amministrative, l’asse ha retto. Bisogna vedere se sarà così anche alla prova nazionale”, prosegue Damilano. “Tutto dipende da Berlusconi, che può accettare di fare il ‘federatore’ come nel ’94, oppure andare in proprio”.

Il ’94, appunto. Il ‘nuovo che avanza’ assume le fattezze di un prodotto preconfezionato pronto ad essere servito sulle tavole di un elettorato affamato a prescindere di “cambiamento”. Poco importa se in quel piatto si è già sputato e nemmeno troppo tempo fa. Ben vangano i rimpasti già masticati a dovere. Già, perché, chi ora “ce la spiega” (perdonate il boloslang) su ciò non va in questo sistema, dimentica di essere a capo di partiti nati agli albori della Seconda Repubblica. E che, dunque, questo sistema lo hanno creato.

Non ci si rassegna mai alla speranza che questo Paese possa fare un passetto più in là. Ma, forse, dovremmo smetterla di sforzare troppo le meningi, lasciandoci traghettare dalla lungimiranza di condottieri politici evidentemente troppo sapienti. Come la Santanché. Una che, semplicemente, vede dove i comuni mortali non possono osare. Tipo quando afferma che il “centro-destra è in vantaggio nei ballottaggi a Trapano”. Un comune che non esiste. E in cui comunque- anche in caso di ‘lapsus plurali’- il centro-destra non si presentava al secondo turno. Sempre avanti, diceva qualcuno.

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