Verso il disarmo nucleare mondiale

in Mondo di

Quante volte negli ultimi anni abbiamo letto dell’ennesima provocazione nucleare della Corea del Nord verso gli USA e seduti al bar davanti una birra abbiamo scherzato sulla terza guerra mondiale imminente? Bene, il nuovo trattato di proibizione delle armi nucleari firmato da 122 Paesi ONU sembra rendere questo scenario ancora più irrealistico di quanto già fosse.

Andiamo con ordine: il 7 luglio 122 di 193 paesi ONU hanno votato l’approvazione di un trattato che vieta l’utilizzo di armi nucleari. All’assemblea solo un voto contrario (Olanda) e un astenuto (Singapore). Il trattato, tra le altre cose, rende illegittimo l’utilizzo di armi nucleari come deterrente per possibili conflitti. In poche parole, è diventato illegale ciò che per 40 anni di guerra fredda aveva tenuto l’intero pianeta col fiato sospeso. La firma di questo trattato è a dir poco storica: è un primo, fondamentale passo verso il disarmo nucleare mondiale. Tuttavia, il fatto che le nove potenze nucleari del globo (USA, Russia, Israele, Francia, UK, Cina, India, Pakistan e Corea del Nord) non l’abbiano sottoscritto può a ragione sembrare un rilevante ostacolo a questo obiettivo. E’ vero, chi dovrebbe non ha firmato, ma non ci si aspettava altro; il fatto che il trattato sia stato approvato comporta in ogni caso un precedente fondamentale, e ora sarà decisamente più facile da parte della società civile di questi Paesi spingere i governi ad aggiungere la propria firma, anche considerando che la maggior parte degli Stati del mondo lo ha fatto.

Fino ad oggi?
La precedente legislazione internazionale a riguardo consisteva nel Trattato di Non Proliferazione Nucleare, firmato il 1 luglio 1968 da 3 Stati nucleari dichiarati (USA, URSS e Gran Bretagna) e da 40 paesi non nucleari e sottoscritto in seguito da vari altri Paesi tra cui Francia e Cina. Il trattato imponeva di non costruire nuovi armamenti nucleari né ampliare quelli esistenti, ma venne apertamente disatteso da potenze come USA e URSS/Russia, dato che le armi nucleari tra il 1986 e il 1987 sono più che duplicate. La palese non efficacia del TPN ha spinto la società civile di varie nazioni a chiedere un nuovo regolamento, di qui la sottoscrizione del trattato del 7 luglio.

La situazione delle armi nucleari nel mondo
Come anticipato, dal 1970 ad oggi non si è manifestata da parte delle nazioni nucleari una concreta volontà di ridurre il proprio arsenale, anzi; nel 2017 nel mondo sono presenti ancora un totale di 15290 testate nucleari, il 93% delle quali appartiene a Stati Uniti o Russia. Inoltre la presidenza Trump non ha fatto che alimentare questo trend: l’attuale “leader del mondo libero” ha dichiarato di voler ampliare l’arsenale nucleare del Paese perché gli Stati Uniti devono restare “in testa al gruppo” delle potenze nucleari.

Le reazioni
Una dichiarazione congiunta degli ambasciatori all’ONU di USA, Francia e UK ribadisce la contrarietà dei tre governi al documento. Le tre potenze escludono di apporre mai la firma al trattato e sostengono che un divieto di produzione delle armi nucleari sia pericoloso per la sicurezza internazionale, data l’importanza della politica di deterrenza nucleare che “è stata essenziale per mantenere la pace in Europa e nel Nord Asia per oltre 70 anni”.

Al prevedibile “no” delle potenze nucleari si affianca quello, altrettanto prevedibile, degli alleati, cioè in primis tutti i Paesi NATO (tra cui l’Italia). Nessuno di questi Paesi ha partecipato ai lavori che hanno portato al trattato (esclusa l’Olanda, che ha poi votato no) e per ora stanno tutti rispettando le politiche della NATO, anche se arrivati a questo punto non è affatto da escludere che la società civile riesca a spingere i governi ad apporre la propria firma. Un caso particolare è quello dell’Iran, che ha approvato e fortemente sostenuto il trattato, nonostante le controversie legate al suo programma di sviluppo atomico.

In questo clima internazionale, con un presidente degli USA che sembra voler mostrare i muscoli come ai tempi della guerra fredda, la Corea del Nord che lo incalza con test missilistici sempre più inquietanti, lo scenario mediorientale in preda a tensioni di varia natura e l’Europa fragile e in crisi d’identità, la firma di un trattato contro l’uso delle armi nucleari è un segnale estremamente positivo. Bisogna sperare in una futura adesione degli Stati nucleari e soprattutto nel fatto che il trattato venga osservato e rispettato, al contrario di quanto accaduto con il TNP del 1970. L’abbandono della sciagurata politica di deterrenza dovrebbe essere una delle priorità per il futuro per tutte le grandi nazioni del globo: nessuna necessità strategica può giustificare il rischio distruttivo che l’accumulo di armi atomiche comporta. L’unico vero modo per garantire la pace alle future generazioni è eliminare e non produrre più armi; il trattato del 7 luglio non farà miracoli ma di certo è un primo, imprescindibile passo.

Studio Scienze Politiche a Bologna, ma sono nato nelle lande nebbiose della Lombardia. Wittgenstein e Nanni Moretti mi hanno insegnato l'importanza delle parole, perciò scrivo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*