Capitolo 6 – Il segno sul muro

in La sottile linea rossa - Diario di un piddino di

Dev’essere stato a metà gennaio di quest’anno quando per la prima volta guardai su e vidi il segno sul muro. Per determinare una data è necessario ricordare ciò che si vide. Così ora penso al fuoco, alla patina uniforme della luce gialla sulla pagina del mio libro, ai tre crisantemi nella ciotola di vetro sulla mensola del caminetto. Sì, doveva essere inverno e avevamo appena preso il tè, perché ricordo che stavo fumando una sigaretta quando guardai su e vidi per la prima volta il segno sul muro.
Ero a casa di amici, arredata in un modo un po’ retrò, insieme a quella che all’epoca era la mia fidanzata. Non era una velina, non era una soubrette, non era un’arrampicatrice sociale. Sono io l’arrampicatore sociale. Ero stanchissimo, venivo da ore di commissione bilancio delle quali non ricordavo assolutamente niente, che se mi avessero intervistato quelli di Rai Parlamento mi sarei messo a parlare dell’ultima sconfitta dell’Inter, ad opera della Fiorentina del segretario, tra l’altro. Ma, nonostante la stanchezza, non potei fare a meno di notare quel segno sul muro.
“Hai visto lì?”, dissi alla mia fidanzata, senza distogliere lo sguardo dalla parete.
“Lì dove?”
“Lì, sul muro.”
“Cosa dovrei vedere?”
“C’è un segnetto… Sembra…”, mi alzai e mi avvicinai al muro, “sembra il simbolo del Movimento 5 Stelle.”
Lei mi guardò esterrefatta. “Dio mio, ma sei ossessionato.”
“Ma no, guarda! È proprio il simbolo dei grillini!”
Lei si alzò e guardò il muro scettica. “Ma che dici, ****, ma dove lo vedi?”
“È evidentissimo, come fai a non notarlo?”
“Sei fissato, al limite della paranoia. Ma che c’avete contro il Movimento 5 Stelle?”
“Come scusa?”, chiesi io stupito. “Stai scherzando? Ma che domanda è?”
“Una domanda, ****, una domanda molto semplice. Perché siete ossessionati dai grillini?”
Io rimasi a bocca aperta per qualche secondo, sul punto di dire qualcosa che non mi veniva in mente. “Ma perché loro sono il male!”, dissi poi.
“Ma smettila, sei il solito esagerato…”
“No, fammi capire, giusto per essere chiari: hai votato la Raggi alle elezioni?”
“E anche se fosse?”
“Oddio,”, dissi io sconvolto. “Non è possibile. Non ci credo. Ma… ma come cazzo hai fatto?”
“Chi avrei dovuto votare? Giachetti?”
“Mi pare evidente.”
“A te sembra evidente perché sei del PD. A me, che non sono niente, non è sembrato altrettanto evidente.”
“Ma come fa una come te a votare Movimento 5 Stelle?”
“Una come me? Che significa?”
“Una persona della tua classe, della tua cultura…”
“Sei veramente uno stronzo.”
“Cosa?”
“Sei uno stronzo tu e tutti quelli come te. Credi che solo gli stupidi votino cinquestelle? È per questo motivo che perderete le elezioni. Voi fate i superiori, portatori del vessillo della superiorità morale e intellettuale della sinistra. Ma lo sai cosa fa la sinistra quando si distacca dal sentire comune, quando si aliena dal sentimento della gente? Perde. Infatti lo fate sempre, perdete sempre perché siete in un mondo tutto vostro.”
Restai impietrito a guardarla vomitarmi addosso quel tipico livore grillino. Ero sospeso in una sensazione di irrealtà, non riuscivo a dire niente.
Finì così. La nostra serata, la nostra relazione, la mia convinzione di saper capire le persone che mi stavano accanto. Forse era vero, forse ero del PD perché non sapevo capire le persone o non sapevo capire le persone perché ero del PD. Era bastata una stupida pareidolia per far crollare le mie certezze.
Quando tornai a casa mi resi davvero conto di essere rimasto da solo. Vidi la stanza vuota, avvertii un silenzio sconfortante. Mi misi a letto, ma non riuscii a chiudere occhio. Dalla tenda filtrava un’ombra inquietante. Oh, per me era Beppe Grillo.

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