Dove il “fair trade” non è mai esistito.

in La via della Seta di

A seguire la Nostra intervista ad un rappresentante di un’importante azienda Import-Export tra Filippine e Cina. Uno spaccato dei problemi, anche drammatici, che gli operatori nel settore incorrono. Un monito e uno stimolo per una sempre migliore implementazione e monitoraggio delle regole commerciali non solo nell’Occidente, ma in tutto il mondo.

Da operatore commerciale tra Filippine e Cina, quali sono le “regole del gioco”?

Nelle Filippine, la prima parola che ti viene in mente quando senti nominare l’Agenzia Doganale è “Corruzione”. Per anni la si è conosciuta come l’ufficio pubblico più corrotto del Paese. Molti amministratori hanno cercato di ripulirla, ma la corruzione è sempre più radicata. Si dice che ci sia “l’usanza delle tre il Venerdì”, in cui i funzionari si incontrano con gli importatori per ricevere milioni di bustarelle. I funzionari sono di ogni livello, dai dirigenti ai portinai.

Sembra una situazione da far-west. Non c’è modo per il vostro Governo di intervenire sulla cosa?

A causa della guerra alle droghe del Presidente Duterte, di recente vi è un’attenzione speciale alle Dogane. E’ stato nominato un nuovo Commissario e stanno approvando leggi anticorruzione più severe. E’ stato anche installato un sistema di telecamere a circuito chiuso per prevenire transazioni sottobanco. C’è ancora da capire quanto tutto ciò possa essere efficace.

E gli operatori commerciali, come si adattano a questa situazione?

La corruzione nella dogana avviene principalmente dalla dichiarazione dei beni da esportare/importare. Dato che alcune merci hanno dazi e tariffe più basse di altre, gli importatori a volte dichiarano il falso o quantitativi non corrispondenti. Dopodiché, corrompono la Dogana per saltare le ispezioni o per la diretta approvazione. Ovviamente, senza corruzione fioccano le sanzioni, creando perdite economiche disastrose. Tutti gli operatori dunque son costretti a scegliere il minore dei mali, ossia accantonare delle percentuali per le bustarelle. L’onestà paga meno che meno, senza corruzione i funzionari possono fermare i carghi millantando irregolarità e necessità di ispezioni, trattenendo i container e facendo pagare le relative spese.

Per quanto riguarda la Cina, la situazione è migliore o peggiore?

La Dogana nelle Filippine è decisamente più corrotta di quella Cinese. La legislazione commerciale Cinese è più rigorosa ma allo stesso tempo più giusta, rendendo la corruzione non necessaria o comunque non endemica. I funzionari possono a volte chiedere una bottiglia di Alcol per facilitare le procedure, ma è tutto ciò che posso dire. Nelle Filippine, invece, devi far passare una bustarella ad ogni fase procedurale.

Nella tua opinione, il fatto di dover affrontare una corruzione endemica di questo tipo rende il vostro Paese svantaggiato rispetto alla Cina?

La radice del problema è il fatto che le Filippine non possono competere con la Cina in termini di produzione poiché non c’è un grande sviluppo industriale qui. Le ragioni possono essere molteplici:
1- Costi di produzione troppo alti, anche se il nostro costo del lavoro è simile a quello Cinese, la tassazione e i costi di energia e trasporto sono molto più alti. La produzione di massa è ancora qualcosa di estraneo, la cina…è la Cina!
2- La Dogana rende difficile per i produttori importare materie prime o semilavorati imponendo troppe tasse, e “costi aggiuntivi”, come detto prima. E’ molto più semplice comprare il prodotto fatto e finito e pagare di meno.
3 – La Dogana tende a molestare i grandi importatori imponendo tariffe esose.

Credo che ovviamente la nostra economia migliorerebbe se il governo facilitasse alle imprese la produzione in loco, attraverso defiscalizzazioni o incentivi. Tutto proviene dalla Cina, e il denaro non fa che uscire dal Paese. Il maggiore introito di capitali in entrata nel paese è dato dai lavoratori filippini all’estero, considerati i nostri “eroi”.

Ma, uno scandalo di solo un anno fa che coinvolgeva la Dogana ha riguardato le cosiddette “Scatole Balikbayan”. Queste sono scatole di doni e cose di valore che gli expat filippini mandano ai cari rimasti in patria. Di solito ci sono regali come cioccolatini, borse, cibo, e altro. Ma la Dogana è talmente senza scrupoli da rubare perfino ai nostri “eroi”.

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