Costume e moschetto, bagnante perfetto

in Politica di

I riflettori puntati su Chioggia e la sua “spiaggia fascista” hanno rispolverato un dibattito vecchio e mai del tutto sopito: la legge Scelba (che mira a evitare la ricostituzione del partito fascista) e la legge Mancino (più generica, in quanto parla di incitamento alla violenza e odio razziale, etnico e religioso) sono disposizioni sufficienti a contenere la “marea nera” che ciclicamente rischia di sommergere il nostro sistema democratico? E, a prescindere dalla loro efficacia, sono leggi opportune?

Da un lato il PD pensa che tali leggi non solo siano giuste, ma anche insufficienti. È recentissima la proposta di legge dell’onorevole Fiano, che mira a sopprimere tutti quel “folklore fascista” che è presente sulle bancarelle e sulla pagine FB.

Dall’altro il Movimento Cinque Stelle ha parlato di legge “liberticida”, evidentemente cercando di ammiccare a un certo tipo di elettore. Ovviamente i detrattori dei grillini non hanno perduto occasione di parlare di “cinque stelle fascisti”. Il teatro della politica che tutti conosciamo.

Quello che ai più sfugge è che questo dibattito è più grande dei suoi stessi protagonisti, in quanto vede fronteggiarsi due posizioni entrambe nobili: da un lato i sostenitori della c.d. “democrazia protetta”, dall’altro i suoi detrattori. Il paradosso della “democrazia protetta” è presto spiegato: un sistema, che ha quale pietra fondante la libertà di manifestare le proprie idee e di organizzarsi per perseguirle, si protegge bandendo alcune “idee” ritenute pericolose per il sistema stesso. Il livello di questo “bando” può avere diversa intensità (e qui torna la differenza tra l’attuale legislazione e la proposta più stringente dell’onorevole Fiano).

Se le ragioni dei sostenitori della democrazia protetta sono abbastanza intuibili (lo spauracchio di un ritorno, la paura della morte del sistema) le ragioni di chi avversa tale paradosso sono di più difficile comprensione, ma anche interessanti: il fascismo deve essere sconfitto dalla coscienza civile, dalla cultura e dal dibattito pubblico. Condannare certe ideologie è compito di storici e intellettuali, non della legge scritta.

Dover normare per legge tali materie sarebbe dunque una chiara ammissione di paura, di sfiducia nella solidità della democrazia. Lasciamo i fascisti a giocare e radunarsi, il sistema li sbeffeggerà e li terrà isolati senza dover mettere di mezzo la legge.

A me piacerebbe aver tanta fiducia nella democrazia in cui vivo. Davvero. Mi piacerebbe, per una volta e almeno in questo contesto, fare il “grillino”. Ma poi come un martello pneumatico mi sovvengono mille immagini: le svariate pagine fasciste che ho segnalato, le offese antisemite a Fiano, i pellegrinaggi a Predappio, i commenti sui social, l’analfabetismo funzionale che si sta diffondendo (siamo tra i primi in Europa, recuperate l’articolo di Repubblica).

Senza contare la Norimberga che non abbiamo mai avuto, il 25 aprile eternamente contestato.

Allora mi rendo conto che la bicicletta della nostra democrazia ha ancora bisogno delle rotelline e che, se la democrazia protetta è un paradosso, sarà il caso di farsene una ragione e sopportarlo. D’altronde la vita in generale è piena di contraddizioni.

E allora forse, i grillini, più che fascisti, sono semplicemente, drammaticamente e irrimediabilmente degli illusi.

Laureato in giurisprudenza con una grande passione per l'attualità e l'analisi politica. Consumatore vorace di film, serie tv, libri e fumetti

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*