Niger: crocevia tra savana e deserto

in Mama Africa di

Il Niger è sempre stato piuttosto irrilevante: concretizzazione di tutti gli stereotipi che hanno gli stati (non nazione) africani. Corrotto, povero, governato da un regime simil-dittatoriale… Niamey non può di certo permettersi di rifiutare la pioggia di miliardi che l’Unione Europea le sta lanciando addosso per fare da “gendarme” del “Fronte Sud”, la rotta migratoria che passa per l’Italia, dopo che il “Fronte Est” è stato blindato grazie ad un accordo analogo con la Turchia di Erdogan.

Generali. Il Niger conta circa 20 milioni di abitanti distribuiti in maniera eterogenea lungo un’area due volte più grande della Francia, precedente colonizzatore fino al 1960. Con un PIL di appena 7.5 miliardi di dollari e l’Indice di Sviluppo Umano più basso del mondo, non possiamo certamente parlare di una realtà territoriale particolarmente rilevante, anche se il PIL non fa potenza geopolitica. Ancora legata alla sua ex-colonizzatrice, per volume di scambi commerciali e per influenza politica, ha anche forti rapporti commerciali con la Cina, da sempre interessata ad estendere la propria “longa manus economica” sull’Africa. Condizionato dalla dualità della propria geografia, il Niger vede nel Sud/Sud-est concentrate le principali attività produttive che assicurano una relativa sicurezza alimentare al resto del paese, in corrispondenza con le sponde del fiume Niger. Nella parte centrale del paese si concentrano infrastrutture estrattive e materie prime, mentre l’estremo Nord è un’area desertica, incerta ed estremamente importante dal punto di vista geopolitico.

Mahamadou Issoufou

Regime. Il regime nigerino, paradossalmente (?) è diventato più aspro proprio a partire dai finanziamenti ricevuti dall’Unione Europea a seguito del summit della Valletta (fine 2015). Le elezioni si sono svolte in un clima tragicomico di intimidazioni e brogli, con Mahamadou Issoufou eletto per il secondo mandato quinquennale con oltre il 90% delle preferenze al secondo turno, mentre l’altro candidato, accusato di traffico di minori, era chiuso in una prigione nel deserto. Gli aiuti internazionali sono andati quasi interamente a rimpolpare lo scarno esercito nigerino, che ha visto il proprio budget moltiplicarsi per quindici; questi fondi, più che per la lotta ad al-Qa’ida o a Boko Haram (entrambe con una discreta presenza sul territorio), sembrano essere utilizzati per assicurare il potere assoluto al presidente, che ha posto uomini chiave alla difesa, come Hassoumi Massaoudou, e nell’Alta Corte di Giustizia, come Karjdio Mamadou.  Energo Alyans, Optima Energy, Sopamin e il governo nigerino sono i protagonisti dello scandalo “Uranium Gate”, classico esempio di collusione e corruzione della classe dirigente e di soppressione delle libertà di espressione.

Relazioni internazionali. Mahamadou è diventato ora l’improbabile campione europeo della lotta all’immigrazione, uscendone rinforzato come “presidentissimo”. Le due “barriere” europee sono state individuate nel Niger e nel Mali, con diversi esisti: il primo ha accettato entusiasticamente tutte le richieste dell’Unione, puntando a rafforzare il proprio peso internazionale e il controllo sui cittadini esercitato dall’Esercito e dal Ministero dell’Interno, il secondo è più reticente, poiché l’economia dell’emigrazione e le rimesse è fruttata a Bamako oltre 800 milioni di euro. Niamey, per dimostrare buona volontà, ha effettivamente posto sotto sorveglianza i cosiddetti “punti d’acqua”, checkpoint vitali alle porte del deserto, tappe obbligatorie per chi voglia affrontare una simile traversata; il risultata è piuttosto deludente, poiché i trafficanti semplicemente cambiano rotte, diventate più pericolose e incerte, con i migranti sempre più alla mercé delle bande armate del deserto.

Ribelli Tuareg in Niger

Il Niger è uno stato africano assai eterogeneo, con una realtà di gruppi etnici in perenne conflitto tra loro: nel settembre 2016, quando ancora Mahamadou si concentrava solo sui trafficanti di origine tebu, questi proclamarono un fronte armato di autodifesa. Il governo può (e vuole) veramente mettersi contro ai potenti tuareg o ai ricchissimi trafficanti di origine araba? La popolazione, poi, non riesce assolutamente a capire perché sopprimere una delle poche vere fonti di reddito nel paese, il traffico di esseri umani, non percepito come moralmente deprecabile. La scoperta di giacimenti d’oro nel 2014 ha permesso di riassorbire brevemente la tensione sociale, ma sono in rapido esaurimento e la povertà dilagante non accenna a diminuire.

Il Niger si trova nell’occhio del ciclone: Mali, Libia e Nigeria sono infuocati da terribili guerre civili e diversi attentati terroristici destabilizzano ulteriormente le situazione. Tutto questo offre un valido pretesto a Niamey per abusare di una dura legislazione antiterrorismo, espressamente voluta dalla Francia; inoltre, il suo essere l’unico attore geopolitico relativamente stabile nell’area gli assegna il ruolo di naturale interlocutore internazionale per l’Unione Europea.

La questione è estremamente complicata e poco dibattuta dall’opinione pubblica: cosa significa “aiutarli a casa loro”? Il Niger è l’esempio lampante dell’ambiguità di questo famoso slogan: che si fornisca sostegno politico o economico, fino a che punto è moralmente lecito foraggiare regimi autoritari (e quindi il loro esercito), fino a che punto possiamo aspettarci che i fondi “vadano dove debbano andare”? Se la morale possa essere applicata alle relazioni internazionali è un discorso che tralasceremo; il quesito è piuttosto questo, ed è di pura real politik: finanziare regimi autoritari per contenere la ”bomba migratoria” è veramente utile? Nel medio/lungo periodo, probabilmente no: il Niger non può far fronte da solo a questo fenomeno (in più, non lo vuole), gli altri attori regionali sono riluttanti o inaffidabili. La Turchia di Erdogan, inoltre, è una rilevante potenza regionale, che non ha bisogno dei soldi dell’Europa e soddisfa le sue richieste solo per guadagnare margini di influenza e di potenza (spendibili in futuro).

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