Pisapia o non Pisapia, non arriveremo a Roma

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A Firenze dormimmo

e un intellettuale,

la faccia giusta

e tutto quanto il resto,

ci disse ‘No, compagni, amici,

io disapprovo il passo,

manca l’analisi

e poi non c’ho l’elmetto.

Pisapia è il ritratto della Sinistra italiana, con la sua schizofrenica indecisione e triste paura di osare.

Ha ragione quando dice che le polemiche sull’abbraccio alla Boschi lasciano il tempo che trovano e non ha nemmeno torto nel bacchettare gli esponenti della Sinistra che si indignano per la sua presenza ad una Festa dell’Unità (ma non era stata ribattezzata Festa democratica per eliminare anche le ultime sfumature rosse?) quando fino ad un paio di mesi fa essi stessi erano nella maggioranza. La tragedia si consuma sotto altri aspetti.

È tragico che il nascente blocco alla sinistra del centralissimo PD stia ancora supplicando Pisapia di prendere posizione e guidarlo alla vittoria. È tragico che il dibattito sia, da giorni, concentrato unicamente su una foto. È tragico che non si sia ancora capito quale sia la posta in gioco e quale sia l’unica strada percorribile per non finire al 2%.

La Sinistra se continua in questo modo, con Pisapia o senza Pisapia, non arriverà da nessuna parte, né ora né il prossimo anno.

L’Italia è un paese politicamente (e non solo) devastato, lo diciamo quasi con il compiacimento di chi ama dire “eh ma lo sapevamo”, ma i fascismi e gli squadrismi stanno tornando, il razzismo è ovunque nella sinistra come nella destra e la paura di affondare sta facendo risuonare frasi da ventennio. La sinistra non può reagire a questo imbarbarimento del voto (di cui anche il PD negli ultimi anni si è reso protagonista) con una discussione sterile e con leader tanto compromessi quanto inadeguati.

Noi abbiamo tante idee…Noi siamo uguali agli altri, noi siamo come tutti gli altri, noi siamo diversi, noi siamo diversi, noi siamo uguali agli altri, ma siamo diversi, ma siamo uguali agli altri, ma siamo diversi.

Il Movimento 5 Stelle vincerà parlando alla pancia degli italiani stufi di un sistema corrotto e marcio, le destre vinceranno parlando alla pancia degli italiani spaventati dai mori che vengono dal mare e dalle bugie della sinistra, il PD vincerà continuando a spostarsi sempre più in centro, via via verso destra; e noi? Oggettivamente non abbiamo nulla da offrire e se ce lo abbiamo non siamo capaci di farlo capire.

Ci infervoriamo a parlare del Brancaccio, di Assemblee e congressi, ma l’Italia non sa dove siamo e dove vogliamo andare. Parliamo alle teste di poche persone, quando gli altri parlano alle pance di milioni di italiani. Noi dobbiamo parlare ai cuori e l’unico modo per farlo è essere chiari e lavarci di dosso le nostre colpe del passato.

Guardiamo con sospetto chi ha votato Sì il 4 dicembre e riempiamo i giornali di dichiarazioni sulle decisioni di Pisapia. Andiamo in televisione a raccontare che noi sapevamo che sarebbe andata così, finendo per sembrare ancora più saccenti e odiosi di Nicola Morra o Dibba.

Se la Sinistra vuole anche solo sperare di non essere relegata all’orlo più esterno della galassia elettorale deve ripartire dalla gente. I dirigenti devono essere trovati tra i giovani e i vecchi (Bersani, D’Alema, ecc.) possono solo insegnare, ma devono sparire dalle televisioni. Smettiamola di corteggiare Pisapia e cominciamo a parlare di cose serie senza domandarsi, ad ogni tweet, come potrebbe prenderla Montanari.

Le destre non sono ricomparse dal nulla, sono cresciute nutrendosi dei fallimenti della sinistra, una sinistra che ha trasformato enormi ideali in miseri strumenti elettorali e che ora è incapace di fare fronte allo smantellamento dello Stato Sociale per cui tanto si è lavorato. La crisi economica ha svelato tutte le fragilità del sistema e noi fatichiamo tantissimo a proporre soluzioni.

La politica, dai tempi del PCI, è cambiata, esattamente come la partecipazione dei cittadini; dobbiamo prenderne atto e cambiare strategia e comunicazione.

Non ho mai sopportato quelli che tronfi ripetono meccanicamente “ma la destra e la sinistra non esistono più”; hanno torto perché la destra esiste, e diventa ogni giorno più nera…siamo noi che dobbiamo capire se esistiamo ancora.

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

1 Comment

  1. Senza piangersi addosso, ecco cosa diceva Rodotà il 26/01/1992 (NEL 1992!!!)
    ci sono secondo lei nuovi spazi possibili per la sinistra?
    “Credo che gli spazi siano grandissimi. Costruire una “democrazia esigente” vuol dire prima di tutto battersi contro le tendenze all’esclusione che sono sempre più forti nelle nostre società: penso ai vecchi, ai deboli, alla massa crescente degli immigrati. Ma vuol dire anche molte altre cose. Negli anni ottanta si stava affermando una tendenza configurare il diritto sul modello del mercato, escludendo giudizi politici, valori etici, motivi di opportunità. Si era arrivati a dire che “la democrazia deve arrestarsi ai cancelli dell’impresa”.

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