Oltre Macron: Italia e Francia rivali storici

in Fragile Europa di

I mondiali di calcio 2006 sono entrati con prepotenza nell’ immaginario collettivo degli italiani e non ne sono più usciti. Semifinale contro la Germania, chi dimenticherà mai il viso corrucciato della giovane tedesca delusa che fissa il vuoto dopo il temibile colpo di Alex del Piero? La finale è forse meno esaltante, più sporca e feroce, ma alla fine l’urlo liberatorio di Fabio Caressa ci accompagna tutti in un impeto di esaltazione, mentre i francesi portano a casa una cocente sconfitta.

La Francia si è rivelata da sempre un “fratello maggiore” un po’ scomodo per la giovane Italia, un modello di vita verso cui però abbiamo sempre avuto complessi di inferiorità più o meno evidenti. Cattolici, soffocarono nel sangue la giovane Repubblica Romana, mai vollero un’Italia forte e unita. L’Italia postunitaria di Cavour non sarebbe tuttavia nata senza l’insperato aiuto francese, in ultima analisi controproducente per i cugini d’oltralpe: secondo Bismark, questo sostegno avrebbe solamente creato un ingombrante rivale nel Mediterraneo per i francesi (come in effetti fu).

Prima che gli Austriaci potessero essere sbaragliati definitivamente e cacciati dal Nord Italia, Napoleone III si tirò indietro firmando l’armistizio di Villafranca, forse conscio dell’errore. Da lì, infatti, la strada dell’Italia si sarebbe più volte incrociata con quella della Francia statalista, economicamente e politicamente. Dal fratello maggiore prendemmo il tricolore, il nostro esercito guardava a quello transalpino, Cavour, simbolo e fautore dell’Unità, parlava il francese più spesso e meglio dell’italiano e proprio in Francia si era formato.

Questo fratello maggiore non ci ha mai amato e noi, ben presto, non abbiamo più amato lui: il 1 maggio 1881, nonostante le rassicurazioni del primo ministro Jules Ferry, la Francia invase e annesse la Tunisia, su cui l’Italia aveva mire ormai da tempo. Lo “schiaffo di Tunisi” fu un’umiliazione cocente, che consolidò ulteriormente la presenza francese nel mediterraneo occidentale e fece cadere il secondo governo Cairoli. Il rissoso Crispi, sei anni dopo, tentò di imporsi in politica estera intraprendendo una guerra commerciale contro la Francia, dopo aver rinnovato la Triplice Alleanza con Germania e Austria. Queste schermaglie abbatterono l’agricoltura meridionale, e Roma preferì rimuovere le tariffe (senza che la Francia facesse altrettanto) mentre la flotta francese si ammassava a Tolone e venti di guerra sfioravano le nostre coste.

Il 1 maggio, in Etiopia, è festa nazionale: la ricorrenza è quella della terribile disfatta di Adua (vittoria assoluta per gli etiopi) che vide l’esercito italiano praticamente annientato nel 1896 da un’imponente armata indigena. Gli italiani non avevano le giuste mappe, non disponevano di cavalleria ed erano in inferiorità numerica schiacciante. Tutto sommato, però, questo non sarebbe dovuto essere un motivo sicuro di disfatta; molto spesso eserciti europei poco numerosi avevano distrutto forze molto superiori. In questo caso, però, a tutti questi fattori si aggiunsero anche gli armamenti etiopici: la Francia e la Russia avevano armato “i selvaggi” con ottimi cannoni Hotchkiss e con moderni fucili a retrocarica, armamenti sicuramente superiori agli obsoleti fucili Vetterli-Vitali 1870/87 italiani. A Parigi devono aver brindato con champagne, mentre l’intera impresa coloniale italiana naufragava e mentre Crispi, da sempre fautore della Triplice Alleanza e nemico dei francesi, si dimetteva.

La Prima Guerra Mondiale non riavvicinò i due fratelli come si potrebbe pensare: i francesi videro sempre negli alleati italiani gli opportunisti vigliacchi e approfittatori che avrebbero visto i tedeschi trentacinque anni dopo. Non potevano tuttavia respingerci, visto che la pressione sul Fronte Occidentale si sarebbe ridotta notevolmente. Dopo Caporetto, la fiducia per gli alleati italiani scese ancora di più. Le divisioni francesi inviate sul fronte alpino non avevano di certo la funzione di aiutare il fratello italiano quanto di assicurare la tenuta del fronte meridionale francese.

Il 10 giugno del 1940, dal balcone di Palazzo Venezia, Mussolini dichiarò guerra a Francia e Gran Bretagna: il punto di non ritorno. La storiografia dibatte da tempo sulla natura di questa “pugnalata alle spalle”; fatto sta che venne come tale percepita dai francesi e questo condizionerà notevolmente l’immagine dell’Italia “traditrice”. “L’ Esagono” venne sbaragliato dalla Germania, mentre l’Italia non riusciva a riportare una vera vittoria sul fronte alpino.

La Quarta Repubblica francese, uscita dalla guerra confusa, divisa tra il collaborazionismo con il nemico nazista e la resistenza, sconvolta dalla violenta decolonizzazione in Indocina e in Algeria, prestò meno attenzione all’ Italia, alleato obbligato nella Guerra Fredda, mentre il Mediterraneo diventava “lago americano”. La rivalità si è oggi spostata sul piano commerciale e, soprattutto, culturale: nell’ immaginario comune, Italia e Francia hanno entrambe ottimi vini, Milano e Parigi sono le capitali mondiali della moda, l’italiano e il francese sono le lingue “dell’amore”, rispettivamente la quarta e la seconda lingua più studiata la mondo… Questi possono sembrare semplici riferimenti di cultura popolare privi di senso, ma il pop è politica, eccome. Questa eterna ambivalenza, evidente ma non contestualizzata,  non è entrata nel dibattito pubblico italiano prima del famigerato intervento in Libia nel 2011 e delle acquisizioni delle aziende francesi ai danni di quelle italiane, notevolmente intensificate dopo la crisi del 2007-2008.

L’intervento francese in Libia è una sconfitta cocente per la politica estera italiana, la peggiore da decenni e la prova che la rivalità italo-francese è sopravvissuta alla Guerra Fredda, alla NATO e all’ Unione Europea. Nelle cronache di oggi capeggia la figura del novello Roi Soleil, prima amato e poi respinto dai suoi (improbabili) ammiratori nostrani. Emmanuel Macron, per quanto il Presidente nell’ ordinamento francese abbia ampi poteri, non ha apportato alcuna novità alla politica estera francese esercitando continuità, per lo meno nel settore mediterraneo. Il controllo dello Stato francese sui grandi gruppi industriali, l’estromissione dell’Italia dall’ area nordafricana e, in futuro, l’ampliamento dell’influenza francese nel Mediterraneo ai danni di Spagna e Italia… Dice Adriana Cerretelli sul Sole 24 Ore: “Più passano le settimane e più il macronismo mostra una faccia vecchia, quella della Francia di sempre con i suoi istinti dirigisti, statalisti, protezionisti, sovranisti. Europeisti a giorni alterni, solo quando fanno comodo alle sue euro-alchimie di potere”

Dal 2006, l’Italia, terza economia europea, non ha fatto che indebolirsi nei confronti dell’ingombrante vicino/fratello/rivale, seconda potenza economica, che non esita ad approfittarne. Il 9 luglio, quella notte, l’Italia si strinse dipinta d’azzurro, trionfando in Germania contro la Francia; una piccola grande rivincita, esclusivamente sul campo di gioco.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*