Cipro, storia di un muro invisibile

in Fragile Europa di

Qualsiasi bambino si approcci per la prima volta alla cartina geografica dell’Europa ha la naturale tentazione di ‘grattare via’ la macchia informe che galleggia nella zona sud-orientale del Mediterraneo. Col tempo, ogni giovane esploratore che si rispetti scopre che non si tratta di un errore di stampa, ma di Cipro, terza isola più estesa del Mare nostrum- dopo Sicilia e Sardegna- coi suoi 9.250 km². Poco meno delle Marche, per intenderci.

Guardata a vista dalla Turchia a nord e da Libano e Siria a est, la repubblica presidenziale cipriota è divisa in due settori. Quello ‘greco’, che occupa i due terzi meridionali dell’isola e ospita circa 700 mila abitanti, perlopiù cristiano-ortodossi. E quello ‘turco’, che rappresenta il restante terzo settentrionale in cui risiedono circa 300 mila persone, per la maggior parte di fede musulmana. Un’esigua parte del territorio (circa 450 km²), costituita dalle basi militari di Akrotiri e Dhekelia, è posta sotto la giurisdizione inglese: lasciti del colonialismo.

Cipro colonia. Dopo la Guerra russo-turca combattuta tra 1877 e 1878, il Trattato di Berlino (1878) assegnò l’amministrazione di Cipro all’Impero Britannico. L’isola divenne, così, un avamposto strategico a ridosso del Canale di Suez, ‘autostrada’ per l’India, colonia più importante del Commonwealth. L’indipendenza fu raggiunta solo nel 1959, ma immediatamente accompagnata da tensioni di carattere etnico.

La ‘Linea verde’. Nel 1974, la ‘Guardia nazionale cipriota’, coadiuvata dal “Regime dei colonnelli” (giunta militare all’epoca al governo in Grecia), organizzò un colpo di stato a Nicosia: il presidente in carica Makarios III venne sostituito da Nikos Sampson, nazionalista filo-greco. Nel luglio dello stesso anno, l’esercito turco reagì col blitz “Attila”, invasione finalizzata alla tutela della comunità turco-cipriota e terminata con la ‘conquista’ della parte settentrionale del Paese.

Cipro e la capitale Nicosia vennero dunque ‘spaccate’ a tavolino dalla cosiddetta “Linea verde”, tutt’ora esistente. Lunga 180 chilometri, è “l’ultimo muro d’Europa presidiato dai caschi blu dell’Onu”, scriveva Gianni Perrelli su L’Espresso lo scorso 9 febbraio.

La sanguinosa guerra civile (oltre 10 mila vittime) ha accentuato la divisione interetnica dell’isola, facendo emergere diatribe tra le varie famiglie e comunità presenti. Prima del ’74, le due frange della popolazione convivevano pacificamente. Dopo questo storico spartiacque, 200.000 greco-ciprioti furono trasferiti forzatamente dalle regioni settentrionali a quelle meridionali dell’isola. Le stesse misure vennero applicate in direzione opposta. Inoltre, nello stesso periodo, 150.000 turchi provenienti dall’Anatolia furono deportati nella zona di competenza di Ankara. Risultato: a Sud il 95% della popolazione totale è di etnia greca, a Nord il 98% è turco.

Le razzie di beni personali e gli ingenti danni al patrimonio culturale sono state un corollario dei vari traslochi. Per tentare di disinnescare la difficile situazione venutasi a creare, entrambi gli Esecutivi coinvolti hanno optato per la pulizia etnica.

Sviluppi recenti. Nel 1983 nacque l’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro, che – tuttavia – ottenne riconoscimento a livello internazionale solo dalla ‘Madre patria’. Al contrario, la Repubblica Greca è riconosciuta da tutte le nazioni del globo, eccezion fatta per Ankara. Nel 2004, quest’ultima è entrata a far parte dell’Unione Europea.

Sempre nel 2004, all’indomani del grande passo verso Bruxelles, si tenne un referendum per la riunificazione. Interessante notare come a Cipro Nord il 64,9% dei votanti si dimostrò favorevole, mentre a Sud stravinse il “no” col 75,8% dei voti (‘sti dati li avete già visti, vero?).

Le nuove generazioni hanno ampiamente superato le divergenze storiche, politiche e culturali sedimentatesi in passato. Tuttavia, le due comunità preservano una loro specificità, soprattutto a livello confessionale e di relazioni internazionali. Entrambe, infatti, mantengono legami indissolubili con Grecia e Turchia.

La situazione dell’isola continua ad essere complessa e precaria. Pertanto, oltre a non cancellarla dalle cartine geografiche, ogni giovane esploratore che si rispetti sa che Cipro meriterebbe più spazio nel dibattito internazionale. Ma questo, è il prossimo articolo.

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