Destra, sinistra e Diego Fusaro

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Declamando con una magniloquenza da Cicerone post-moderno, avvinghiandosi ai rostri dei talk show televisivi in seconda serata, Diego Fusaro si è imposto come icona pop per eccellenza della divulgazione filosofica in Italia.

Auto-definitosi “allievo indipendente di Hegel e Marx” ed attingendo a piene mani dalle riflessioni della scuola marxiana e neo-hegeliana di Costanzo Preve, Fusaro ha costruito il suo pensiero su posizioni ambigue e controverse. Infatti, pur mantenendo salde le radici nel socialismo scientifico che vede come motore essenziale della storia la dialettica servo-padrone, l’orizzonte filosofico della sua riflessione si tinge del nero cupo di un’utopia tutt’altro che internazionalista, allontanandosi così dalle tradizionali sfumature scarlatte.

L’ombra reazionaria e sovranista del nazionalismo che lentamente si staglia sull’orizzonte d’apparenza del marxismo, partorisce un melting pot ideologico non definibile: un ibrido “rossobruno” che sintetizza elementi della destra e della sinistra tradizionali, proponendosi, in modo piuttosto arrembante, come presupposto del superamento della dicotomia politico-ideologica che ha caratterizzato il “secolo breve” novecentesco, considerata ormai obsoleta. Destra e sinistra costituiscono quindi un fronte unico, il quale collante non può che essere la ridondante e pomposa retorica anticapitalistica ed anti-imperialistica, un mantra di tre o quattro frasi preconfezionate che ricorre ogni qualvolta questo fantomatico castello pare possa crollare, mostrando le sue lacunose crepe. È quindi la disorganicità il punto di forza di un pensiero così teoreticamente eterogeneo: entrarne nel merito significa stare al gioco dell’ambiguità e delle frasi fatte.

Sembra si stia parlando, quindi, di un modo di “filosofeggiare” progettato per coprire i propri cortocircuiti ideologici da un lato attraverso la semplificazione eccessiva, dall’altro con un latinorum filosofico che arricchisce sé stesso con elementi “esotici” di autori ricercati e praticamente sconosciuti, creando così l’illusione della novità e dell’apparente scarto di competenza. Essenzialmente siamo di fronte alla parafrasi di un minestrone già abbondantemente riscaldato, non solo da Preve, da trent’anni a questa parte.

La spiccata tendenza post-ideologica è unita alla peculiarità tutta fusariana di un complottismo che sembra non voler risparmiare proprio nessuno: dall’esercito industriale “low-cost” degli immigrati, che a suo dire sta progressivamente sostituendo la popolazione europea, sino alla catastrofe post-famigliare, che decreterebbe la definitiva atomizzazione dell’individuo, passando per l’antifascismo e l’omofobia, categorie ostracizzanti proprie del “pensiero unico”. Quantomai superfluo sarebbe evidenziare quanto, a tutto tondo, il pensiero di Fusaro vesta perfettamente, volente o nolente, i panni di faro ideologico dei nuovi populismi della cosiddetta “alt-right”.

L’intellettualismo alternativo che Diego Fusaro pare volerci vendere, ben lungi dall’essere una “filosofia della supercazzola”, ma di certo altrettanto lontano dal poter essere definito un “sessantotto” della filosofia post-nichilistica, pare in realtà un disinvolto confezionato di fulmen in clausula che condisce un radicalismo “tous les couts” nel dissenso. Non è il simbolo della catastrofe culturale nell’Italia contemporanea, ma neanche il pensiero più innovativo degli ultimi cent’anni, ecco.

Fusaro è un saggista che ha saputo sfruttare la propria immagine e la propria competenza accademica, vendendosi come pensatore originale e rivoluzionario, contro ogni logica anticapitalistica. Non è il fascista che molti hanno dipinto, è un marxista semi pentito ma nostalgico, con uno spassionato feticismo per gli aforismi di Hegel.

 

 

7 Comments

  1. una prosa meno lacoontica sarebbe possibile? In questo modo si allontanano dalla politica altri che già stentano a districarsi. Si scrive per far capire, non per esibirsi

    • Ciao Francesca, purtroppo per argomenti del genere la semplificazione non è mai un bene. Ti ringrazio comunque per la critica!

  2. Grazie a te per il gArbo con cui hai risposto. Alcuni temi, cmq, per complicati che siano. possono essere trattati snellendo il lessico. Noi in Italia siamo penultimi nella comprensione del lessico, dato su cui meditare. Fusare usa sempre lo stesso lessico, indipendentemente dal contesto, anche su Rete 4 dove l’utenza non è acculturata. Buon proseguimento

  3. Non ha capito assolutamente nulla di Diego Fusaro, un articolo assolutamente penoso…
    L’eterogenicità e disorganicità sono tutte nella misera testa di non è in grado di capire nulla della società di oggi, e ha il cervello vincolato e congelato nella contrapposizione di categorie morte e sepolte come “destra” e “sinistra”, che come spiega in ogni occasione Fusaro sono da tempo superate dalla storia.

    Il peggio del peggio dell’articolo, che quasi mi aveva convinto a non leggere oltre è stato poi quel:
    “L’ombra reazionaria e sovranista del nazionalismo”
    che dimostra un utilizzo delle parole senza la minima conoscenza del loro significato, in altre parole un’infinita ignoranza…
    “reazionario” implica la restaurazione di un ordine costituito in seguito ad un recente cambiamento di assetto politico, nulla di più lontano ed estraneo al pensiero di Fusaro, che è piuttosto un sincero rivoluzionario, dove ovviamente la rivoluzione non è più contro la monarchia o contro l’imperatore, ma contro il globalismo, il mercato la finanza e l’elite mondialista che vuole rendere il mondo un oceano indistinto di consumatori/schiavi senza coscienza nè diritti, e senza più la proprietà di nulla, nè di materiale nè di spirituale.

    • Ciao Carlo, innanzitutto la destra e la sinistra, in quanto categorie politiche, sono vive e vegete e non ancora superate (nella realtà politica, come dice lei, è tutt’altra cosa).
      Per quanto riguarda la definizione di “reazionario” ed i suoi dubbi riguardo la coerenza di questo termine all’interno dell’articolo, si è risposto da solo: la rivoluzione che Fusaro auspica è essenzialmente un ritorno al sovranismo, un passo indietro, contro l’attuale tendenza degli stati a sovranazionalizzarsi. Non è solo una rivoluzione politica, ma soprattutto sociale, un ritorno a quella che è la radice etica famigliare, contro coloro che cospirano per un individuo atomizzato e completamente slegato dalle proprie, appunto, radici. Mi permetta di farle notare che il reazionarismo stesso, quindi, non ha solo accezione politica, ma anche sociale.
      La rivoluzione, per Fusaro, è essenzialmente un’involuzione, un balzo indietro, un’opposizione ad una tendenza sempre più “mondializzatrice”, una “reazione” alla globalizzazione.
      La ringrazio, inoltre per avermi dato dell'”infinitamente ignorante”, che sia ancor più di stimolo per migliorarmi ed imparare.
      Buona giornata.

  4. No no e no, reazionario non significa affato “fare un passo indietro”, significa il ritorno di un assetto politico, e spesso anche di una classe dirigente appena rovesciata, come appunto REAZIONE ad una rivoluzione o a un cambiamento radicale avvenuto nella società, che ha sovvertito il precedente ordine costituito.
    Ora nulla di tutto questo è accaduto: la mondializzazione e la globalizzazione solo esattamete l’opposto di una rivoluzione: è il potere costituito che dà lo scacco matto alla società rendendo in futuro impossibile qualsiasi modifica dell’establishment. Un establishment non frutto di elezioni, non espressione di stati nazionali, ma formato soltanto da entità sovranazionali che detengono il dominio sui mercati finanzioari, sul commercio globale, sulle risorse agroalimentari e cosa più grave di tutte sui mezzi di informazione, privati in tal modo apriori di qualsiasi possibilità di critica del sistema, e di messa in discussione dell’odidine costituito.
    Senza dilungarmi troppo, basta questo per capire che chiamare “reazionario” un filosofo che lotta e si oppone a tutto questo è semplicemente assurdo, ma soprattuto totalmente inappropriato, anche considetrato che il ritorno agli stati nazionali, ai valori familiari, e alle specificità etniche dei vari popoli e paesi, lungi dal rappresentare la restaurazione di una classe dirigente, è semplicemente il disperato tentativo di salvare l’essere umano dalla pressione annichilente e alienante del Mercato Globalizzato, e delle pochissime persone (di cui neanche si sanno i nomi e le identità…) che lo gestiscono e che lo dominano.

  5. Un’altra cosa a proposito di destra e sinistra: la destra dalla notte dei tempi sta dalla parte dei “padroni”, ossia chi crea il lavoro, e in genere ha migliore posizione sociale e disponibilità economica di chi il lavoro lo esercita. La destra parte dal presupposto che il “popolino” sia ignorante e conflittuale, e abbia bisogno di una guida di persone colte e raffinate in grado di fornirgli una società abbastanza ordinata da impedirle di finire preda del caos.
    La sinistra d’altro canto è dalla parte del lavoratore, di chi “sta peggio” a livello economico e sociale, da chi sente che ci si approfitta di lui, che si esercita potere e/o soprusi su di lui, da chi non riconosce alla classe dominante legittimità, e fondamentalmente si vuole sostituire ad essa nella gestione del potere e della cosa pubblica, accusando quasi sempre la classe dominante (difesa dalla destra) di non meritare più la propria posizione di predominanza e di privilegio.
    Da che mondo e mondo queste due realtà si sono alternate, perchè da sempre chi è stato al potere ne ha approfittato per sfruttare la situazione a vantaggio proprio, dei propri cari, dei propri amici, e chi al contrario al potere non c’è stato ha creduto che “lui” al “loro” posto sicuramente avrebbe governato meglio, con più giustizia, saggezza, lungimiranza.

    Venendo a oggi, tutto questo non esiste più.

    1°) Non esistono più i “padroni”: gli imprenditori sono vittime anch’essi, come e più dei loro stessi operai, delle cosiddette “crisi economiche” create ad arte dall’Elite per impoverire e risucchiare risorse ai popoli
    2°) I governi degli stati sono decisi da riunioni segrete (nei loro contenuti) a cui partecipano banchieri e amministratori delegati di multinazionali, come è dimostrato dal fatto che tutti i presidenti del consiglio eletti in italia avevano partecipato poco prima a riunioni del tipo trilateral o bilderberg.
    3°) L’informazione è totalmente controllata dalla stessa Elite, al punto che all’improvviso con una guerra in corso da mesi che coinvolge un’intera nazone come la Siria l’unica notizia che esce in contemporanea su tutti i media del mondo sono “i bambini di Aleppo”, e questo perchè la coalizione, che in combutta con l’ISIS sta da anni combattendo per rovesciare Assad, in quella città in quel momento sta subendo una imprevista fastidiosa sconfitta per “colpa” dell’intervento russo, e si deve aizzare l’opinione pubblica del mondo intero contro Putin, “alleato di Assad uccisore di bambni”
    4°) In questo quadro di crisi economica, di inasprimento delle differenze sociali tra i pochi ricchi e i sempre più numerosi poveri, di distruzione e di scivolamento verso la povertà della classe media, la sè-dicente “sinistra” risulta quella che avalla questa situazione, la considera inevitabile, narra di immaginifici “benefici futuri” della disastrosa situazione presente, e al contempo abbandona qualsiasi difesa delle classi più deboli, passando all’improvviso dalla difesa dei diritti sociali a quella dei diritti civili: la disoccupazione galoppa, le fabbriche chiudono, gli imprenditori si suicidano, le banche truffano i risparmiatori lasciandoli sul lastrico, ma la priorità della sinistra sono le “coppie di fatto”, le “quote rosa”, i “femminicidi”, la violenza su donne/gay (sempre se non compiuta da islamici, in uel caso “è la loro cultura…”), l’improvvisa urgenza di occuparsi dei diritti di tutte le minoranze possibili immaginabili, abbandonando completamente i problemi della maggioranza delle persone.
    E questo non in Italia, o in qualche stato particolare, ma contemporaneamente in TUTTO IL MONDO !!
    5°) Di fronte a questa “sinistra” (che non ha più assolutmaente nulla di sinistra, se non l’impegno per i diritti civili…) la destra come antico difensore dell’ordine e dello status quo non esiste più, ma ovunque si spacca in una “destra liberista” e in una “destra populista”, in cui la prima senza darlo a vedere diventa ovunque spalla e alleata della “sinistra”, individuando la seconda (quella populista) come pericolo e nemico numero uno da combattere e da abbatere con ogni mezzo lecito e illecito.
    6°) Nel paese considerato faro (oltre che esporatore) di democrazia, gli Stati uniti, tutti ormai si rendono conto che democratici e repubblicani lungi dall’essere alternativi l’uno rispetto all’altro sono in realtà espressione dello stesso blocco sociale, degli stessi interessi della classe dominante, e le famiglie che più li rappresentano cme i Bush i Clinton e gli Obama sono tutti amicissimi tra loro, frequentano gli stessi club, le stesse feste, gli stessi happening mondani, ma poi vanno in TV a inscenare delle immaginifiche differenze tanto poco credibili da indurre da una parte e dall’altra candidati indipendenti come Sanders e Trump a denunciare questo sporco teatrino, e a presentarsi come reale alternativa a quella che è un’unica classe dominante a “due teste”. A quel punto l’intero sistema di informazione si scaglia contro di loro, o togliendogli totalmente visibilità, o mettendo in piedi delle “macchine del fango” che arrivano a scovare delle registrazoni audio di decenni prima, in modo da poter creare un’immagine diabilica del candidato alternativo da vendere all’opinione pubblica.

    In conclusione ogni contrapposizione reale tra una destra e sinistra alternative, ed espressione di blocchi sociali, interessi ed istanze diverse viene meno, in tutti i paesi del mondo. La nuova contrapposizione non è più tra destra e sinistra, ma tra da una parte una classe politica costruita ad arte dall’Elite globalista per assecondare i processi di privatizzazione, di distruzione del welfare, di abbattimento delle frontiere, delle dogane e dei dazi commerciali, classe sostenuta e legittimata come unica alternativa possibile da tutte le televisioni e i giornali, e dall’altra i cosiddetti “populisti”, descritti come ignoranti, sovversivi, incapaci, razzisti, retrogradi, complottisti, difensori di un mondo che non esiste più e che non dovrà mai per nessun motivo esistere più.

    In questo quadro mi sembra assolutamente naturale che un intellettuale e un filosofo di alto livello non possa in alcun modo proporsi come “di sinistra” o “di destra” nel senso tradizionale del termine, perchè la contrapposizioni NON E’ PIU’ tra destra e sinistra , ma tra “globalismo” (difeso dalla sinistra e dalla destra liberal) e “populismo”, dove il “populismo” opponendosi da un lato all’Elite mondialista e dall’altra alla distruzione delle nazioni, dei popoli e dei diritti sociali, avrà per forza di cose caratteristiche “di sinistra” come la difesa dei diritti e del lavoro, e dall’altra caratteristiche “di destra” come la difesa dei concetti di nazione, di patria, di etnia, di famiglia.

    Non è che si vuole mettere insieme e fare un minestrone di “cose eterogenee”, si risponde semplicmente al tipo di mondo che si ha di fronte in cui l’elite dominante ha in sè insieme elementi di sinistra (la distruzione dei confini, il mix di razze, la cancellazione dei concetti di patria e famiglia) e di destra (la cancellazione dei diritti sociali, del diritto alla sanità, all’istruzione e alla pensione pubblica, e in generale la cancellazione di ogni servizo pubblico garantito al cittadino, come la stessa acqua), e quindi è perfettmaente naturale, quasi ovvio, che chiunque si voglia opporre ad essa (come in ogni epoca gli intellettuali hanno fatto nei confronti della classe dominante e del potere costituito) non possa essere nè tout cout di destra, nè di sinistra.

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