Caffè macchiato – Primo

in Opinioni di

Con una cadenza poco meno che giornaliera, la pausa caffè delle quattro e mezza aveva preso ormai i contorni di un rituale sacrosanto. I seguaci meno devoti di quella religione profana tendevano a tardare della solita manciata di “tra cinque minuti sono lì”, mentre, al rintocco della mezz’ora, la mia prima sigaretta soffocava in una danza di fumo oltre la colonnina del tabacco ed il portacenere incensava, con l’odore acre del filtro bruciato, l’intero porticato del bar.

Quegli attimi di tregua, tanto dallo studio disperato, dalla calura irrespirabile che la lampada da scrivania restituiva assieme alla luce bluastra e ad un fastidioso ronzio, quanto da ogni tipo di interlocutore fuorché la solitudine dei miei pensieri, si rivelavano sempre essenziali, ma mai abbastanza interminabili.

Ed ecco che in un attimo il tavolo si popolava dapprima dei pedanti delle quattro e mezza in punto, poi dei soliti ritardatari del contrattempo all’ultimo, e man mano ci si addentrava nei soliti vecchi discorsi, avanzi di retorica fantapolitica da pochi spicci: quattro frasi rimasticate sulla sinistra, due luoghi comuni sul berlusconismo, ed un paio di perle sul Ventennio per accontentare anche i palati più raffinati dell’antifascismo.

La babele di voci sembrava potesse crollare nel silenzio, seppur momentaneo, solo quando il cameriere chiedeva se le ordinazioni fossero “quelle di sempre” e se quindi valesse o meno la pena prenderne nota. Di solito congedavano il cameriere con un semplice cenno pur di non interrompersi ed incespicare tra i fili incrociati dei loro sproloqui, ma stranamente, per una volta, i due usuali caffè d’orzo diventarono tre e non vi furono mai più cappuccini ordinati, da quel pomeriggio in avanti.

Ogni volta preferisco inciampare nei mei pensieri, pur di non restare imbrigliato nelle velleità dei discorsi altrui. Cosa manca alla nostra generazione? Di certo non le opinioni autocompiacenti o la retorica costruita sul nulla. Cosa manca davvero?

La passione di un’idea, ecco cosa manca, il sapersi appassionare, portare avanti una causa col cuore e col corpo, non per trasporto o inerzia, non per conformismo o anticonformismo. La politica è il sentimento umano che agisce per l’idea, il credere che la propria causa sia giusta non in visione del proprio bene personale, ma in virtù di un bene comune. Ciò che manca alla politica è voltarsi, superando la diversità delle opinioni, verso un orizzonte comune.

“Allora?” – Mi accorsi che aspettavano solo me: quella volta il cameriere, carta e penna alla mano, avendomi visto piuttosto pensieroso, non si era fidato del solito cenno unanime.

“Un caffè macchiato, il solito”.

 

 

 

 

 

 

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