Che fine ha fatto la Brexit?

in Fragile Europa di

Ormai più di un anno è passato dal giorno del referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, e oramai già diversi mesi sono passati dopo la formalizzazione della procedura di uscita, avvenuta a marzo scorso. Dopo questi avvenimenti, e la folle corsa alle urne dell’ultima primavera, l’argomento sembra essere scivolato lentamente dalla prima alla seconda, e pure alla terza pagina dei giornali.

Il perché di tutto questo è di difficile comprensione solamente a chi è in malafede: al di là di cauti nonché ipocriti “staremo a vedere”, la verità è che il piano del governo britannico per una “Brexit di successo” si è impantanato come cento anni fa sul fronte occidentale.
Il crogiolo di ipocrisia, superato suprematismo britannico e consenso politico si sta -nemmeno troppo- lentamente sgretolando in tre differenti stalli:

  1. L’incapacità di chiarificare lo status giuridico degli immigrati europei nel Regno e vice versa. Poteva essere una questione risolvibile già dai primi mesi di negoziato, invece il protrarsi dell’incertezza in merito rischia di trasformarsi in una vera bomba ad orologeria sociale, nonché un fallimento politico non indifferente.
  2. Il “conticino” da diversi miliardi di euro (i più ottimisti parlano di 50 miliardi) che il Regno dovrà pagare all’Unione per saldare gli impegni finanziari già presi. Chiaramente tale cifra potrebbe essere usata come “moneta di scambio” per continuare a garantire al regno l’accesso al mercato unico, in cambio però di un ulteriore disastro politico (il conto salato non potrà che far sorgere più austerity e malcontento, senza però che ci sia più un’Unione da incolpare). Inoltre, l’impasse è peggiorato dal fatto che…
  3. Le negoziazioni per accordi commerciali con altri Stati non si stanno rivelando né rapide né di successo. Vedasi la grande fatica per avvicinare un partner asiatico come il Giappone. Del resto, chiunque abbia familiarità con la negoziazione internazionale sa che trattati di tale tipo hanno tempistiche molto lunghe, specie tra Stati aventi economie grandi e complesse.

Dunque, che fine ha fatto, o meglio che fine sta facendo la Brexit? Null’altro che ciò che il buonsenso sembra da sempre aver suggerito: un nonsense politico, economico e diplomatico frutto dello scellerato populismo degli ultimi tempi, e alimentato da un governo che, dietro la sua facciata istituzionale ha provato a giocare la carta del populismo in un Paese e in un momento storico in cui, per fortuna, sebbene la malattia è grave, gli anticorpi si stanno rivelando altrettanto tenaci.

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