L’epoca dell’anti-tutto

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Ve lo ricordate l’ispettore Manetta? Quel tipo un po’ burbero che aiuta il Commissario Basettoni tenendo sempre un sigaro in bocca? Ecco, da qualche tempo quel sigaro si è trasformato in un “innocuo” lecca lecca.

E Corto Maltese? Anche la sua sigaretta, sempre pendente dalle labbra è sparita (penso in un tripudio di caramelle alla nicotina). E la comicità un po’ slapstick e un po’ fisica dei vecchi Looney Tunes o dei film dei Monty Pythons? Inaccettabile; perfino in una pubblicità di una merendina.

Siamo in un’epoca esteticamente e mediaticamente violentissima, nemmeno nella Gerusalemme delle Crociate si sono viste certe cose, eppure la censura sta tornando ad essere sport nazionale dell’occidente. Un tempo, in Italia, ad avere il monopolio del benpensare mediatico era il MOIGE, masnada di censori e indignati in grado di bloccare qualsiasi espressione degenerata in nome della salvaguardia dell’angelica purezza infantile (quanti preadolescenti sono stati salvati dalla visione di due uomini che limonano). Oggi, nei social, hanno trovato un potente alleato.

Facebook e Twitter sono ormai sono la valvola di sfogo della rabbia popolare, svolgono quasi una funzione sociale a metà via tra lo stadio di calcio e una clinica psichiatrica. La gente dunque ha un profondissimo bisogno di nemici, elementi sui quali scaricare fiumi in piena di parolacce e cattiveria inespressa.

Ci sono diverse tipologie di bersaglio, simili ma al contempo diversissime tra loro:

  1. Sempreverdi: non passano mai di moda. Sono la classe politica, il gruppo Bilderberg, Big Pharma, i massoni, gli immigrati, le multinazionali e qualche ditta di caffè.
  2. Partigiane: dipendono dall’orientamento politico. A destra ogni male del pianeta è colpa dei comunisti e dei loro amici giudaico-massoni, non c’è storia. A sinistra capita spesso di ritrovarsi a cercare il fascio anche in un asilo nido che abolisce l’utilizzo Pongo nella fascia oraria 9:00/10:00.
  3. Fuochi di paglia: piccoli eventi insignificanti, spesso in periodi vacanzieri, che per circa 24 ore scatenano piccoli focolai di nervoso.
  4. Quando ci si vuole sentire migliori: sono le peggiori. Capita che, tra un incitamento alla castrazione chimica e un “si stava meglio quando si stava peggio” al commentatore seriale venga voglia di combattere per il benessere psicofisico dei suoi simili e soprattuto della loro prole. Ecco allora che compaiono improbabili battaglie anti-fumo, anti-sesso, anti-violenza, anti-merendine, anti-McDonald, anti-sexy shop, anti-erba, anti-porno, anti-qualsiasicosachenonvabene. 

Il punto fondamentale della questione non è il meccanismo che attiva questi attacchi di samaritanismo compulsivo, ma piuttosto il substrato che gli consente di attecchire e propagarsi a tal punto da costringere autori e produttori a cambiare (talvolta stravolgere) personaggi e scelte creative.

Siamo una società, in realtà, iper-oggettiva, ogni cosa è visualizzabile in pochi secondi su uno schermo ed accessibile a chiunque. Proprio questa libertà totale di accesso e commento al tutto rende ogni verità, modo di essere, pensiero e fatto tragicamente riscrivibile e imponibile alla luce del sole.

Quello che si sta facendo negli Usa con le statue di Cristoforo Colombo non è poi diverso dalla fine che ha fatto il sigaro di Manetta, si riscrive, si taglia e si ricuce secondo il nuovo sentire di una maggioranza particolarmente agguerrita e poco incline a mettersi in discussione.

Nella lotta tra razzismo e apertura, tra suprematismo bianco e multiculturalismo, tra salutismo e “gaudenza” e tra mille altre fazioni non esiste (e non si cerca) il dialogo e la convivenza pacifica. Non esistono zone grigie ma solo bianche e nere. Dunkirk di Nolan è un film schifosamente razzista perché gli attori sono tutti bianchi, Guerre Stellari razzista verso gli alieni e Apocalypse Now incita gli spettatori a strafarsi di acidi.

Non sto mischiando cose diverse fra loro, fa tutto parte di un immane processo di soppressione anti-democratica (condotta in nome dei diritti e della democrazia) delle idee altrui. Il dibattito “o noi o loro” nasce e si fortifica in questioni marginali come la sigaretta di un personaggio dei fumetti o del diritto a portarsi un alano di due metri a lavoro e arriva a piena maturazione nel dibattito politico. Il “relativismo estremo da momento di noia” è un circolo vizioso che ha origine e sviluppo nello sfilacciarsi della condivisione di esperienze e verità collettive (spesso in conflitto) e nel tragico declino della cultura del dialogo nel mondo occidentale.

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

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