Focus: il ‘Progetto 20K’.

in (In)stallà, Primo viaggio a Ventimiglia di

Tra le organizzazioni umanitarie radicate nel territorio ventimigliese spicca il lavoro dei ‘Progetto 20K’, gruppo di attivisti – provenienti in prevalenza dalle province di Milano, Bergamo e Bologna – operativo dalla primavera 2016. Tutto è “nato in maniera informale”, ci spiega Jacopo: già negli anni precedenti la fondazione, “molti di noi si erano recati sul campo singolarmente. Volevamo lavorare al tema dell’immigrazione in maniera più strutturata”. Inizialmente, “si era pensato ad un impegno estivo per non mandare l’attivismo in vacanza, ma col tempo siamo riusciti ad allargare la base al di fuori delle relazioni confidenziali. Ad oggi, collaborano con noi 200 persone provenienti da tutta Italia e con biografie estremamente variegate“. Durante l’anno, la presenza dei ‘20K’ è costante: “l’estate è più coperta, ma cerchiamo di dare continuità anche in inverno e in primavera”. La sede operativa, chiamata ‘Eufemia’, è in co-gestione con altre due associazioni: ‘Meltingpot’ e ‘Popoli in arte’”.

Ventimiglia è una realtà in costante evoluzione. Ciò fa sì che il lavoro svolto cambi quotidianamente. Di base, l’organizzazione delle attività è spalmata su più turni e dipende “dalle forze disponibili e dal contesto”. Si distribuiscono cibo e vestiti, ma sono anche disponibili un info point – dove “i ragazzi possono caricare i cellulari” oppure “usare i computer per palare coi familiari rimasti in patria e cercare informazioni utili alla prosecuzione del viaggio” – e un legal point “in cui alcuni avvocati seguono una cinquantina di persone nelle varie tappe del loro iter burocratico”. Quando i ranghi sono completi, “diamo una mano alle associazioni internazionali di stanza in Francia, con cui siamo in stabile sinergia”. I ‘20K’ curano con particolare attenzione l’aspetto ‘umano’ del processo di accoglienza: “andiamo sotto il ponte delle Gianchette o davanti la Chiesa antistante per chiacchierare coi migranti”. L’obiettivo è “creare un dialogo”, “sviluppare processi di autodeterminazione”. Spesso, infatti, il sistema di accoglienza italiano induce “a trattare i migranti come pacchi” da sballottare da un centro all’altro.

Importante anche la presenza sulla frontiera per monitorare eventuali trasferimenti. Il modus operandi è ormai consolidato: “da Grimaldi partono pullman (alle volte francesi) di 50 posti da riempire di migranti”. Se, dopo il blitz, ci sono ancora sedili disponibili, “si scende in città per ulteriori rastrellamenti”. I malcapitati, selezionati in modo sommario, vengono portati in Questura. Chi non ha credenziali adeguate a rimanere, viene rispedito Taranto. “I ragazzi ci restano almeno due notti, ma poi ricominciano il viaggio per tornare a Ventimiglia: 800 chilometri di distanza non spaventano chi è sopravvissuto al Mediterraneo”, racconta Jacopo.

Divulgare un messaggio di accoglienza non è impresa facile: “il panorama nazionale – in primis alcuni partiti politici e testate giornalistiche – fomenta odio verso il ‘diverso’”. Tuttavia, “ci sono risposte concrete da parte delle molte persone che hanno voglia di battersi per la nostra stessa causa”. A livello locale, “le istituzioni non danno risposte adeguate, alimentando razzismo”. Anche per questo, il lavoro dei ’20K’ è stato più volte ostacolato: “si è provato più volte ad impedire l’apertura del nostro info point”; l’anno scorso, poi, “siamo stati penalizzati da un’ordinanza del sindaco che vietava la distribuzione di cibo ai migranti”. Inoltre, “associazioni di cittadini indignati cercano di spezzare il filo di solidarietà per paura”. Si inserisce in questo contesto la manifestazione dello scorso 9 agosto contro la costruzione di un centro di accoglienza per adolescenti: “il sindaco dà legittimità a persone che fanno guerra a 40 minori”, dice Jacopo. Spesso ci si lamenta del degrado urbano, senza però tenere conto delle pressioni delle ONG che da tempo “cercano di risolvere il problema igienico-sanitario delle Gianchette” suggerendo la costruzione di bagni chimici sotto il ponte.

Contro ogni sensazionalismo, “vogliamo fornire una narrazione alternativa di ciò che accade in questa terra”, non tralasciando “gli abusi della polizia e le pecche di un sistema di accoglienza che non funziona”, spiega Jacopo. Ventimiglia, terra di frontiera, ha da sempre fatto i conti col tema dell’accoglienza: da qui sono transitati “curdi, slavi in cerca di riparo dalle Guerre civili e magrebini in fuga dalle Primavere arabe”. Eppure, la sensazione è che, al momento, Ventimiglia due conti col suo passato proprio non voglia farli.

Ps. l’immagine in evidenza è stata scaricata dalla pagina Facebook ‘Progetto 20K’.

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