Catalogna, i numeri per un cocktail politico mortale

in Fragile Europa di

Il referendum per l’indipendenza della Catalogna e la violenta e sciocca repressione Spagnola segnano una ferita profonda nelle relazioni tra governo Spagnolo ed i suoi enti locali. Un evento tragico per la democrazia e latore di conseguenze tanto imprevedibili quanto potenzialmente drammatiche.

Questa crepa in quello che è il vero e proprio tessuto democratico della Nazione spagnola richiede tuttavia un’analisi quantomeno coerente delle cause che hanno portato ad un tale livello di tensione in Catalogna, cercando di dimostrare, da un lato, che le istanze propriamente indipendentiste sono sorte in un determinato momento socioeconomico della regione, e dall’altro, per logica conseguenza, che le ragioni per una tale “escalation” sono ben altre non solo rispetto all’identità territoriale della regione, ma anche rispetto alla mera differenza di PIL tra Catalogna e resto della Spagna.

 

Il PIL della Catalogna rappresenta, dal 2003 ad oggi, circa il 19-20 % dell’intero PIL spagnolo. Cifra considerevole se si considera innanzitutto il fatto che l’ammontare di PIL prodotto in Catalogna è rimasto costante, se non leggermente in crescita, attorno ai 200 miliardi di Euro per tutto il decennio 2007-2017. Un dato notevole che se raffrontato all’andamento altalenante dell’economia spagnola, rende l’immagine di una regione relativamente stabile e prospera.

 

Allo stesso modo, e in coerenza con i dati sul PIL, i dati del PIL pro capite catalano mostrano un saldo distacco, che si mantiene costante di circa 5-6.000 euro tra la Catalogna e il resto del paese, fino al arrivare all’attuale 30.000 euro pro capite Catalano contro i 24.000 spagnoli.

 

Di tutt’altro avviso invece sono i dati riguardanti i tassi di disuguaglianza della distribuzione di reddito tra il quintile superiore della popolazione e quello inferiore. Tale tasso, misurato in punti, mostra come dal 2004 al 2008 il tasso di disuguaglianza fosse ridotto rispetto al resto del paese, per subire poi un’impennata nel biennio 2009-2010 e raggiungere il picco, ossia il medesimo tasso di disuguaglianza del resto della Spagna, nel 2012.

 

Questi dati, per quanto di per sé non troppo significativi, assumono un colore interessante se rapportato alle vicende indipendentiste spagnole.

 

Dal 2004 al 2009 il dibattito politico Catalano si è incentrato soprattutto nel tema dell’autonomia regionale. Da qui, una serie di tentativi politico/istituzionali per far approvare un nuovo statuto per la regione che ne sancisse l’autonomia in svariati ambiti di competenza (tra cui quello fiscale), tutti falliti, fino a culminare con una Sentenza della Corte Costituzionale Spagnola del 2010 che ne ridusse i contenuti e restrinse quanto più possibile l’interpretazione.

 

Fino a questo punto, tuttavia, il fenomeno dell’autonomia catalana è spiegabile nel quadro della non facile dialettica istituzionale riguardante la “devolution”, sempre cara a territori stabili e benestanti, e sempre osteggiata dai governi centrali.

 

Interessante è invece osservare come la piega di tale dibattito verso il tema dell’indipendenza la si osservi a partire dal 2009, frutto di una mobilitazione della società civile in tal senso. Ancora più rilevante è che il tema dell’indipendenza ha assunto centralità nel dibattito politico proprio dopo una serie di manifestazioni nell’anno 2012, risoltesi con nuove elezioni nel novembre di quell’anno e con un chiaro mandato politico: ottenere l’indipendenza.

 

 

 

Al di là della banale motivazione per la quale le spinte indipendentiste sono il frutto della crisi economica (intesa come débâcle generale), il dato interessante si concentra sui tassi di disuguaglianza nella regione stessa. E’ opinione di chi scrive che, a fronte dei dati disponibili, la demagogia dell’indipendenza Catalana mascheri un drammatico disfacimento del suo tessuto sociale, chiaramente trascurato dal governo centrale Spagnolo, ma non solo: tale fenomeno è stato mal gestito anche dal Governo Catalano.

 

Il fenomeno recente dell’uso del referendum sempre più spesso si rivela uno strumento per coprire scelte sbagliate, inottemperanze politiche, e permesse speculazioni a danno di fascia di popolazione poco protette in periodi anche antecedenti a quello attuale.

 

Sfortunatamente, per ora, tutti i rimedi si stanno rivelando peggiori dei mali.

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

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