Wild Wild Veneto

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Tempi interessanti in Veneto. L’attuale presidente di regione (e non Governatore, con buona pace di chi crede di essere negli U.S.A) Luca Zaia ha dato il via a un’iniziativa politica che porterà a un referendum il 22 ottobre. Consultazione che servirà per sondare la volontà del popolo veneto di ottenere un maggior grado di autonomia. Zaia vorrebbe andare a Roma con un bel paccone di “sì” da sbattere sul tavolo di Roma ladrona, così da avere una forte giustificazione politica su cui basare le proprie pretese. Un forte ammiccamento alle tendenze autonomiste, se non indipendentiste, che da sempre e bipartisan serpeggiano nella regione.

Nel contempo Zaia, in pieno scontro Lorenzin-antivax, proponeva una moratoria all’obbligo vaccinale di almeno un anno. Sosteneva di non avere nulla contro i vaccini, ma che bisogna dare più tempo alla gente. Peccato che il morbillo non rispetti le tempistiche della politica, ma tant’è.

Salvini arriva in sostegno al suo vassallo, approvando il comportamento di Zaia. Il perché è presto detto: Zaia è il satrapo del Veneto, gode di un consenso larghissimo e sta allungando artificialmente la vita della lega in Veneto, che dà un’impressione di salute solo grazie al carisma personale del presidente di regione. Oltretutto, per i non veneti, è opportuno specificare che la componente veneta della Lega è sempre stata la più ribelle e la più maldisposta nei confronti della trazione lombarda del partito. Tutti i segretari leghisti si tengono buono il Veneto, perché questa regione è molto veloce nel diventare bizzosa e ingestibile.

A un certo punto, però, il colpo di scena: niente più moratoria. Zaia piega la testa di fronte al ministero della salute. O, secondo chi scrive, piega la testa di fronte a una telefonata di Salvini che lo avrà convinto a fare dietro front per il bene del partito. I leghisti sono molte cose, ma non antivax. L’antivaccinismo in Italia è legato  a una componente distorta multiforme di certa sinistra alternativa o di gente che non vota per un presunto marciume del sistema. L’immigrato criminale è da leghisti, non i vaccini. E infatti sono praticamente assenti dichiarazioni di Salvini in merito.

A questo punto il lettore si chiederà dove vuole andare a parare il presente articolo, citando due fatti politici assolutamente separati e indipendenti. Ma qui, prima di arrivare al nocciolo, occorre fare un’ulteriore premessa spiegando la differenza tra il sistema istituzionale e il sistema politico di un Paese. Il primo è l’insieme di cariche, monocratiche (Presidente della Repubblica, Presidente del consiglio ecc) o collegiali (Parlamento, Senato) e di poteri a esse associati che, insieme e controllandosi a vicenda, descrivono il funzionamento della macchina pubblica. Il secondo è l’insieme delle forze politiche e partitiche che, giocando a braccio di ferro tra loro (i classici poteri di forza dettati dal numero di voti, che ingrossa o indebolisce un partito) vivono all’interno del sistema istituzionale, adattandosi a esso ma allo stesso tempo modificando le istituzioni.

Lo stesso discorso vale per la dicotomia Stato centrale – Stato federale/regionale.

Uno stato è veramente regionalista se esistono esponenti politici che hanno una prospettiva regionale. Se il politico lombardo o emiliano, facente parte di un partito nazionale, riesce a rendersi indipendente dal proprio segretario e a “portare a casa” il risultato per la propria terra a prescindere dalle logiche di partito. Solo in quest’ultimo caso avremo un seme di stato regionale a prescindere da riforme costituzionali o iniziative legislative. Il sistema istituzionale inizierà a mutare e in un secondo momento arriverà la legge scritta, a regolare e ufficializzare qualcosa che era già in atto.

Al contrario, il presidente di una regione autonoma, che scatta sull’attenti a una telefonata da Roma del segretario di partito, vanificherà il sistema istituzionale che gli dà più poteri perché declinerà il proprio agire sempre e solo per il bene della propria forza politica e non della compagine territoriale che rappresenta. Ecco che il sistema politico uccide ciò che il sistema istituzionale mette a disposizione.

Ed ecco che, come in un cerchio, torniamo al punto inziale: Zaia, prima che veneto, è un leghista. E il dietro front sui vaccini (a prescindere che nel caso specifico sia stato un  bene) secondo me ne è un sintomo. E allora mi chiedo se un referendum sull’autonomia abbia senso, se il sistema politico non è ancora pronto. E lo stesso discorso si può fare per Emiliano in Puglia e tutti gli altri presidenti di regione. Messi lì per grazia o imponendosi sul segretario di partito. Nel primo caso il “Governatore” si comporterà da vassallo, nel secondo caso userà la regione come un trampolino per tornare sul palco nazionale e scalzare il re dal trono.

L’autonomia, prima che sistema politico e istituzionale, è cultura e mentalità.

 

Laureato in giurisprudenza con una grande passione per l'attualità e l'analisi politica. Consumatore vorace di film, serie tv, libri e fumetti

2 Comments

  1. Anch’io condivido. Bravo Mirko, hai centrato il segno. Qui nel Veneto, si dice che Zaia non abbia a cuore nemmeno l’ecologia, perché, sempre si dice, che abbia preso voti attingendo a piene mani dalle associazioni di cacciatori e di motociclisti, che certo non sono ecologisti. La pedemontana, voluta dalla lega del Veneto, che si sta costruendo in gran parte in “trincea”, sta devastando il territorio alla faccia di chi si preoccupa del consumo del suolo. Condivido il titolo “Wild Wild Veneto” di questo tuo bell’articolo

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