La Meglio Gioventù

in Appunti cinefili di

Nel 2003 Marco Tullio Giordana, reduce dal successo de “I Cento Passi” realizza forse l’ultima opera degna di nota prodotta dalla RAI, La Meglio Gioventù. Questa pellicola di 6 ore doveva essere distribuita dalla Rai in 4 parti da 2 ore l’una, ma il successo riscosso al festival di Cannes convinse i produttori a proiettarlo nei cinema, prima di passarlo in TV. In seguito è stata proiettata anche in America, dove ha ricevuto un’accoglienza entusiastica, sia dalla critica che dal pubblico.

Il film segue le vicende di due fratelli, Nicola e Matteo, i quali, a metà degli anni ’60, studiano rispettivamente Medicina e Lettere. Dopo un esame di Nicola i due, insieme con alcuni amici, partono per un viaggio, durante il quale conosceranno Giorgia, una problematica ragazza abruzzese, che cambierà la vita dei due fratelli. Lo spettatore vedrà i protagonisti amare, crescere, litigare e scappare via da tutto, fisicamente e metaforicamente, accompagnandoli fino al 2003.

La scena dell’esame è probabilmente la più famosa del film ed è necessaria per comprendere a pieno l’opera di Giordana. Il professore suggerisce a Nicola di scappare dall’Italia, un Paese bello e inutile, in mano ai dinosauri, destinato a morire. Nicola allora chiede al professore il perché lui stesso non vada via, ed è la risposta del professore a dare la chiave di lettura del film: Non va via poiché è lui stesso uno dei dinosauri da distruggere.

Il viaggio dei due fratelli, e dei loro amici e famigliari, è incentrato su questo perenne scontro con i dinosauri da distruggere, che infestano l’Italia e si presentano sotto i visi di persone tranquille e arrivate così come di rivoluzionari. Ma i dinosauri non sono rappresentati solo da persone, ma anche dalle istituzioni e dai pregiudizi derivanti dalla morale di una nazione ancorata a principi a volte troppo vecchi, a volte semplicemente insensati.

Come molti potrebbero aver intuito un film che percorre una storia lunga dal ’66 al 2003, in un paese come l’Italia, non può non essere pervaso dagli eventi storici di quel periodo. Giordana non solo lascia che i suoi protagonisti siano testimoni di tutto ciò, ma li rende partecipi e protagonisti, a volte nello stesso schieramento, a volte in schieramenti antagonisti tra loro, dei principali avvenimenti degli anni. Vedremo la lotta studentesca sia dagli occhi degli studenti che dei poliziotti, osserveremo la lotta all’inquinamento e alla mafia dagli occhi di un magistrato, vivremo le riunioni dei membri delle brigate rosse, la clandestinità di una madre che non può veder crescere la propria figlia per combattere per le proprie convinzioni, così come la vita sotto scorta di un banchiere minacciato dalle stesse. Passeremo dalle battaglie comuni per il divorzio e per il miglioramento delle condizioni degli ospedali psichiatrici, a quelle personali dei protagonisti contro la legge, la disoccupazione e la depressione.

Quando si racconta una storia del genere si corre il rischio di pendere verso il lato storico, creando personaggi vuoti, meri osservatori della realtà, senza una vera e propria caratterizzazione o, viceversa, si cerca di plasmare la realtà storica per asservirla alla storia che si vuole raccontare, al messaggio che si vuole far passare. Il regista è riuscito a bilanciare i due aspetti, creando una storia forte e dei personaggi che restano impressi ( specialmente quello di Matteo, vero motore e protagonista del dramma), lasciando che le loro storie siano influenzate in pieno dalla storia di quegli anni, della quale sono sia spettatori che protagonisti.

Adesso fate il confronto con le attuali produzioni Rai e andate a piangere all’angolo.

Sono appassionato di cinema, letteratura e politica. In poche parole non mi piace uscire ma detto così pareva meno brutto.

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