“Arrestatelo! È un comunista!” – Il maccartismo ad Hollywood

in Appunti letterari di

“Amici? Quali amici? Chi diavolo ha il lusso di avere degli amici? Ho alleati e nemici. Non c’è spazio per nient’altro.”
L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo

La magnifica Hollywood degli anni ’40 e ’50 non era solo quello che sembrava.
Lo spettro del comunismo aleggiava su tutto l’Occidente, il pericolo rosso era in agguato, pronto a fagocitare “il sistema democratico migliore del mondo”. Almeno stando a sentire gli americani. Gli Stati Uniti hanno sempre vissuto nell’isteria del possibile avvento del comunismo e hanno sempre fatto di tutto per contrastarlo con ogni mezzo.
Nel 1947 la guerra è finita, l’alleanza tra la Russia comunista e Stati uniti per vincerla anche, e la Commissione per le attività antiamericane – guidata dal senatore McCarthy e dal grande inquisitore, capo dell’FBI, J. Edgar Hoover – inizia a porre sotto la lente di ingrandimento anche la fabbrica dei sogni americana dando inizio alla grande caccia alle streghe del ventesimo secolo.

Il contesto è quello delle lotte sindacali e degli scioperi nell’industria cinematografica che mettono contro i lavoratori e i grandi produttori hollywoodiani, della crescita delle adesioni al partito comunista americano (50.000 tessere), della sinistra che si insinua nei movimenti sindacali, negli ambienti artistici e tra chi – durante la grande crisi del sistema capitalistico – ha posto il suo sguardo politico altrove.
Con la fine della Seconda Guerra Mondiale e della proficua ma assolutamente anomala alleanza tra Russia e Stati Uniti, in America si ricomincia ad odiare e contrastare il comunismo e a cercare di creare un base di consenso comune tra democratici e repubblicani, conservatori e progressisti intorno alle politiche della Guerra Fredda e dell’anticomunismo. Con il decreto esecutivo 9835 del marzo del ’47, il presidente Truman dà il via ad un programma capillare di indagini per individuare qualsiasi infiltrazione di “persone inaffidabili” nell’apparato statale americano, che indaga circa 6 milioni di dipendenti. Con questa atmosfera di caccia spietata al nemico rosso, è facile per il senatore McCarthy arrivare a sostenere, senza prove, che migliaia di sovversivi comunisti siano infiltrati nel dipartimento di Stato. Qualche mese più tardi, è altrettanto facile per McCarthy attingere alla lista nera pubblicata dall’editore del The Hollywood Reporter, Wilkerson: Dalton Trumbo, Henry Meyers, Lester Cole e tantissimi altri vengono accusati di essere comunisti o simpatizzanti tali e di fare propaganda comunista nei loro film e in breve tempo la Commissione per le Attività Anti-Americane cita come testimoni registi, sceneggiatori e attori hollywoodiani per valutare la veridicità delle accuse. Il clima negli Studios si fa rovente, tra crolli e delazioni: c’è chi punta il dito (Walt Disney, Ronald Reagan, Elia Kazan, Larry Parks) e chi solidarizza con gli accusati (Humphrey Bogart, Lauren Bacall) pur nei limiti del timore di essere a loro volta tirati dentro l’inchiesta. Alla fine dell’inchiesta, la lista dei dieci sovversivi di Hollywood è stilata e i registi e gli sceneggiatori che ne fanno parte vengono licenziati dagli Studios, processati e condannati.

Questo pesante clima di “caccia alle streghe” continuò per anni, coinvolgendo altri numerosi impiegati dell’immensa macchina produttiva di Hollywood e segnando profondamente la vita dei “rossi”. Molti di loro, Trumbo su tutti, continuarono a lavorare sotto pseudonimo, ma il Maccartismo ad Hollywood produsse conseguenze difficilmente quantificabili: vite devastate, carriere distrutte, lavori firmati sotto pseudonimo o da prestanome o addirittura non firmati.
La fine della caccia ai comunisti (denunciata metaforicamente anche nell’opera teatrale di Arthur Miller, “Il crogiuolo”) coincise con la crisi politica del senatore McCarthy, che nel ’53 avvio un’inchiesta sull’esercito statunitense; le reazioni negative all’atteggiamento di McCarthy fioccarono sia ai piani alti che nell’opinione pubblica e la sua popolarità subì un crollo verticale. Contemporaneamente Alfred Hitchcock accreditava l’attore sulla lista nera Norman Lloyd come produttore associato della sua serie televisiva Alfred Hitchcock presenta; subito dopo, numerose produzioni televisive della CBS inserirono i corretti crediti di autori, musicisti e attori che facevano parte della lista nera; anche Trumbo alla fine ebbe la sua rivincita, comparendo negli anni ‘60 come sceneggiatore di Exodus e in seguito, su stretta richiesta di Kirk Douglas, di Spartacus per la regia di Stanley Kubrick.
Il Maccartismo allentava la sua morsa su Hollywood ma il metodo McCarthy, basato sul sospetto generalizzato e su accuse irrazionali e senza prove, resta uno dei simboli più oscuri dell’intolleranza americana durante la Guerra Fredda.

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