Utopia

in Appunti cinefili di

Agli inizi del 2013, sulla televisione britannica, approdò Utopia. Nel 2014, dopo appena due stagioni e 12 episodi, la serie venne cancellata, nonostante i buoni ascolti e l’altissima qualità delle puntate, lasciando questo capolavoro senza un finale. La chiusura di questa piccola perla resterà sempre uno dei più grandi misteri del mondo della serialità.  Secondo alcune indiscrezioni, la cancellazione è stata dovuta alle controversie derivate da certe tematiche trattate nel corso della serie. Effettivamente è raro trovare un prodotto per la televisione che si sia spinto così lontano.

La storia ruota attorno ad una Graphic Novel, Utopia, tanto bella quanto misteriosa. In circolazione si trova solo il primo capitolo e la vita dell’autore è completamente oscura. Si sa solo che è stato in Manicomio per un certo periodo della sua vita. Alcuni lettori, che comunicano solo online tramite un blog, vengono in possesso di una copia del secondo volume del fumetto. Dal momento in cui si riuniscono i protagonisti iniziano ad essere inseguiti, minacciati, rapiti e torturati dai membri di diverse organizzazioni, governative e non, tutte in competizione per entrare in possesso del fumetto.

Nel corso della (breve) vita di questa grandissima serie vengono affrontati molti argomenti complessi. Si passa dai dubbi etici intorno alla tortura e all’omicidio, al controllo delle nascite dovuto alle carestie (qualcuno ha detto Malthus?), passando per le ingerenze dei poteri economici all’interno della vita politica e amministrativa della Gran Bretagna, senza disdegnare un gran numero di teorie del complotto, che poi sono il cardine della vicenda, riguardanti i servizi segreti di tutto il mondo. In tutto questo miscuglio di temi e teorie assurde gli sceneggiatori hanno trovato anche il modo di inserire un regalo per noi abitanti del Bel Paese e per i nostri complotti.

Fin dalla prima scena lo spettatore viene catapultato in un mondo violento e insensato, dove le singole vite non contano nulla, dove si uccide e si viene uccisi senza una ragione vera e propria, in nome di un non meglio precisato ideale, ideale che le vittime, solitamente, nemmeno conoscono. La sensazione è quella di ritrovarsi catapultati dentro una guerra, combattuta da persone che non volevano farne parte, e che non sanno per cosa combattono, mentre intorno a loro le vita degli altri procedono come se nulla stesse succedendo.

A differenza di Black Mirror, altra serie inglese molto famosa che ha fatto dei temi controversi il suo pilastro, Utopia non da alcun punto fermo a chi la guarda, non cerca di porre un accento negativo su nessun comportamento, non crea una cesura tra buoni e cattivi, non mette in cattiva luce nessun personaggio, nessuna fazione, nessuna idea, anzi cerca di dare il maggior risalto possibile ad ogni giustificazione possibile per il comportamento dei protagonisti. Anche quando pianificano genocidi. Anche quando ricattano persone. Anche quando uccidono bambini. Ed è questo che terrorizza della serie: Il fatto che, ad un certo punto, senza accorgersene, ci si ritrova a pensarla come i “cattivi”, a giustificare comportamenti che, durante i primi episodi, si erano stigmatizzati. E la simpatia che si prova non è paragonabile a quella che si può sentire verso i criminali di certe fiction, dipinti spesso come degli eroi romantici intrappolati in una vita violenta, o verso i cattivi di alcuni film horror, che vengono visti come vittime degli eventi, ma che, in entrambi i casi, sono personaggi lontani. In Utopia si arriva ad immedesimarsi nei protagonisti, e ci si sente male perché ci si chiede cosa si sarebbe fatto nella loro situazione, o con chi ci si sarebbe schierati. E la risposta, nella maggior parte dei casi, non è confortante.

Sono appassionato di cinema, letteratura e politica. In poche parole non mi piace uscire ma detto così pareva meno brutto.

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