Capitolo 9 – Il tiranno dei mondi

in La sottile linea rossa - Diario di un piddino di

Un mormorio leggero aleggiava nella camera. Era quasi impercettibile. Un piccolo suono irregolare, ma inconfondibile e mortale.
Non era questo, però che aveva svegliato **** dal sonno affannoso e pesante, bensì il ronzio insistente che gli giungeva a intervalli dal tavolino da notte.
Tentò invano di scacciarlo girando la testa di qua e di là sul cuscino. Poi, senza aprire gli occhi, sporse una mano e recuperò il vibrante iPhone.
“Pronto!” borbottò.
“Abbiamo perso.”
“Cosa?”
“In Sicilia. Abbiamo perso.”
Clic. Schermo di nuovo nero.
Tutto di nuovo nero.
Non che **** non lo sapesse. L’aveva sempre saputo, in fondo. La mazzata era proprio dietro l’angolo, ma chi è di sinistra (o almeno cerca di esserlo, nonostante tutto) la sconfitta se la aspetta sempre, come un interista dopo tre vittorie consecutive. Non è pessimismo, è realismo, è una sensazione di sofferenza perenne, è puro esistenzialismo.
**** si alzò dal letto e andò in cucina. Riempì metà bicchiere e buttò dentro due aspirine. Sentiva di avere lo stesso mal di testa che aveva avuto la notte in cui la sua ex lo aveva mollato.

Era stata una notte insolitamente scura, quella. Un black out aveva annerito la città. Lui, fermo vicino alla finestra, attendeva che qualcosa davanti ai suoi occhi si illuminasse. La sua ragazza aiutata dalla torcia del telefono gli si avvicinò e, braccia conserte, iniziò.
“Io e te dobbiamo parlare.”
“Anche io volevo parlarti. L’altra sera ho visto quel film che ci aveva consigliato Marco e devo dir-”
“Non cambiare discorso.”, lo interruppe lei.
“Quale discorso? Non avevi iniziato ness-”
“Senti ****, io e te non possiamo continuare così.”
“Così come?”
“Siamo troppo diversi.”
“In che senso?”
“Non posso stare con uno che va in televisione a difendere quello che dice Renzi.”
“Cosa?”
Per un attimo restò indeciso sulla reazione da avere. Era al buio, sentiva solo la sua voce e non riusciva a capire se lei fosse seria o lo stesse prendendo in giro.
“Ma quando avrei fatto una cosa del genere, scusa?”
“Vabbè, si sa che è questo che fate.”
“Ma fate chi? Di che parli?”
“Voi. Voi del PD.”
“Ma mi ascolti quando parlo in televisione o mi guardi tra una puntata e l’altra di Forum?”
“Certo che sei veramente stronzo, eh.”
“Ma posso sapere che ti ha preso?”
“Non capite che Renzi sta distruggendo il PD?”
“Ma se alle Europee abbiamo stravinto!”
Le Europee. Mi fai tenerezza. Le elezioni europee non contano un cazzo. Vedrete come cadranno le vostre roccaforti con Renzi al comando. Cadranno tutte come un castello di Lego sotto le zampe di un elefante. Di voi resteranno solo minuscoli pezzettini.”
“No, scusa, fammi capire. Tu mi stai lasciando perché Renzi ti sta sul cazzo?”
“Ti sto lasciando perché mi sta sul cazzo che a te Renzi non stia sul cazzo.”
“Ma ti stai rendendo conto?”
“Come possiamo sopravvivere al ritorno delle destre con Renzi segretario?”
“Fino a mezz’ora fa scopavamo alla grande, ora mi molli per colpa di Renzi. Quale cazzo di malattia mentale hai? Pensavi a Renzi anche prima? No, perché ti avviso: non è normale.”
“Per me è normale pensare alle sorti di questo paese, al destino della sinistra.”
“Tu pensi alle sorti della sinistra mentre scopi? Beh, ma certo. È tutto normalissimo, ci mancherebbe. MA CHE CAZZO DICI?”
“Lo vedi che siamo diversi?”
“Sicuramente, ma menomale. Me no ma le! Sono felice di essere sano di mente.”
“Perderete, ****, perderete. E poi penserete a quale grande enorme gigantesca occasione di cambiare il paese vi sarete lasciati sfuggire.”
Fuori dalla finestra, la città aveva cominciato gradualmente a riaccendersi. La luce sul comodino illuminò la stanza dove si trovavano. Lui guardò lei. Lei guardò lui, poi si guardò i piedi. “Un giorno penserai ad oggi e ti dirai che avevo ragione”, disse. Poi si rivestì.
“Il bello è che ti chiami pure Cassandra! Pazzesco!”, urlò ****, guardandola andare via.

Mentre mandava giù il mezzo bicchiere d’acqua con le aspirine, **** pensò a quel giorno. A Cassandra. Alla sconfitta. Alle cose patetiche che avrebbe dovuto dire, o fare, o scrivere, tipo un tweet con #andiamoavanti. Al fatto che un altro black out l’avrebbe aiutato a non pensare, mentre invece adesso l’elettricità alimentava lo schermo del televisore su cui scorrevano le immagini della Maratona Mentana. La luce verde gli illuminava il volto stanco, sembrava un alieno. Ma era uno di sinistra, nel centrosinistra di oggi. Era un alieno.

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