È stata Grace? O l’Altra Grace?

in Appunti cinefili di

Da qualche giorno è disponibile su Netflix “L’altra Grace” (Alias Grace è il titolo originale), seconda serie tv quest’anno (dopo la pluripremiata The Handmaid’s Tale) ad essere tratta da un romanzo di quella gran testa di Margaret Atwood.
Tutto parte da una storia vera: Grace Marks, giovanissima immigrata irlandese nel Canada vittoriano della prima metà dell’Ottocento, lavora come domestica presso la tenuta di Mr. Kinnear quando viene accusata di aver ucciso proprio Mr. Kinnear e la governante Nancy Montgomery (interpretata da Anna Paquin; remember Flora from Lezioni di Piano di Jane Campion? This is her now, feel old yet?) in collaborazione con lo stalliere. Quest’ultimo viene condannato all’impiccagione, Grace salva la pelle ma finisce prima in manicomio e poi in carcere.
È stata davvero Grace? Quella tenera e indifesa creatura del Signore? Quella diabolica e ingannevole creatura di Satana? Cos’è Grace? Chi è?

Cerchiamo di scoprirlo nel corso di 6 puntate dal ritmo sostenuto, tra continui flashback e l’esperienza di una psicoterapia ante litteram, mentre Grace racconta la sua vita e quello che ricorda – e forse dissimula e forse inventa e forse mescola verità e fantasia – al dottor Simon Jordan, incaricato di scrivere un rapporto che aiuti Grace a ricevere la grazia dal ministro della giustizia Canadese. Grace è bellissima e il dottor Jordan ci mette poco a perdersi nei suoi occhioni blu. Ben presto, Grace diventa per il pionieristico psichiatra un’ossessione.
Inutile continuare a raccontare cosa succede, la serie potete vederla tutta su Netflix, vi basterà una domenica pomeriggio.
Anzi, dovreste vederla. Come dovere morale di spettatori.
Primo, perché è uno stupendo, crudo, doloroso ritratto della donna vittoriana.
Secondo, perché il personaggio di Grace ti entra in testa e non se ne va fino a che non ne verrete a capo, se ne verrete a capo.
Terzo, il personaggio di Grace entra in testa anche grazie ad una strabiliante interprete, Sarah Gadon (non ditele che è la musa di David Cronenberg, perché vi risponderà che Cronenberg è un genio e non ha bisogno di qualcuno che lo ispiri, e secondo me ha ragione), che riesce a mettere in scena un’ipnotica commistione tra morale e anti-morale, tra es e super io, tra celeste e diabolico, tra sano e patologico, tra bene e male.
Grace Marks è esistita davvero, è stata davvero quasi 30 anni in carcere; è stata davvero capace di ciò di cui fu accusata?

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