Italiani, liberi servi

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Il fatto che, nel 2017, centinaia di persone debbano andare a morire lontane dalla loro terra, a causa di un Paese sprovvisto di una legge sul fine vita ed imbrigliato dai dettami di uno stato estero (il Vaticano) è noto. Ma riusciremo mai a progredire?

Qui non si parla di “banali” progressi scientifici o politici, qui si parla di una morale italiana autonoma che riesce a prendere forma. L’Italia è un paese di liberi servi. La pochezza e la miseria del dibattito sulla libertà degli individui di decidere della propria sorte deriva dall’immane potere che tutt’oggi la Chiesa Cattolica detiene nella vita quotidiana italiana.

La tanto decantata religione dell’individuo è in realtà la religione della minorità morale. Impedire alle persone di decidere come e quando terminare un’esistenza resasi invivibile significa non riconoscerle come adulti (minori, appunto). La Chiesa, tramite lo Stato Italiano, tende la mano a noi incapaci di giudizio e privi di morale, traghettandoci in un domani che non ci siamo scelti. Sarà pur arrivato Papa Francesco, ma l’impianto filosofico e politico del Vaticano rimane quello che Ratzinger spiegò bene nella sua opera Fondamenti morali prepolitici di uno stato liberale (2004): senza Dio tutto sarebbe permesso, dunque è legittimo solo ciò che è volontà di Dio; quindi credenti e non credenti devono sottostare alla legge di Dio per vivere una vita ordinata (fidatevi di questa mia estrema sintesi). Ed ovviamente l’araldo della volontà divina (che, ripeto, è legge morale suprema), è la Chiesa di Roma.

La battaglia per riconoscere la libertà delle persone circa la loro vita non è una battaglia tra destra e sinistra, è una battaglia tra illuminismo e ombre. Lo scontro settecentesco, in Italia, infuria ancora. Da una parte l’impenetrabile oscurità di una religione che ritiene moralmente incapaci i non credenti e per questo li controlla attraverso le leggi del loro Stato e dell’altra chi, come un tempo, rivendica la libertà di usare il proprio intelletto senza il controllo altrui (Kant, Risposta alla domanda: Che cos’è l’Illuminismo?, 1784).

È imbarazzante ascoltare il telegiornale e trovarsi davanti Angelino Alfano, Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin, esponenti di un partito che raccoglie poco più dell’1% dei voti, e sentirli ricattare (in odor del più becero dei proporzionali) gli altri partiti ponendo come posta la loro assoluta contrarietà al biotestamento. O meglio ancora il più fine degli statisti, il giusto imperatore di uno Stato di minorità, Matteo Salvini che, con enorme sforzo intellettuale, liquida la faccenda con “Io mi occupo dei vivi e non dei morti”.

Ma quale Paese che non riconosce la razionalità e la libertà dei propri cittadini (anche se, vista l’opinione che ha di essi sarebbe meglio parlare di persone/individui/sudditi) può mai definirsi civile, moderno e democratico?

Il passato, in Italia, tiene sotto scacco non solo il progresso civile e morale del paese, ma la vita di cittadini che vorrebbero solamente viverla e terminarla secondo la loro volontà.

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

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