duemiladiciassette

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Il 2017 è iniziato sotto il segno dell’ansia, Trump entrava in carica e il mondo si trovava governato da un megalomane che beve dodici diet coke al giorno e che ringrazia il riscaldamento globale perché così c’è meno neve da spalare; la gestione della crisi coreana e di quella palestinese sono solo dettagli amari in una tragicommedia imprevedibile.

Quando Macron, passeggiando stile impero galattico per l’esplanade del Louvre, ha soffiato l’Eliseo a Marine Le Pen abbiamo fatto un respiro profondo e rilassato le spalle (sì, anche Orgasmo di Calcutta è un grande evento di quest’anno), ma forse ci siamo lasciati prendere dall’emozione di cercare qualcosa di bello.

In un 2017 debole di passioni, Jeremy Corbyn ha ricolorato la grigia Terza Via di un rosso carico, risvegliando, si spera, una sinistra occidentale in coma profondo.  Altra passione, che si può valutare in tanti modi, è stata quella dei Catalani che hanno sfidato un governo centrale miope ed incapace di comprendere la volontà di un popolo che ha nel sangue l’indipendenza e che si è risvegliata per precisi motivi sociali; dunque vi prego, smettetela di cercare il paragone con il Veneto.

L’altra grande rivoluzione globale è stata quella del #metoo. La si può pensare come si vuole, noi stessi di The Subway Wall ci siamo scagliati contro gli ispettori della sesso-inquisizione alla ricerca di molestatori ovunque, ma si sta tentando di scardinare un sistema di omertà ed ingiustizia che fa male a tutti, sicuramente alle donne, ma anche agli uomini. Una donna, in particolare, penso debba rimanere nel ricordo di questo 2017: Anna Muzychuk. Si è rifiutata di disputare un campionato di scacchi in Arabia Saudita, perché in quel nostro partner strategico e commerciale le donne non sono esseri umani, ma esseri inferiori. Complimenti!

Per Italia è stato l’anno della Reconquista minnitiana della Libia, di un Gentiloni I che non ha veramente soddisfatto nessuno, ma che a sentire il Primo Ministro è stato il miglior governo della storia repubblicana e, perdonatemi, ma anche del disco d’oro ai Baustelle (dovevo trovare qualcosa di veramente positivo).

Purtroppo è stato anche l’anno della tragedia dell’Hotel Rigopiano, che ci siamo dimenticati troppo in fretta. Ci siamo scordati velocemente che i colpevoli non sono stati neve e terremoto, ma uomini, incapaci o criminali. 

Due parole su tre grandi persone che ci hanno lasciato quest’anno; è scomparso Danilo Mainardi, l’uomo che mi aveva insegnato che anche le seppie pensano. Anche Gastone Moschin non solcherà più le scene e qui, a The Subway Wall, ne soffriamo particolarmente. E infine Oliviero Beha non scriverà più, magari molti di voi non lo conoscono, ma è quello che mi ha convinto che scrivere fosse una cosa importante.

Quindi cosa rimane di questo 2017? Rimane un anno che non ha risolto nessun problema del 2016 e in più ne ha creati di nuovi. Ci affacciamo al 2018 pieni di deboli speranze, Kim ha ancora il dito sui missili, l’impeachment di Trump non c’è stato, Putin verrà riconfermato e il 4 marzo andremo a votare già sapendo che non vincerà nessuno (con, però, squadristi in giro per le città); ma va detto che qualcosa di bello è successo, il 17 maggio: è nato The Subway Wall.

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

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