Perché dobbiamo continuare ad amare Piccole Donne

in Appunti letterari di

Potrebbe sembrare anacronistico, nel 2018, celebrare un romanzo così accomodante e lontano nel tempo come Piccole Donne. A pochi giorni dalla messa in onda della miniserie BBC che racconta le vicende delle 4 sorella March, però, mi sono accorta che Piccole Donne è ancora una storia necessaria.

In un’epoca in cui i buoni sentimenti risultano demodé e il cinismo reclama la sua supremazia sul pianeta, leggere dei vezzi di Amy, della temperanza di Meg, della dolcezza di Beth e del coraggio e dell’anticonformismo di Jo ci riconcilia con il mondo. Il possibile effetto Valium di una storia “buona”, in cui le quattro sorelle attendono il ritorno del padre dalla guerra (di Secessione americana) coccolate da una madre dolce e amorevole, nasconde tuttavia, tra le sue pagine, qualcosa di incredibilmente umano e realistico: è inutile rimarcare il fatto che Jo March sia una personaggio essenziale ai fini dell’affezione che il pubblico prova per i romanzi di Louise May Alcott; Jo cambia, si evolve e da ragazza ribelle che rifiuta di diventare donna, alla fine – non solo diviene donna – ma lo fa nel modo forse più triste possibile, con un uomo mestamente piatto, privo degli slanci di spontanea giovinezza e di ardore giovanile che invece caratterizzavano Laurie Lawrence, il ragazzo per cui tutte abbiamo tifato fino alla fine.

L’immedesimazione in Jo, quindi, ha radici ben salde nell’essere donne, nella straordinaria capacità che abbiamo di complicarci la vita, di perdere i treni (metaforici e non), di fare delle nostre ribellioni il nostro ostacolo più grande alla felicità: leggiamo di una Jo felice ma non riusciamo a convincercene del tutto, perché sappiamo che il matrimonio con il professor Bhaer è solo il barattolo dentro il quale Jo decide di rinchiudersi per sfuggire al rimpianto di essersi intestardita nel dire no al suo Laurie, che poi – beffa enorme – diventa suo cognato.

Non dirò che Piccole Donne è un romanzo moderno, una storia attuale, perché non lo è. La vita delle ragazze raccontata dalla Alcott è troppo lontana nel tempo e i costumi sono cambiati così radicalmente che è inevitabile che le nuove generazioni possano sentirsene poco attratte. Però se fumiamo di rabbia quando Amy, per dispetto, dà fuoco alle storie di Jo, se ci agitiamo quando Jo rifiuta l’amore di Laurie, se ci emozioniamo quando il reverendo March torna salvo dalla guerra e se versiamo i lacrimoni quando la mite Beth dice addio ad un mondo in cui ha fatto la comparsa, allora vale ancora la pena leggere una storia conciliante, è vero, ma dai sentimenti ancora così potenti.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*