Transnistria: nuova Crimea?

in Osservatorio Est Europa di

La Moldova è uno dei paesi più poveri d’Europa; schiacciata fra Ucraina e Romania, la sua posizione rimane però strategica per l’equilibrio geopolitico della zona in quanto ennesima pedina nella partita a scacchi fra la Federazione Russa e l’Alleanza Atlantica.

Comprendendone il valore geopolitico, l’Unione Sovietica ne decise i confini a tavolino quando inaugurò la Repubblica Socialista Sovietica Moldova nel 1940, sistemandola lontana dalle sponde del Mar Nero per non favorirne la crescita e unendola alla regione industrializzata della Transnistria, un lembo di terra della ex Ucraina al di là del fiume Nistra, abitato prevalentemente da russi e ucraini, con l’obiettivo di diluire la componente rumena della popolazione. L’abile architettura identitaria operata dall’Unione Sovietica – tecnicamente definita russificazione, processo che prevede l’adozione della cultura russa da parte di comunità non russe – ebbe i primi risultati quando nel 1990 la Transnistria dichiarò la propria indipendenza, a fronte dello scioglimento della Repubblica Socialista Moldova e delle prime discriminazioni nei confronti della minoranza slava.

Il conflitto che ne seguì, con la Repubblica Moldova di Pridniestrov (il nome ufficiale della neonata nazione in Transnistria) e la Russia da un lato e l’asse Moldova-Romania dall’altro, terminò nel 1992 con un “cessate il fuoco”. I lasciti principali del conflitto furono un imponente schieramento di forze militari russe, assieme a contingenti moldovi e transnistriani, e la creazione di una zona demilitarizzata. Sebbene non sia riconosciuta internazionalmente neanche da Mosca, la repubblica separatista ha dichiarato la volontà nel 2014 di entrare a far parte della Federazione Russa, sulla spinta dell’adesione della Crimea.

Minoranza russofona e soprattutto russofila. Check. Ad un passo da una nazione chiave della NATO (la Romania). Check. Vicina di casa della odiata Ucraina. Check, check, check. La Transnistria ha tutte le carte in regola per diventare la prossima Crimea.

Dove si trova la Transnistria?

Dall’altra parte, come braccio della NATO nel Vecchio Continente, l’Unione Europea è sempre stata favorevole ad ampliare i suoi trattati anche alla succursale di Bucarest, Chisinau (capitale della Moldova) che però rimane martoriata da una politica interna corrotta e divisa, indecisa se scegliere i palazzi di vetro di Brussels o le imponenti strutture moscovite. Il suo sistema politico è infatti contrassegnato dalla presenza di due poli, uno russofilo, capeggiato dagli ex dirigenti del partito unico, adesso diviso fra socialisti e comunisti, ed uno eurofilo, sotto il controllo del centro destra liberale, che governa incontrastato dal 2009, e che persegue una politica di riavvicinamento – e di eventuale unificazione – alla Romania. La vittoria alle presidenziali del 2016 del candidato socialista Igor Dodon intacca però la leadership europea, che si vede dunque togliere un tassello fondamentale nella dinamica geopolitica dell’est Europa.

Negli ultimi anni infatti, l’Unione Europea ha stanziato numerosi fondi ed investimenti nella piccola nazione moldava, con l’obiettivo di smuovere l’opinione pubblica e favorire così i governi filoeuropei. Nell’ottobre del 2014, guarda caso alcuni mesi dopo la crisi della Crimea, ha aperto la sede della Europe Investment Bank (EIB), un’organizzazione no profit dell’Unione Europea che fornisce prestiti sia ai governi che alle piccole-medio imprese: dal 2007 ben 586 milioni sono stati concessi in Moldova, distribuiti fra tredici progetti, con l’obiettivo di – e cito l’ex Primo Ministro Leanca – “mostrare al nostro popolo i risultati positivi nella vita delle persone dell’attività dell’EIB”. Una somma cospicua di 50 milioni è stata poi intestata al Governo di Chisinau da parte sempre dell’EIB, per favorire la costruzione di moderne ferrovie statali e infrastrutture interne. Due anni più tardi, nel 2017, al quarto Business Forum in Estonia è stata ufficializzata la cifra di oltre 190,5 milioni di euro devoluti ad oltre 5000 piccole-medio imprese moldave. Di inizio 2018 è anche la notizia che la Federazione Russa ha perso il primato degli investimenti in Moldova, superata dai partner europei a seguito delle sanzioni e degli embarghi che hanno seguito l’occupazione della Crimea.

È dunque evidente l’importanza data alla Moldova dai due principali attori nell’est Europa, consapevoli di poter guadagnare una testa di ponte fondamentale nel più grande conflitto fra la NATO e la Federazione Russa. Un’eventuale referendum – analogo a quello avuto in Crimea nel 2014 – per l’annessione della Transnistria, potrebbe scatenare un’ulteriore conflitto civile fra la Moldova e la piccola repubblica, arrivando nelle prime pagine dei giornali come una vera e propria zona calda dell’est Europa. La presenza di un contingente russo lascia però spazio ad un’ulteriore opzione: la Transnistria potrebbe infatti diventare una merce di scambio tra Russia e Occidente nel caso in cui quest’ultimo o l’Ucraina decidessero di riconoscere la sovranità russa su Sebastopoli.

Se scavi in profondità, se arrivi davvero in fondo, se provi ad ascoltare anche solo con un orecchio, tutti hanno qualcosa da dire. Forse anche io.

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