Cos’è il ‘Voto di Demeny’ e perché ne avremmo bisogno

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Per ‘Voto di Demeny’ si intende un sistema elettorale che consente ad ogni genitore di avere diritto a mezzo voto in più per ogni figlio minorenne (mezzo voto in modo che i due genitori, in totale, esprimano un voto per figlio). Il termine ‘Voto di Demeny’ deriva dal demografo Paul Demeny, il quale nel 1986 teorizza un nuovo sistema di voto con l’obbiettivo di “rendere la politica più sensibile agli interessi delle giovani generazioni”. È una proposta di cui si è dibattuto qualche anno fa in Germania e in Italia ma la questione è rimasta sostanzialmente irrisolta.

Abbiamo sempre pensato di vivere in una società dove tutti sono egualmente rappresentati, ma è veramente così? Secondo chi sostiene questa proposta no: il suffragio universale attuale è un sistema ingiusto, poiché esclude la popolazione più giovane dal poter incidere su decisioni importanti per la loro vita futura. La politica è quindi meno incentivata ad investire sulle nuove generazioni. Gli oppositori ritengono invece che sia un sistema che va contro le norme fondamentali della democrazia perché conferirebbe ad alcuni cittadini il diritto di esprimere più di un voto.

Un problema che ci riguarda da vicino

L’Italia è fra i paesi in Europa che sta invecchiando più velocemente. In termini pratici questo si traduce in una maggiore spesa per il sistema pensionistico e sociosanitario. Gli effetti non sono però solo economici; l’aumento della popolazione anziana si traduce anche in un maggiore peso nelle cabine elettorali. Le conseguenze di questa influenza crescente la stiamo già avvertendo, ancor di più in questo periodo di campagna elettorale. Alzare le pensioni minime a mille euro, abolire a legge Fornero e istituire il ministero della terza età sono solo alcune delle promesse fatte in queste settimane che hanno come obbiettivo il voto degli anziani. E ai giovani chi ci pensa? I giovani di certo non sono al momento fra le priorità nell’agenda elettorale. E se la politica si disinteressa ai giovani, i giovani si disinteressano alla politica.

Un paese che non investe nel futuro

La diseguaglianza generazionale in Europa (if.org)

In Italia gli anziani sono più ricchi e ricevono più risorse dei giovani. Spendiamo ogni anno oltre 260 miliardi di euro per le pensioni, circa il 28% della spesa pubblica, in Europa secondi solo alla Grecia. Per ogni euro speso per giovani e famiglie si spendono 10,58 euro in pensioni e sanità per anziani. La popolazione compresa fra i 18 e i 34 anni è due volte e mezzo più povera della popolazione over 65. Non a caso, secondo una stima stilata da Intergenerational fundation, che tiene conto di investimenti sull’istruzione, del debito pubblico e della spesa per le pensioni, l’Italia è penultima in Europa per diseguaglianza generazionale.

L’attuale sistema politico è incentivato a proteggere gli interessi di chi vota oggi, anche attraverso politiche insostenibili che ricadranno sulle generazioni di domani. Secondo le stime dell’Ocse chi inizia a lavorare ora andrà in pensione a 71 anni, a fronte dei 65 di chi si ritira oggi dal proprio impiego. In buona parte a causa di anni di accumulo di debito pubblico. Il ‘Voto di Demeny’ è un sistema che potrebbe aiutare a riequilibrare la rappresentanza della popolazione più giovane incentivando così la politica ad attuare misure di investimento nel lungo termine.

Più benefici che rischi

Si potrebbe controbattere che questo sistema di voto è antidemocratico poiché riconosce ad alcune persone la possibilità di esprimere più di un voto e che i figli potrebbero avere una opinione politica diversa dai propri genitori. Tuttavia, secondo molti già ora permettiamo ai genitori di fare autonomamente scelte fondamentali per i propri figli: perché allora non dargli la facoltà di votare chi secondo loro gli garantirebbe un futuro migliore? Consentendo inoltre una rappresentanza veramente universale.

Sono diversi gli accademici che si sono appellati alla classe politica per introdurre il ‘Voto di Demeny’. La situazione attuale permette ad una grossa fetta di popolazione di influire in modo considerevole su scelte di cui non subirà le conseguenze. La proposta fatta da Paul Demeny può invece garantire rappresentanza a chi le conseguenze di queste scelte le dovrà subire. Come dice lo stesso demografo, porterebbe il sistema politico “ad essere più sensibile agli interessi delle nuove generazioni”, incentivando investimenti non solo per il presente ma anche per il futuro.

2 Comments

  1. la votazione alla Demeny ha
    Lo scopo di rafforzare l’influenza Delle famiglie con figli nel sistema politico e di quindi nelle scelte economiche e sociali.
    Ma la possibilità di dare ai genitori un mezzo voto in più per ogni figlio, non comporta come conseguenza diretta quella di favorire politiche per i giovani , in quanto i genitori possono dare la preferenza a partiti che non sostengono politiche per i diritti socio-economici dei minori.
    Ritengo che il diritto di voto e quindi di esprimere la propria volontà politica non possa essere delegato. I diritti dei minori ad una società rappresentativa dei loro interessi ed adeguata alle loro necessità devono essere esercitati attraverso le forze politiche che hanno nel loro programma questi obiettivi. Se queste forze politiche non ci sono, organizziamoci e lavoriamo per i nostri figli e nipoti

  2. La proposta mi sembra degna di riflessione, mi domando se i genitori siano pronti a rappresentare gli interessi dei propri figli minori. Dalla cronaca di queste ultime settimane emergono atteggiamenti genitoriali non in linea con il rispetto civico e della costituzione italiana. Non sono convinta fino in fondo che il voto per i figli minori sia proporzionale all’aumento di attenzione sulle politiche giovanili, però mi impegno a documentarmi e ad approfondire.
    Donatella

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