Sulle tasse i partiti non sanno cosa dicono

in Politica/Politiche 2018 di

Le promesse elettorali di ogni parte politica si scontrano necessariamente con un ostacolo: le coperture finanziarie. Ovvero dove si prendono i soldi per mantenere quelle costose promesse?

A questa obiezione la risposta onnipresente è “lotta più efficiente all’evasione fiscale”.

Che il nostro Paese sia fiscalmente infedele e vanti una spropositata evasione delle imposte non è un segreto per nessuno. Ma quali sono le cause? E sono davvero così facili da estirpare?

La Confcommercio, ne “Le determinanti dell’evasione fiscale: un’analisi regionale” del luglio 2017, indica quattro cause principali:

  1. l’eccessiva pressione fiscale,
  2. la scarsità dei mezzi di deterrenza,
  3. la percezione negativa delle prestazioni pubbliche che influisce sul senso civico dei cittadini,
  4. la difficoltà burocratiche nel pagare le tasse.

Con riguardo al primo punto, tutti i politici in coro piangono sull’eccessiva pressione fiscale in questo Paese, ma ben pochi citano dati aggiornati: la pressione fiscale (rapporto entrate fiscali/PIL)  in Italia è al 42,3%. Se però togliamo dal PIL “il nero”, viene fuori che sui contribuenti onesti la pressione arriva al 50%, facendo schizzare l’Italia al primo posto tra le economie avanzate.

È sotto gli occhi di tutti che il pagare troppo incentiva i metodi per eludere quel pagamento.

Anche con riguardo alla deterrenza il panorama è tutt’altro che roseo.

Utilizzando quali indici la giacenza dei procedimenti giudiziari e la diffusione dei controlli delle imprese (con  riguardo soprattutto al lavoro sommerso), in primo luogo emerge che nessuna regione ha raggiunto il punteggio pieno, con buona pace dei cantori dell’efficienza Padana. In secondo luogo, se è vero che complessivamente c’è stato un miglioramento, esistono veri e propri buchi neri in cui la situazione è addirittura peggiorata quali Campania, Molise e Umbria.

Focalizzandosi poi sulla percezione che i cittadini hanno delle prestazioni offerte dalla pubblica amministrazione, Confcommercio ha rilevato che in una scala da 0 (massima sfiducia) a 1 (massima fiducia), la percezione media in Italia della qualità dei servizi offerti è 0,55, con un discreto punteggio a Nord e un pessimo punteggio a sud.

Con riguardo poi alla facilità con cui un onesto contribuente riesce ad adempiere ai propri obblighi fiscali, neanche sotto questo profilo la situazione è buona. Confcommercio ha utilizzato quale indicatore la presenza, regione per regione, di servizi interattivi per pagare le tasse. Utilizzando sempre una scala da 0 (massima difficoltà) a 1 (massima facilità), facendo una media di tutte le regioni l’Italia ottiene un poco edificante 0,34. Resta comunque il dato che, ancora una volta, l’Italia è un Paese spaccato in due  in cui, comunque, nessuno ottiene il punteggio massimo.

A questi freddi dati che forniscono il ritratto di un Paese dall’alta tassazione ma comunque inefficiente, in cui si puniscono poco i furbetti e si complica la vita agli onesti, si aggiunge una componente che potremmo definire “psicologica” e “storica”.

L’Italia è storicamente, basata sulla piccola/media impresa e sul lavoro autonomo. Alessandro Santoro ne “L’evasione fiscale”, citando a sua volta le ricerche dell’economista Joel Slemrod, rileva che, secondo la psicologia economica, nei lavoratori autonomi e negli imprenditori è maggiore la propensione all’evasione in quanto tali soggetti ricevono un reddito lordo da cui devono sottrarre le imposte (e, aggiungerei, hanno dunque maggior possibilità di evadere). Il tutto sarebbe acuito maggiormente nelle piccole e micro imprese, in quanto la contabilità è tenuta da poche persone, spesso legate da rapporti di sangue o comunque di stretta fiducia.

Alla luce di questa veloce analisi, appare chiaro che una risposta semplicistica tipo “maggiore lotta all’evasione fiscale” ha poco senso. Un giornalismo degno di questo nome dovrebbe indagare sul come. Posto che molte cause sono così radicate da necessitare di un intervento di medio/lungo termine.

E, sullo sfondo, la triste consapevolezza che esistono come sempre due Italie.

Laureato in giurisprudenza con una grande passione per l'attualità e l'analisi politica. Consumatore vorace di film, serie tv, libri e fumetti

1 Comment

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*