Perché vincerà l’astensione

in Politica/Politiche 2018 di

Nella lotta politica il vero vincitore sarà l’astensionismo galoppante che non si schiera con nessun partito presente sulla scena nazionale.

Nell’arena politica dove ogni giorno i partiti in competizione tra loro, PD – M5S – Forza Italia e così via, si sfidano a colpi di promesse elettorali, anche il famigerato partito ombra osserva latente ed impassibile ciò che accade senza prendere parte al gioco. Non si parla dell’inglese Shadow Cabinet, l’istituzione politica guidata dall’opposizione britannica che gioca un importante ruolo di controllo all’interno della House of Parliament. Infatti in Italia è ben diverso perché laddove si fa riferimento al partito ombra ci si rifà a quella larga percentuale di cittadini che volontariamente non assumeranno una posizione alle prossime, ormai vicine, elezioni legislative di marzo.

Si è arrivati a parlare addirittura di partito, anche se solo in senso metaforico, perché i dati registrano una percentuale che si aggira intorno al 30% di coloro i quali il 4 marzo non si recheranno alle urne per votare. Sarà, dunque, un vero partito, quello dell’astensione, che avrà un peso importante sugli exit poll.

Tuttavia bisogna interrogarsi sulle ragioni di un tale astensionismo il quale è accresciuto nell’ultimo decennio, mostrando un disinteresse crescente dei cittadini nei confronti della politica. Proveremo a capirne i motivi partendo dall’interrogativo opposto, ovvero cercando di capire perché si vota e cosa spinge un cittadino ad essere un elettore anziché buttarsi a capofitto sulle ragioni per le quali un cittadino non dovrebbe votare e sulle eventuali falle del sistema politico che hanno creato un alone intorno a sé.

Anthony Downs, politologo statunitense, nell’opera “Teoria economica della Democrazia” scritta alla fine degli anni cinquanta, ha individuato un legame tra politica ed economia secondo il quale un agente razionale, cioè efficiente, sceglierebbe in base ai propri fini, ovvero alle proprie preferenze. Di conseguenza si cerca di assumere quel comportamento che massimizzerebbe i benefici riducendo i costi di tale scelta. Se si votasse realmente in base al criterio costi/benefici probabilmente nessuno voterebbe più. Dunque bisogna cercare di capire cosa porta realmente un individuo a votare in  un sistema dove i costi, in termini economici ma anche morali, superano i benefici e ad andare oltre questa logica razionale.

Da un punto di vista sociologico votare significa esprimere un’opinione all’interno di una collettività partecipando alla scelta dei rappresentanti politici o ad una decisione più generale. E’ un atto che implica dei risultati concreti che, la maggior parte delle volte, riguardano tutti, anche coloro che non hanno preso parte alla votazione.

Secondo altre correnti di pensiero invece una votazione non sarebbe altro che una scelta tra diverse alternative poiché per esprimere le proprie idee ci vorrebbero ore, come sostenuto dal francese Patrick Lehingue, professore di scienze politiche dell’università Jules-Verne in Piccardia, nell’opera “Le vote: approches sociologiques de l’institution et des comportements électoraux”, La Découverte 2011.

Ad ogni modo, che si tratti dell’espressione di un’opinione o di una scelta tra alternative, votare rappresenta la realizzazione dell’integrazione sociale di ognuno. Dietro questo gesto risiede  la volontà, a volte inconscia e per questo si parla di manifestazione latente (Robert Merton), di sentirsi parte di una comunità.

Votare è quasi ritualistico poiché si compiono sempre gli stessi gesti, partendo dall’informazione volontaria durante i trenta giorni di campagna elettorale arrivando fino al pellegrinaggio alle urne, dove gli elettori ripetono sempre gli stessi comportamenti a tal punto che chi ha votato almeno una volta non ha bisogno di spiegazioni alle elezioni successive. E’ un’azione semplice, quasi elementare, eppure richiede consapevolezza ed informazione.

Allora perché l’onda astensionista è così elevata da far paura persino al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella? Irruente e imperante travolge ogni partito, e ci si domanda da chi sia solcata realmente. I surfisti dell’antipolitica sono persone che non credono più nei programmi elettorali, considerati ripetitivi, già visti e vissuti, che non si attueranno mai in azioni concrete e valide. Sono cittadini che si sentono distanti da questo ambiente perché considerano i politici come dei professionisti che agiscono nel proprio interesse. Non possiamo nemmeno più parlare di un voto di protesta che serve da monito per far capire l’inadeguatezza di alcune proposte, ma si assiste proprio ad una progressiva indifferenza che aleggia nel popolo, soprattutto tra i giovani.

Infatti se da un lato si recrimina alla politica di interessarsi poco ai giovani (vedi il lavoro, l’educazione) dall’altro anch’essi non fanno molto per integrarvisi poiché accettano passivamente tutto ciò che discende da questo iperuranio politico, percependolo quindi come un mondo distante da loro. In realtà per farne parte basterebbe un maggior livello di informazione e di fiducia. D’altronde non si possono guardare le istituzioni sempre con diffidenza.

Tuttavia è giusto ricordare che l’indifferenza non è nata all’improvviso. E’ per questo che non va dimenticato che gli astensionisti non lo sono sempre stati, spesso si tratta di ex elettori, oggi delusi, che diffidano delle capacità della politica di agire sulla vita di tutti i giorni. Sono ex elettori che non credono più nel cambiamento perché è visto come utopico e irraggiungibile e, non percependolo nell’immediato, rinunciano anche ad un cambiamento futuro. In fin dei conti un cittadino non chiede altro che piccoli cambiamenti tempestivi.

Per di più proprio durante quest’ultima campagna elettorale, nonché il nostro caso di analisi, si può notare come sia difficile orientarsi in un mare di promesse e schierarsi dalla parte di un partito. E’ nato un vero scontro verbale che si gioca sulla capacità di disquisire e sull’attacco reciproco. I leader dei maggior partiti italiani, oggigiorno, si fronteggiano, ognuno, ponendosi come principale obiettivo quello di vincere sull’altro trasformando l’arena politica in un ring da combattimento. Così facendo sono andati perduti i valori che reggono il vero spirito politico, gli ideali che un tempo facevano palpitare gli uomini più engagés, impegnati, perciò se è questa la scena che viene offerta è spontaneo pensare che i cittadini, privati di stimoli e posti di fronte ad un panorama troppo mediatizzato, non andranno a votare.

Se si continuerà su questa linea il premio di maggioranza lo vincerà proprio il partito ombra, il partito dell’indifferenza generalizzata che sta conquistando la scena italiana e non solo, poiché l’astensionismo è un fenomeno diffuso a livello europeo. E’ sufficiente osservare i dati dell’AFP (Agence France Presse) i quali mostrano l’elevato astensionismo degli Stati membri dell’UE registrato alle ultime elezioni europee del 2014, riportando l’87% degli astenuti in Slovacchia. Numeri da capogiro eppure reali,  dunque non solo fuga di cervelli, ma anche dalle urne.

(AFP, Agence France Presse. Plateforme de l’info)

Giunti alla conclusione è giusto domandarsi cosa è realmente in declino: l’informazione? La politica stessa? Oppure è meglio chiedersi cosa è in crescita: la povertà? Le disuguaglianze? Le quali allontanano progressivamente i cittadini dalla pura politica, perché i bisogni ai quali devono far fronte sono altri.

Studentessa di Scienze internazionali e diplomatiche, appassionata di Letteratura e Politica. "Solo l'amare, solo il conoscere conta, non l'aver amato, non l'aver conosciuto." Pasolini lo metto al primo posto.

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