La nostra intervista ad Antonio Razzi

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Prefazione all’intervista
The Subway Wall è un progetto di analisi politica, sociale e culturale… quindi perché mai intervistare Antonio Razzi che è esattamente il contrario di tutto questo? Perché anche lui, ahinoi, è politica. Tra vitalizi e imitazioni di Crozza è diventato uno dei simboli di questa Seconda Repubblica ed ora che per la prima volta non lo rivedremo in Parlamento, abbiamo pensato di farci dire addio con le sue solite sempre semplici soluzioni a problemi, come quello coreano, che richiederebbero qualcosa in più che una manifestazione musicale.
Nicolò, Elia e Daniele

Abbiamo intervistato Antonio Razzi, senatore di Forza Italia. Figura spesso dibattuta per via delle sue affermazioni riguardanti Corea del Nord e vitalizi. Il senatore Razzi viene eletto per la prima volta in parlamento nel 2006 nella circoscrizione estero con Italia dei Valori, nel 2011 è poi confluito nella galassia di centro destra. Tuttavia, non è stato ricandidato per le elezioni del 4 marzo.

Per la prima volta dopo oltre 10 anni di servizio parlamentare non è stato ricandidato. Quali sono i suoi progetti per il futuro?

“Fra alcuni giorni compio 70 anni, farò finalmente felice mia moglie andando in pensione. I primi di novembre ho anche pubblicato un libro intitolato ‘Un senatore possibile’, ora in tutte le librerie”.

Quindi esclude la possibilità di ricandidarsi per ruoli istituzionali?

“Io sono sempre a disposizione, aiutare il prossimo è la mia vocazione. Da quando mi sono trasferito in Svizzera ho sempre cercato di aiutare famiglie in difficoltà e persone bisognose. Ad esempio recentemente ho realizzato la canzone ‘ Famme Cantà’ per raccogliere i fondi necessari a pagare le cure di un ragazzo rimasto paralizzato”.

Qual è il suo pronostico per queste elezioni?

“Sicuramente vincerà il centrodestra, poi se reggerà l’alleanza è un punto interrogativo. Non escludo l’opzione larghe intese fra Partito Democratico e Forza Italia, ma nemmeno l’ipotesi di un ritorno alle urne in meno di un anno”.

 La coalizione di centro destra, sta assumendo toni sempre più accesi, in particolare nei confronti dei migranti. Secondo lei non sarebbe meglio assumere una dialettica più moderata?

“Sicuramente bisognerebbe parlare con più eleganza, le cose si possono dire con tranquillità. Naturalmente la sicurezza è un tema importante, nel concreto andrebbero devolute più risorse alle forze dell’ordine”.

L’ascesa dei 5 stelle la preoccupa?

“Preoccupato fino ad un certo punto. Adesso non sono più la squadra di ragazzini inesperti, questa legislatura li ha aiutati a farsi le ossa. Inoltre, hanno ingaggiato personalità più competenti. Ciò nonostante sicuramente non vinceranno queste elezioni, magari tra 5 anni potrebbero addirittura puntare a governare il paese”.

Qualche giorno fa alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di PyeongChang, gli atleti di Nord e Sud Corea hanno sfilato uniti sotto un’unica bandiera. Secondo lei questa è la strategia giusta per risolvere la questione nordcoreana?

“Sicuramente si. Lo dico da anni, ma parlo ai muri: lo sport crea aggregazione e pace. La via del dialogo risolve quasi tutti i conflitti. Qualsiasi manifestazione sportiva o musicale può essere d’aiuto”.

Che messaggio vorrebbe inviare ai giovani che si approcciano al voto in un periodo di crescente astensionismo?

“I giovani devono rimanere loro stessi e votare secondo ciò che gli dice il cuore. È importante che votino ma non si può obbligare nessuno, avranno tempo per imparare”.

Intervista di Michele Grassi e Lorenzo Balbo

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