Un po’ di chiarezza sulla violenza politica, vi va?

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Facciamo un po’ di chiarezza sul tema della violenza politica, vi va? Perché dopo la notizia del militante di Forza Nuova pestato da sei persone a Palermo e dell’attivista di Potere al Popolo accoltellato a Perugia sembra che si sia perso il lume della ragione. Un ritorno così prepotente della violenza nella scena politica dopo più di trent’anni dalla fine degli anni di piombo ha scatenato il panico in gran parte della popolazione, soprattutto tra coloro che potremmo definire “moderati”, che come ben sappiamo in Italia sono stati spesso determinanti per le sorti del Paese.

Nel pieno di questa isteria collettiva a fianco delle condivisibili dichiarazioni di condanna della violenza si sono sentite assurde ed inquietanti prese di posizione secondo cui i due fatti di cronaca sono sostanzialmente simili, atti di violenza da parte di gruppi politici estremisti gli uni contro gli altri. Con un colpo di spugna sono stati rimossi dal dibattito gli innumerevoli precedenti della violenza squadrista contro persone la cui unica colpa era essere immigrati o simpatizzanti di sinistra. Il ripudio (su cui è fondata la nostra Repubblica) dell’idea fascista di società, che attraverso il pensiero unico, l’esaltazione del militarismo e della guerra, il maschilismo e la mortificazione della donna, il razzismo e il disprezzo verso i più deboli esercita forme di violenza infinitamente maggiori e più gravi della sola, detestabile, violenza politica. Tutto ciò è completamente sparito dal radar, quasi nessuno ha il coraggio di dire chiaramente che l’aggressione agli attivisti perugini di PaP è decisamente più grave, criminale e spaventosa del pestaggio di Palermo. Cerchiamo, passo dopo passo, di capire perché.

Quanto successo a Palermo è stata una forma di resistenza all’arrivo in città del criminale fascista Roberto Fiore. Prima di procedere oltre nella valutazione è bene avere chiaro il personaggio e la sua storia: Roberto Fiore, leader del partito neofascista Forza Nuova, che esprime e rivendica con orgoglio una serie di posizioni xenofobe, antisemite, omofobe, revisioniste e chi più ne ha più ne metta. Ma soprattutto condannato in via definitiva per il coinvolgimento nella strage di Bologna del 1980 e mai arrestato perché fuggito in Inghilterra nello stesso anno poco prima la strage e tornato quasi vent’anni dopo con un bel po’ di soldi in più e una faccia ripulita. Questo articolo dell’Espresso di qualche mese fa contiene molti altri inquietanti aneddoti sul suo conto, mentre taluni “democratici DOC” starnazzano sul diritto del terrorista di avere il suo spazio nel gioco democratico.

Dunque, Fiore era in arrivo a Palermo e l’aggressione a Ursino (il militante di FN, altro picchiatore più volte arrestato per aggressioni e rapine ai danni di stranieri) è stata rivendicata da un anonimo gruppo di antifascisti come parte della lotta per fermare l’avanzata fascista sul territorio palermitano. È chiaro che questo metodo di lotta è sbagliato e non può essere condiviso: la violenza crea solo altra violenza, chi non lo riconosce è ingenuo o in malafede. Nel giudicare il pestaggio però entra in gioco il contesto, ovvero un quartiere che per anni ha subito le vessazioni di Ursino, ovvero dei militanti di sinistra che per anni hanno assistito a violenza e intimidazioni, il tutto nel silenzio assordante dello Stato italiano, che nulla ha fatto e sta facendo per limitare il diffondersi di queste pericolose associazioni. E nello scontro politico se una parte infrange le regole e l’arbitro non fa nulla per punirla, purtroppo l’altra parte non può fare molto se non infrangere anch’essa le regole.

Al contrario, quanto successo a Perugia è la dimostrazione vivente del motivo per cui è necessario continuare a lottare contro il fascismo: l’intimidazione contro le forze politiche che non legittimano lo squadrismo di questi movimenti è tristemente tipico dei fascisti vecchi e nuovi. Se non fosse già chiaro che non si tratta di rimpallo di colpi tra estremisti a dimostrarlo è un’altra aggressione di stampo fascista avvenuta questa volta ai danni un attivista di Liberi e Uguali, a Pioltello. L’aggressore sembra essere in questo caso un militante di Casapound, altro movimento neofascista che oggi, in questo clima di sdoganamento del razzismo e di forme politiche da tempo considerate illegittime, sta guadagnando popolarità, arrivando a percentuali da brivido in alcune zone del Paese (8% a Lucca alle comunali nel 2017).

I dati fino a qui presentati dovrebbero essere sufficienti a chiudere il quadro: oggi gli attacchi fascisti sono un pericolo democratico perché potenzialmente diretti a tutti coloro che non accettano le istanze antidemocratiche e soprattutto illegittime (in quanto negano i principi della nostra Costituzione) che questi movimenti portano avanti. La violenza “da sinistra” è un fenomeno completamente diverso, estremamente più limitato e che soprattutto emerge solo ed unicamente in un’ottica di scontro con le forze illegittime di cui sopra, dal momento che queste nel tessuto sociale hanno fatto da padrone per anni con metodi estremamente violenti e lo Stato non era mai intervenuto a fermarle definitivamente.

Questa campagna elettorale è agli sgoccioli e ha riportato alla luce delle tensioni che si pensava essere morte e sepolte. Quali che siano i risultati del voto di domenica, è ormai una chiara necessità chiudere tutte le organizzazioni neofasciste e che hanno il fascismo tra i propri riferimenti culturali. Senza ipocrisie. Senza banali relativismi. Con la determinazione che si addice ad uno Stato democratico e sovrano.

Studio Scienze Politiche a Bologna, ma sono nato nelle lande nebbiose della Lombardia. Wittgenstein e Nanni Moretti mi hanno insegnato l'importanza delle parole, perciò scrivo.

1 Comment

  1. Non si può fare antifascismo con metodi fascisti. Metodi fascisti sono violenza, intimidazione, minacce: sopraffazione anche fisica; credevo che la mia generazione avesse “relegato per sempre i fascisti nelle fogne”. Mi sbagliavo. Occorre, come diceva Gramsci, “denunciare, denunciare, denunciare” perché, come diceva Carlo Cattaneo che citava Machiavelli, “se un popolo vuol mantenere la propria libertà, ciascheduno deve tenerci sopra le mani”. (Mi scuso per l’eccesso di storicismo)

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