Arrivederci Sinistra

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La Sinistra in Italia non è morta ieri notte, ma solo ora ne abbiamo davvero visto il cadavere. Un cadavere dal volto tumefatto e irriconoscibile, impietosamente martoriato dai suoi assassini. E quegli assassini siamo noi, militanti, elettori, antifascisti e dirigenti di Sinistra.

Abbiamo atteso, siamo stati inermi a guardare i nostri valori venir strappati a viva forza come carne dalle ossa.

Quello che si fregiava di essere “l’erede del Partito Comunista” ha sputato sull’intera storia del comunismo italiano, gettando le foto di Berlinguer o usandole come sfondo dei discorsi di personaggi come Casini. Abbiamo lasciato fare a Matteo Renzi che lentamente ci ha insegnato che il lavoro e l’uguaglianza non erano ciò per cui dovevamo combattere. Ci siamo sentiti dire che i sindacati e i diritti del lavoro erano il male, che la crisi era colpa di chi voleva diritti e siamo stati zitti, ancora convinti che tutto sommato fosse il male minore.

Qualcuno per evitare di continuare a farsi sbranare se ne è andato, inciampando in una palude ancor più buia.

Liberi e Uguali è nato pieno di ideali ma vuoto di senso. Agli occhi delle persone è apparso più come una scialuppa di rabbiosi naufraghi aggrappati gli uni agli altri con le unghie ben ficcate nella carne; una scialuppa con un capitano che aveva paura del mare, Pietro Grasso.

La sinistra non è morta per colpa della stupidità degli italiani come non ha mai vinto per il genio degli stessi. La sinistra si è suicidata e su quel cadavere stanno banchettando gli avvoltoi della paura, le destre.

Qualcuno in queste ore ha scritto che questo è il trend delle democrazie occidentali e quindi non è colpa nostra, ma di un generale riflusso verso destra. Continuare a canticchiarci in testa questa fola magari ci consentirà di addormentarci questa notte, ma ad ogni risveglio sarà sempre peggio.

Abbattiamo queste macerie e ricostruiamo a partire dalle fondamenta. La sinistra è morta, ma la nostra battaglia no. Da oggi i diritti, l’uguaglianza, l’Unione Europea, lo stato e la giustizia sociali saranno ancora meno presenti nei palazzi di Roma; sostituiti dal razzismo, dalla xenofobia, dal filo spinato dei confini e dalla disuguaglianza, valori di chi non guarda a chi soffre.

Abbiamo lasciato che i nostri fallimenti ed errori andassero a rinforzare le fila degli scontenti, dei delusi e degli incazzati. Abbiamo lasciato che un Movimento nato dal vaffanculo diventasse la prima forza del Paese. E lo abbiamo fatto cancellando l’Articolo 18 e candidando ancora una volta Massimo D’Alema a Nardò.

Cosa resta da fare?

L’unica cosa da fare è accettare questa sconfitta né commiserandosi né cercando scappatoie, ma rimboccandosi le maniche. Ripartire dalle periferie, dalle fabbriche, dalle scuole e dalle campagne smettendola di rifugiarsi nei circoli dei Parioli o nei cocktail bar. La sinistra è dove c’è bisogno di speranze; e se riusciremo a riunirci, a ritrovare ciò che siamo e ritornare a parlare al nostro popolo sappiamo bene che nulla può la paura davanti alle idee.

Sigaretta o penna nella mia destra sono fiero del mio sognare e del mio scrivere. Sogno di cambiare il mondo, ma forse gli articoli, nel bene o nel male, me li scrive il gatto.

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